23 ottobre 2019
Aggiornato 14:00

Meloni: Nel centrodestra servono chiarezza e coerenza

Il presidente di Fratelli d'Italia si dice convinto che non c'è spazio nel centrodestra per gli inciuci di Angelino Alfano né per le posizioni ambigue di Silvio Berlusconi e del suo nuovo «uomo» Stefano Parisi

ROMA – Giorgia Meloni torna a parlare di leader e centrodestra e lo fa alla luce degli ultimissimi sviluppi che vedrebbero l'ex candidato a sindaco di Milano, Stefano Parisi, investito del ruolo di «riformatore» di Forza Italia proprio da Silvio Berlusconi. La Meloni, in un'intervista rilasciata a La Stampa, non si sbilancia a commentare i panni sporchi interni al partito dell'ex Cav, ma non le manda a dire quando c'è da giudicare un Parisi pronto ad assecondare Matteo Renzi: «Il problema è un altro: Parisi è funzionale ad un governo Renzi bis in caso di vittoria del No al referendum? Certamente un governo di unità nazionale non avrà i nostri voti».

Parisi dialoga con Renzi
Giorgia Meloni si dice convinta che una nuova legge elettorale sarebbe la strada migliore per mettere un punto alla questione. Se Renzi fosse stato uomo di Stato avrebbe già convocato un tavolo per discutere e approvare in Parlamento un nuovo sistema elettorale in caso di vittoria del «No»: «Sarebbe una clausola di salvaguardia che eviterebbe i laboratori politici dentro i Palazzi. Tutto si può fare tranne esperimenti di Partito della Nazione», spiega Meloni. Berlusconi starebbe già pensando al dopo referendum e a confermarlo sono proprio le parole di Stefano Parisi secondo cui, in caso di vittoria del «No», Renzi dovrebbe restare al suo posto. «Come la pensa Berlusconi non lo so: non ci parlo da quando ha deciso di sostenere Marchini a Roma», spiega la leader di FdI, che, invece, tiene d'occhio proprio il nuovo «uomo» di Silvio: «La figura di Parisi è quella più dialogante con Renzi nella prospettiva che Renzi non sia autosufficiente dopo il referendum».

Alfano: l'uomo degli inciuci
Ma non è solo Parisi a suscitare perplessità rispetto all'ipotesi di un centrodestra vicino (decisamente troppo) a Renzi: anche il nuovo protagonismo di Alfano è un sintomo di questa prospettiva. «Alfano confonde la parola moderati con inciucisti. Per lui essere moderati significa farsi eleggere da una parte e poi andare al governo con quella avversa», spiega ancora Meloni. La coerenza, che è il valore aggiunto della politica di oggi, non rientrerebbe affatto tra le qualità del ministro dell'Interno: «Basta ammucchiate: non siamo disponibili e non lo sono più i cittadini». E ad avallare l'idea della Meloni si ripresenta sempre l'esperienza romana: «Puoi stipare tutti i pezzi che vuoi, mettere insieme Marchini e Storace, ma la gente non ti vota. Io sono da sola ho preso più del doppio di Marchini».

Il centrodestra faccia chiarezza
C'è possibilità, dunque, che il centrodestra rinasca? Per la Meloni il ragionamento è semplice: innanzitutto Parisi non otterrebbe i voti di FdI, se volesse andare al governo con Renzi; poi Silvio Berlusconi dovrebbe chiarire la sua posizione in merito all'eventualità di un Renzi-bis; infine il centrodestra deve avere programmi coerenti su Europa, banche, immigrazione. È importante comprendere anche come il la coalizione abbia intenzione di scegliere la sua classe dirigente: «Ci vogliono le primarie perché non si può fare che arriva uno e dice «io sono il capo»». Parisi da che parte sta?