Un sistema di accoglienza duplice che non funziona

Migranti, il piano di Alfano per fronteggiare l'emergenza dei Comuni al collasso

Una sorta di Daspo dei migranti, che tenga lontano dalle città i criminali con precedenti pericolosi, ma potenziando contemporaneamente lo Sprar, il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati.

ROMA - Una sorta di Daspo dei migranti, «che tenga lontano dalle città i criminali con precedenti pericolosi», ma potenziando contemporaneamente lo Sprar, il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati, in vigore dal 2015 solo su base volontaria. Per arginare l'emergenza immigrazione Angelino Alfano starebbe studiando un decreto, da votare appena dopo Ferragosto alla ripresa dei lavori parlamentari, per ridefinire il modello italiano di gestione dei flussi. Tre i punti cardine su cui si baserebbe questa nuova linea: una distribuzione più equa, con una media di 3 ogni mille abitanti, nuove assunzioni nei Comuni e più soldi in cassa. Tutto questo con un allentamento del Patto di Stabilità. Obiettivo: migliorare la gestione e l'integrazione di chi arriva nel nostro Paese, rendendo sostenibile l'azione dei Comuni che accolgono.

Come funzionerebbe il nuovo meccanismo
Ora, su 135 mila rifugiati accolti in Italia, di cui 11.067 solo in Veneto, 101mila sono nei centri di accoglienza, 14mila negli hotspot e solo 20mila nello Sprar. Ad oggi i Comuni che aderiscono allo Sprar sono infatti solo 800: il meccanismo a cui sta lavorando il ministro dell'Interno consentirebbe, a chi si aggiunge, una deroga al divieto di assunzioni. I Comuni potrebbero cioè reclutare nuovo personale, italiano, da impiegare nei progetti di assistenza ai migranti. Inoltre, potrebbero beneficiare di 50 centesimi in più a migrante per spese generali, quota che verrebbe detratta dai 2,50 euro al giorno attualmente previsti per le spese più piccole dei rifugiati. Fino a questo momento i Comuni che partecipano allo Sprar non ricevevano somme per spese generali a fondo perduto.

Il problema italiano: un sistema di accoglienza duplice che non funziona
Oggi gli enti locali non ce la fanno più. L'accusa arriva soprattutto dal governatore leghista del Veneto Luca Zaia, secondo cui con 10.576 immigrati sul territorio «il punto di rottura è stato raggiunto: abbiamo dato con i 514mila stranieri regolari che il Veneto ha accolto negli anni e con questi 10.576 immigrati ospitati, due terzi dei quali in realtà sono finti profughi. Ora basta». Il problema italiano è sempre lo stesso: il nostro sistema di accoglienza è duplice. Da una parte c'è appunto lo Sprar, che permette di monitorare sempre chi arriva, ma che funziona solo come seconda accoglienza. Mentre l'emergenza è gestita dai prefetti attraverso strutture temporanee e centri di prima accoglienza: un meccanismo che offre grande discrezionalità ai prefetti, che, se ritengono, possono decidere l'invio di rifugiati in una città senza chiedere il permesso.

Cos'è lo Sprar che si vuole potenziare
I migranti aumentano, molti Comuni sono vicini al collasso, e i dati fotografati dall'Atlante Sprar 2015, presentato da Anci e Cittalia, sembrano confermare che lo Sprar è un sistema piuttosto efficace. Nel 2015 ha dato assistenza a 29.761 persone, su 21.613 posti disponibili. Circa 800 i Comuni coinvolti, 430 i progetti. I migranti coinvolti, l'88% uomini, arrivano per lo più da Nigeria (15,2%), Pakistan (12,5%) e Gambia (12,2%). I progetti Sprar hanno erogato complessivamente 259.965 servizi, che riguardano principalmente assistenza sanitaria (20,7%), formazione (16,6%), attività multiculturali (15%), alloggio (14,9%), istruzione/formazione (10,9%) e inserimento scolastico dei minori (9,5%). Le figure professionali impiegate nei progetti sono nel complesso 8.291, tra operatori di accoglienza (22%), mediatori culturali (12,1%), personale amministrativo (10,1%), operatori legali (6,9%), personale ausiliario (5,6%), insegnanti di italiano (5,1%) e coordinatori di équipe (5%).