19 luglio 2019
Aggiornato 01:30

Renzi: M5S ha interpretato meglio di noi la richiesta di cambiamento

Il segretario del Pd spinge affinché il partito rifletta sui risultati delle amministrative. Non bisogna minimizzare, ma nemmeno drammatizzare: ci sono state vittorie e sconfitte non solo per il Pd

Renzi: M5S ha interpretato meglio di noi richiesta di cambiamento
Renzi: M5S ha interpretato meglio di noi richiesta di cambiamento Shutterstock

ROMA - «L'eco dei successi dei Cinque Stelle è molto forte, non solo sui media. Perché se perdi a Roma dove è accaduto ciò che sappiamo, te lo aspetti. Se perdi anche a Torino dove per giudizio condiviso il sindaco uscente ha governato bene, scatta il campanello d'allarme». A scriverlo è Matteo Renzi nella sua e-news, in cui afferma anche che «in alcuni comuni, dunque, i Cinque Stelle hanno interpretato meglio di noi la richiesta di cambiamento che proveniva dalla società. E hanno vinto, in modo netto»

Vittorie passate in secondo piano
«Non si deve minimizzare, è vero. Ma non si può nemmeno drammatizzare - continua ancora il premier -. Io penso che sia giusto dire la verità, sempre». I risultati nazionali sono a «macchia di leopardo», con vittorie e sconfitte di tutti e tre gli schieramenti (centrosinistra, centrodestra, Cinque Stelle). Tuttavia ci sono «le sorprese», anche se «non è la prima volta». Ad esempio «nel pieno della luna di miele 2014, quindici giorni dopo il 41% delle Europee, il Pd perse per la prima volta dopo decenni Potenza, Perugia e Livorno. Perse Padova che aveva governato a lungo. E perse al ballottaggio, dopo aver vinto quasi sempre nettamente al primo turno». All'ultima tornata «le tante belle vittorie che il centrosinistra ha riportato - a cominciare dalla Milano di Beppe Sala che fino a domenica era considerata la città simbolo di questa tornata elettorale - sono comprensibilmente passate in secondo piano».

Niente discussione sulle poltrone in segreteria
Come spiega ancora il segretario del Pd, «non credo però che questa discussione seria e bella come tutte le discussioni vere – possa essere rimpiazzata dalla classica polemica sulle poltrone in segreteria o sul desiderio delle correnti di tornare a guidare il partito». E continua, ancora, il premier: «Non credo ai caminetti: apriamo le finestre, spalanchiamole, altro che caminetti. Parliamo, certo: ma con gli italiani e degli italiani, non dei nostri equilibri congressuali».

Basta divisioni interne
Quello che dovrebbe fare il Partito democratico, secondo chi lo guida, è «caratterizzarsi per le cose che propone, non per le proprie divisioni interne. Possiamo parlare di crescita e di diseguaglianze, di diritti civili e terzo settore, di stabilità istituzionale e lavori a tempo indeterminato, di tassazione e di energie rinnovabili, di innovazione e merito nella pubblica amministrazione, di immigrazione e flessibilità europea». Quello che bisogna evitare è di parlare di «spartizioni interne alle correnti come avveniva in passato. Mi emoziono davanti a una email di un ragazzo che firma finalmente un contratto a tempo indeterminato, uscendo dalla precarietà, ma non riuscirò mai a emozionarmi davanti alle piccole discussioni autoreferenziali di chi briga per un posto in più».

Governo pronto a collaborare con i sindaci
In ogni caso, «in bocca al lupo a tutti i Sindaci che hanno vinto, tutte e tutti. Compresi quelli degli altri partiti, ovvio: l'interesse del Paese è che le cose possano andare meglio, in tutte le città. Per noi prima di tutto viene l'Italia. E dunque il Governo - come è logico e ovvio - è pronto a collaborare con tutte le amministrazioni elette, con lealtà e collaborazione istituzionale», conclude il presidente del Consiglio.