19 settembre 2019
Aggiornato 08:30

Salvini-Meloni, nessun divorzio

Il segretario del Carroccio e la candidata al Campidoglio arrivano insieme al campo rom di via Candoni. Prima uno spiacevole inconveniente ha visto la Meloni «ostaggio» dei dipendenti Atac, poi gli insulti dei nomadi al leader della Lega

ROMA – Gelo scongiurato tra Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Le voci circolate nei giorni scorsi che volevano un divorzio tra la coppia politica più amata del centrodestra sono state messe a tacere da un'uscita romana dei due in visita al campo rom di via Candoni. Il segretario del Carroccio non ha mancato di tessere le lodi della candidata romana, mettendo una volta per tutte un punto alle polemiche: «Chiunque abbia governato Roma l’ha fatto male, a prescindere dai colori politici. In Campidoglio il Pd l’abbiamo visto, Alemanno pure, mettiamo alla prova Meloni», dice il leader della Lega. «Io credo in Giorgia, nella sua onestà e nella sua pulizia e credo sia la scelta migliore per Roma, perché è una ragazza di periferia e non una ragazza da salotto», spiega Salvini.

Meloni ostaggio di Atac
Prima di arrivare al campo rom, Giorgia Meloni ha fatto tappa alla stazione della metro B Eur-Magliana per constatare la presenza dei rom in metropolitana. Momenti di tensione si sono registrati quando l'operatore che accompagnava la Meloni ha ripreso i tornelli della metro. Immediato l'intervento dei militari che presidiano le stazioni romane i quali hanno chiesto all'uomo le generalità. Giorgia Meloni, però, ha chiesto che fosse identificata lei, riportando fedelmente sul suo profilo Facebook l'accaduto: «La cosa curiosa è che per aver fatto questa ripresa davanti ai tornelli non scavalcabili hanno preso le generalità del nostro operatore, stanno chiamando la polizia, ci sono dei militari che però non ci vogliono dire né il loro nome né il nome del loro responsabile». La candidata romana si dice addirittura «ostaggio» delle dieci persone che l'hanno fermata, perché «ho chiesto di prendere le mie generalità e non di un operatore che non c’entra nulla». La candidata descrive ancora la scena: «Attualmente ci sono circa dieci persone mobilitate contro Giorgia Meloni che stava facendo una battuta davanti ai tornelli non scavalcabili della metro», e non manca di puntare il dito contro quei soggetti che perdono tempo con lei e non si occupano dei veri e concreti problemi della metropolitana romana: «Di questo ci si può occupare in dieci – dice – mentre di quelli che entrano scavalcando i tornelli dalla mattina alla sera non ci si può occupare».

La reazione dei rom
Conclusa la parentesi metropolitana, i due leader del centrodestra si sono spostati al campo rom di via Candoni. Ad accoglierli uno striscione che invitava il segretario leghista ad andare via.I residenti hanno mostrato un forte dissenso per la visita dei due e il capo del campo rom parlando ai giornalisti ha detto: «Non è giusto che Meloni e Salvini vengano qui a fare campagna elettorale sulla nostra pelle». Alcuni bambini del campo, radunati fuori con altri rom, hanno iniziato ad urlare: «No a Salvini, odio la Lega» . Un secondo momento di tensione si è registrato quando gli abitanti del campo si sono appostati davanti ai cancelli temendo che Salvini arrivasse con le tanto annunciate ruspe per buttare giù tutto. Diversi i cori che si sono alzati contro il leader leghista, che ha risposto con un video in diretta sulla sua pagina Facebook, in cui riprendeva la contestazione messa in atto dai rom: «Li hanno educati bene. Guarda quante classi senza questo contributo. Lascio a voi commentare la voglia di integrazione», dice il leader della Lega.

I rom non vogliono integrarsi
Mandando ironicamente baci con la mano, Matteo Salvini risponde agli insulti e testimonia la reazione dei suoi contestatori: «La chiusura dei campi rom la propongo da 10-15 anni – afferma –. Questa è la migliore dimostrazione, questi bimbi dovrebbero essere a scuola. Mi fanno anche tenerezza perché a sette anni dovrebbero essere sui banchi di scuola». La stessa considerazione arriva da Giorgia Meloni, che ha subito notato la massiccia presenza di bambini, che, a quell'ora, sarebbero dovuti essere a scuola. «I bambini a scuola ci devono andare. Perché non ti imponi e dici alle famiglie che la prima cosa da fare per darvi un futuro migliore e darlo a Roma è mandarli a scuola?», spiega la candidata.