26 giugno 2019
Aggiornato 07:30
Botta e risposta tra l'ex sindaco e il commissario

Marino: Orfini ha messo insieme una maggioranza per farmi decadere

L'ex sindaco di Roma risponde alle parole del commissario romano del Pd, Matteo Orfini, che avrebbe definito il libro di Ignazio Marino un «fantasy»

ROMA - L'ex sindaco di Roma torna in scena e lo fa con la presentazione del suo libro (da oggi nelle librerie) «Un marziano a Roma». «Nel mio ricordo, Matteo Orfini mi sembra sia la persona che abbia convocato, nello studio del notaio, i diciannove consiglieri della sinistra più quelli della destra creando questa anomala maggioranza destra-sinistra per far decadere il sindaco. Ma forse ricordo male io?». Così, Ignazio Marino, in diretta su Radio Città Futura, rispondendo a una sollecitazione sul commissario romano del PD e sul ruolo da questi svolto nelle concitate fasi che hanno portato allo scioglimento del consiglio comunale.

Libro fantasy per Orfini
Dopo aver ieri lanciato pesanti strali su Renzi ed il PD, intervenendo ai microfoni dell'emittente romana, oltre a rivendicare i meriti della sua amministrazione, Marino ha risposto alle critiche mosse da alcuni dirigenti Dem alle sue affermazioni di ieri. Rispondendo in particolare ad Orfini, che ha bollato ieri il libro come 'fantasy', Marino ha detto: «Non sono interessato a personalismi e a questo dibattito. Lo sono invece a quello che penseranno gli italiani e i romani leggendo dati e numeri che ho raccolto in un documento - che è poi questo libro - a disposizione di chiunque abbia l'ambizione di amministrare la capitale d'Italia».

La questione della cella di isolamento
«Mi hanno chiesto 'lei è stato isolato dal Pd'? Io ho risposto con un'iperbole 'se avessi seguito tutti i consigli del partito sarei finito in cella di isolamento'; mi è sembrata una simpatica battuta»: ha spiegato l'ex sindaco di Roma Ignazio Marino, ospite a Otto mezzo su La7, ritornando su una delle frasi che più hanno suscitato polemiche, dopo la conferenza stampa in cui Marino ha presentato il suo libro. «Era un'iperbole e una battuta», ha ripetuto, aggiungendo «è evidente che se io avessi scelto quelle persone che poi sono finite in prigione, anche se poi si deve aspettare il corso della giustizia per accertare la colpevolezza definitiva, la colpa sarebbe caduta, giustamente, su di me».