25 settembre 2020
Aggiornato 19:00
Presto una Lega Italia gemella del Front National?

Il progetto «segreto» di Salvini e la sua ispirazione: Marine Le Pen

Al di là delle beghe che stanno dividendo il centrodestra, c'è chi giura che Matteo Salvini (con la complicità di Giorgia Meloni) stia preparando un progetto in grande stile per la destra italiana. Ispirandosi nientemeno che all'esperienza d'oltralpe di Marine Le Pen e del suo Front National.

ROMA - Tempi duri per il centrodestra. Con il divorzio tra Matteo Salvini e Silvio Berlusconi e i due rispettivi candidati sindaco a Roma - Guido Bertolaso e Giorgia Meloni - pronti a sfidarsi, il viaggio che conduce alla sfida con Matteo Renzi non è iniziato sotto i migliori auspici. Eppure, c'è chi dice che nel «cantiere» fervano i preparativi: perché il leader della Lega Nord e la presidente di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni starebbero lavorando a un progetto politico nazionale, un vero e proprio «blocco popolare» da opporre allo strapotere dell'ex sindaco di Firenze. Sulla partecipazione di Silvio Berlusconi, i giochi sono ancora aperti, ma è probabile che Silvio avrà qualche difficoltà ad aderire all'iniziativa. Perché il «movimento» di cui Salvini e Meloni starebbero preparando la nascita - e che potrebbe chiamarsi «Lega Italia" - avrebbe un'ispiratrice ben precisa: Marine Le Pen.

Attrazione Le Pen
Una parziale ma poco decisa smentita è giunta da Armando Siri, responsabile economico di Noi con Salvini nonché consigliere del leader leghista. «Marine Le Pen sta in Francia, i lepenisti stanno lì», ha detto a Linkiesta. «Qui siamo in Italia. Segnalo anche alcune differenze strutturali tra le due realtà. La Le Pen è a favore della pena di morte, Salvini no. La leader transalpina crede in uno Stato fortemente nazionale, lui in un Paese federale. In Italia non c’è alcuna destra lepenista». Una dichiarazione che suona quasi come una rassicurazione all'elettorato più moderato, che non vedrebbe di buon occhio la trasformazione del centrodestra nella versione italiana del Front francese. D'altronde, le istanze sono contraddittorie: da un lato, c'è la necessità di intercettare un elettorato sempre più ampio, diffuso da Nord a Sud, orfano del vecchio Pdl, e di proporsi come reale alternativa di governo; dall'altra parte, però, c'è la volontà di crearsi un'identità forte e di dar voce a un progetto politico preciso e riconoscibile, proprio come ha fatto, del resto, Marine Le Pen in Francia.

Punti di contatto
D'altra parte, è vero che esistono delle differenze tra il movimento lepenista e la destra italiana; altrettanto vero, però, che i punti di contatto sono numerosi: al punto che la stessa Marine ha tenuto a battesimo, il 28 febbraio 2015, il movimento Noi con Salvini con un collegamento durante la manifestazione tenutasi a Piazza del Popolo a Roma. Innanzitutto, l'intransigenza nei confronti dell'immigrazione; quindi, ricette economiche simili: uscita dall'euro, un programma che si orienta nella direzione sociale, ispirato dalla difesa degli interessi di un elettorato formato in gran parte da operai, piccoli artigiani e commercianti; un forte tratto nazionalista, comparabile a quello di Fratelli d'Italia più che ai trascorsi (ormai conclusi) secessionisti della Lega Nord; un convinto e battagliero euroscetticismo, con l'auspicato ritorno a un'Europa delle nazioni; e ancora, in politica estera, la volontà di abbandonare la «sudditanza» agli Stati Uniti, l'uscita dalla Nato, la volontà di offrire alla Russia un'alleanza strategica privilegiata, fondata sul partenariato militare ed energetico. 

Cosa bolle in pentola?
Come si vede, se anche Siri esclude derive lepeniste e parla di un progetto "di centrodestra, non di destra», i punti di contatto esistono e sono innegabili. Bisogna vedere fino a che punto siano conciliabili con la formazione di un soggetto politico che possa presentarsi come vincente alle elezioni del 2017 o 2018. E c'è anche chi sostiene che in ballo ci sia in realtà il progetto di Matteo Salvini di «rottamare la Meloni e prendersi la destra»: Giorgia, candidata a sindaco di Roma, sarebbe ormai fuori dai giochi, mentre il leader leghista sarebbe pronto a lanciare la propria leadership in una lista lepenista di destra. Unico ostacolo, l'asse Berlusconi-Bossi, con il «senatür» particolarmente preoccupato per le azzardate mosse del suo successore. Perché tra le altre cose Salvini sta rimandando da oltre un anno il Congresso che avrebbe dovuto già in queste settimane modificare lo Statuto della Lega, e in particolare l'articolo 1 a fondamento del suo secessionismo. Fantapolitica? Possibile. Di certo, però, qualcosa sta bollendo in pentola. A dimostrarlo, le stesse tensioni con il Cavaliere, testimoni di un braccio di ferro che riguarda qualcosa di molto più grosso delle amministrative: in gioco c'è la sostanza e l'identità del centrodestra.