27 luglio 2021
Aggiornato 08:00
Il carabiniere intercettato

Cucchi, maresciallo indagato: Non mangiava e il cuore si è fermato

Una delle intercettazioni depositate agli atti è quella del maresciallo Roberto Mandolini, uno dei cinque carabinieri indagati. Per Mandolini Cucchi «non c'aveva niente»

ROMA - «Non c'aveva niente, solo che non si drogava, non mangiava e non beveva il cuore si è fermato. Fratello, è questa la realtà». Ha detto così, nel corso di una conversazione al telefono nell'ottobre scorso, il maresciallo Roberto Mandolini, uno dei cinque carabinieri indagati nell'inchiesta bis sulla morte di Stefano Cucchi.

«Non c'aveva niente»
Il dialogo è uno degli atti depositati nell'ambito della richiesta d'incidente probatorio che constano di circa 3mila pagine d'accertamenti. Mandolini, accusato di falsa testimonianza, parla con Raffaele D'Alessandro, carabiniere a sua volta iscritto nel registro degli indagati per lesioni aggravate, dicendo: «Stava sotto dosaggio di antidolorifici... non lo so. La diagnosi per la sua patologia non era nessuna assunzione di farmaci bensì solo riposo, quindi non c'aveva niente».

«Seduto fortemente»
Ancora, confrontandosi con il collega sulle possibili cause della morte di Cucchi, Mandolini afferma: «Le perizie medico collegiali dicono questo: che quella microlesione alla parte dietro, all'osso sacro, vista la sua magrezza può essere dovuta anche a una seduta forte». Una tesi, questa che il carabiniere sottolinea spiegando al suo interlocutore: «Cioè tu ti metti seduto fortemente no...e un caso su 55 milioni di casi ad un fisico così debilitato quella botta che può dare con la seduta quel picco di dolore può provocare un arresto cardiaco entro mezz'ora...lui è morto dopo una settimana».

(con fonte Askanews)