11 dicembre 2019
Aggiornato 22:30
un evento rivoluzionario

Perché il Giubileo di Papa Francesco è diverso da tutti gli altri

Domani l`apertura della Porta Santa dopo quella del Centrafrica, ma le differenze con gli altri Giubilei della storia sono molteplici

ROMA - E' il primo Giubileo 'glocal' quello che il primo romano Pontefice dell'America latina apre domani mattina in piazza San Pietro ma che, in realtà, ha già anticipato lo scorso 29 novembre, a Bangui, capitale della Repubblica centrafricana, decentrandolo da Roma, lanciando, sullo sfondo di una minaccia jihadista che grava su tutta Europa, una testimonianza pace e dialogo con tutte le fedi, e inviando un messaggio di 'misericordia' rivolto anche a quanti, all'interno della Chiesa, faticano a seguire la sua riforma evangelica.

Come nasce il Giubileo
Fin dall'inizio, nel 1300, il Giubileo indetto dal romano Pontefice intrecciò devozione popolare e calcolo ecclesiale, fede e politica. Nato come indulgenza plenaria concessa dal Papa ai fedeli che compissero un pellegrinaggio a Roma praticando alcuni atti penitenziali, il primo anno santo - non ancora chiamato giubileo - ereditava la pratica delle indulgenze plenarie di cui il papato aveva fatto largo uso soprattutto per finanziare le crociate e combattere gli eretici. Il Giubileo, insomma, servì per far cassa. Ma servì, nei secoli successivi, anche per marcare le distanze polemiche dalla secolarizzazione: nell'Ottocento, ricorda Alberto Guasco nell'ultimo numero del mensile Jesus (San Paolo), 'le due sospensioni - nel 1800 e 1850 - d'una usanza ormai divenuta venticinquennale diventano specchio del rapporto problematico tra Chiesa e modernità, vuoi all'alba dell'avventura napoleonica vuoi negli anni delle rivoluzioni europee e della Repubblica romana.

Questo Giubileo è molto diverso dal passato
E infine - è il caso del giubileo del 1875, monco delle cerimonie d'apertura e chiusura della Porta santa in diretta polemica contro la 'occupazione' di Roma - diviene occasione di denuncia dello scontro apertosi tra Chiesa e Stato italiano all'indomani del 20 settembre 1870' con la breccia di porta Pia. Il discorso non cambia con i giubilei ordinari e straordinari del Novecento, da quello del 1900 indetto da un Leone XIII 'prigioniero' del Regno d'Italia, a quello (ricco di appalti e lavori pubblici) del 2000 di Giovanni Paolo II, Pontefice trionfante di una Chiesa che aveva sconfitto il comunismo, era capace di 'mea culpa' inediti e di presentarsi, al contempo, come protagonista politica dell'Occidente. Ora il primo Pontefice extra-europeo della storia, il primo Papa gesuita, il primo Papa Francesco convoca sì un Giubileo, ma molto diverso dal passato.

La rivoluzione di Francesco
Fin dalla bolla d'indizione, il 13 marzo 2015, l'argentino precisa che l'anno santo si svolgerà sì a Roma, ma non solo. I pellegrini potranno arrivare nella città eterna, passare (previa prenotazione online) dalla Porta santa di San Pietro, ma varrà lo stesso se varcheranno la Porta santa della cattedrale più vicina. Il Pontefice delle 'periferie' non poteva non valorizzare le Chiese locali. A partire da Bangui, capitale di uno dei paesi più violenti del globo, il Centrafrica, nonché 'capitale spirituale', come l'ha definita lo stesso Bergoglio. Il giorno dopo aver aperto la porta santa, peraltro, il Papa è andato nella moschea di Bangui, che si erge lungo il pericolosissimo quinto chilometro, nonostante in molti lo avessero sconsigliato per motivi di sicurezza, ha pregato scalzo, ha portato l'imam con sé sulla papa-mobile, inviando un messaggio di dialogo con i musulmani teso a sfidare ogni presagio di 'scontro di civilta». Gli attentati di Parigi portano l'Isis nel cuore dell'Europa, ma il Vaticano declina immediatamente l'invito a sconvocare il Giubileo: «C'è ancora più bisogno di misericordia», taglia corto il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi. Nessuno sottovaluta il rischio attentati, Gendarmeria vaticana e forze dell'ordine italiane collaborano strettamente, ma cancellare l'evento che durerà da domani al 20 novembre 2016, ragionano peraltro in Vaticano, la darebbe vinta a chi vuole diffondere il terrore.

Un evento straordinario
Papa Francesco ama l'Italia, ha origini italiane, è il primo Papa ad aver scelto il nome del santo patrono d'Italia, ma il Giubileo assume modalità che marcano una distanza tra il Vaticano e l'Italia che solo l'era Bergoglio ha portato. L'anno santo iniziato in Centrafrica, per esempio, finirà con lo svolgersi in parallelo con il maxi-processo a mafia capitale. Quando convoca l'anno santo i vertici italiani - dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, all'allora sindaco di Roma, Ignazio Marino, passando dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi - lo apprendono dalla televisione. Il preavviso è breve, l'organizzazione tanto più complicata per la crisi del Campidoglio, ma questo Giubileo «non sarà come il duemila», batte e ribatte mons. Rino Fisichella, responsabile vaticano per l'anno santo. L'afflusso dei fedeli potrebbe essere inferiore a quello inizialmente previsto, più di un fedele cancella le prenotazioni per paura di attentati, ma il Papa che sogna una Chiesa "povera e per i poveri", che combatte il malaffare in Vaticano, non vuole una grande kermesse, ribadisce che le porte sante sono quelle di ogni cattedrale del mondo, nonché quella che aprirà la settimana prossima nell'ostello Caritas della stazione Termini, è distante anni luce dall'epoca in cui la Santa Sede batteva cassa grazie ai pellegrini di tutto il mondo, punta ad un evento meno spettacolare (anche se domani sera la cupola di San Pietro si illuminerà di uno spettacolo di luci) e più spirituale.

Prima di tutto la misericordia
Incentrando il Giubileo sul tema della misericordia, poi, Francesco vuole sottolineare ancora una volta la sua idea di Chiesa. Il fatto che sia un anno santo "straordinario" rimarca, appunto, la straordinarietà del frangente per il Vaticano. Straordinarie, del resto, sono state le dimissioni di Joseph Ratzinger, straordinario il Conclave che ha eletto l'arcivescovo di Buenos Aires, straordinario il primo di due sinodi che il Pontefiche ha convocato, l'anno scorso e quest'anno, sul controverso tema della famiglia. Il Papa insiste su una Chiesa "ospedale da campo", materna, conciliare e missionaria. La "misericordia", allora, è ben più di una categoria religiosa. E' un modo di intendere la fede, Dio e la Chiesa meno focalizzata sul rimbrotto morale, sui "valori non negoziabili" in bioetica e sul ribadimento della dottrina, vicina ai peccatori, alle persone in situazioni familiari irregolari, o che vivono ai margini della società: immigrati, carcerati, disoccupati. Un anno santo della misericordia sarà l'occasione per ricentrare il messaggio evangelico su tematiche come il perdono, la confessione, l'ecologia, l'opzione preferenziale per i poveri. Per rilanciare il dialogo con non credenti o credenti delle altre fedi, a partire dai musulmani (è di oggi un convegno che ha visto assieme, a poca distanza dal Vaticano, cristiani e musulmani, nel ricordo del gesuita Paolo Dall'Oglio scomparso in Siria). Per ribadire che la pace, in un'epoca di "terza guerra mondiale a pezzi", è quanto mai urgente. Mandando un messaggio ai "rigoristi" della dottrina, dando voce ai fedeli che confluiranno nelle basiliche papali di Roma, restituendo centralità, in linea con gli insegnamenti del Concilio vaticano II, ai laici, ai semplici fedeli, alle Chiese locali di tutto il mondo. Tutti invitati dal Papa ad aprire "le porte", sante anche se non incardinate in San Pietro ma nelle città del terzo mondo o nelle carceri strapiene dell'Occidente. E', per dirla con la prima pagina dell'Osservatore Romano uscito questo pomeriggio con data di domani, "tempo di misericordia".

La cerimonia di domani
Domani mattina il Papa celebrerà messa in piazza San Pietro (non al chiuso della basilica). La cerimonia si aprirà alle 9.30, verso le 11, a conclusione, Jorge Mario Bergoglio aprirà la porta santa che si trova sulla destra del sagrato. Ad assistere, tra gli altri, il Papa emerito Joseph Ratzinger, l'uomo che con la sua rinuncia al pontificato ha aperto una pagina nuova nella storia della Chiesa e del Vaticano. Poliziotti, carabinieri, soldati dell'esercito, gendarmi vaticani e guardie svizzere vigileranno sullo svolgimento dell'evento. Al pomeriggio il Papa, come ogni anno per l'Immacolata concezione, si recherà a piazza di Spagna per deporre una corona di fiori ai piedi della statua di Maria. I lavori pubblici per tutta la città, compresi quelli alla stazione San Pietro, non sono ancora conclusi. "Quante volte sono state avviate organizzazioni senza la completezza dei lavori!", ha sdrammatizzato nei giorni scorsi il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin. Non c'è solo per "paura dell'Isis, ma anche quando qualcuno attenta alla persona con una ruberia", ha detto Fisichella, mettendo in guardia dalle truffe. La folla di fedeli sarà prevedibilmente inferiore a quella accorsa in Vaticano per le canonizzazioni di Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII. Non è Roma, né il Pontefice, il centro di questo Giubileo. Nell'era Bergoglio, è il "popolo di Dio" il protagonista del Giubileo. (Fonte Askanews)