Libia, Gentiloni: conferenza a Roma sulla Libia il 13 dicembre
Il ministro degli Esteri ha comunicato che l'Italia è determinata a riunire a Roma, il 13 dicembre, una conferenza sulla Libia che riunisca non solo i grandi player globali, ma anche i principali Paesi della regione
ROMA - L'Italia è determinata a «riunire a Roma, domenica 13 dicembre, una conferenza ministeriale sulla Libia che riunisca non solo i grandi player globali, ma anche i principali Paesi della regione». Lo ha annunciato in Senato il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, durante l'informativa del Governo sull'evoluzione della crisi in Medio Oriente.
Spinta decisiva
«Credo che questo obiettivo, alla luce dei contatti che abbiamo avuto in questi giorni e domani sarà anche un'occasione per parlarne con il ministro degli Esteri russo (Sergei Lavrov, ndr), è un obiettivo alla nostra portata», ha aggiunto Gentiloni, «Ed è un obiettivo che può dare a tutto il percorso libico una spinta decisiva». «Voglio che sia chiaro: noi non vogliamo certamente sostituirci alla parti libiche, sono loro che devono fare le intese. Ma vogliamo rimuovere gli ostacoli esterni», ha aggiunto.
Il ruolo dell'Italia
L'Italia, al pari di altri Paesi, ha dato - come ha ricordato il capo della diplomazia in un altro passaggio dell'informativa - la disponibilità a «concorrere alla stabilizzazione alla Libia, ma il fatto è che non abbiamo molto tempo. E che non vogliamo regalare del tempo a Daesh. Questo è il punto essenziale oggi della crisi libica. Per questo l'Italia sta lavorando perché la comunità internazionale dia una spinta decisiva, con lo stesso spirito che ha animato gli incontri di Vienna, anche se magari con un formato non perfettamente identico».
Contro l'Isis non siamo riluttanti
In quanto alla lotta contro lo Stato Islamico e più in generale alla minaccia del terrorismo, «la rappresentazione di un'Italia riluttante o addirittura assente fa a pugni con la realtà", ha sottolineato il Ministro, riferendosi in particolare alla crisi siriana. «Soprattutto», ha aggiunto il titolare della Farnesina, «io credo svaluti il lavoro di centinaia e centinaia di nostri concittadini in divisa che stanno lavorando nella coalizione anti-Daesh con il consenso e l'apprezzamento di gran parte della comunità internazionale». «Noi dobbiamo a questi nostri concittadini il rispetto che la loro azione merita», ha aggiunto Gentiloni, «Il nostro lavoro è curciale, in modo particolare in Iraq; discuteremo con gli alleati di eventuali, ulteriori impegni. Ma siamo innanzitutto consapevoli che c'è bisogno di una strategia complessiva militare contro il finanziamento a Daesh, anche su questo l'Italia ha un ruolo di leadership nella coalizione, sul piano culturale e sul piano umanitario».
Sfida senza precedenti
«Tra due mesi proprio a Roma si svolgerà il prossimo vertice del coordinamento della coalizione anti-Daesh, il cosiddetto small group a livello di ministri degli Esteri e della Difesa», ha sottolineato Gentiloni, «e sarà un'occasione per mettere a punto i diversi aspetti di questa strategia». In apertura della sua informativa, il ministro degli Esteri ha definito quella attuale contro il terrorismo «una sfida che non ha precedenti, perché siamo di fronte a un attore non statale - Daesh - che però controlla territori e ingenti risorse finanziarie, che usa la religione per i suoi propositi terroristici, che costituisce una minaccia esterna ma anche interna nelle nostre società in Europa e che è una sfida ai nostri sistemi di sicurezza tutta particolare, anche per la presenza di attacchi suicidi nel modo in cui Daesh colpisce». Dunque, ha sottolineato il titolare della Farnesina, «una sfida nuova».
(Con fonte Askanews)
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