23 febbraio 2020
Aggiornato 12:30
L'intervista al settimanale Credere

Papa Francesco: Il Giubileo sarà l'anno del perdono

Il Santo Padre spiega: «Ho convocato il Giubileo perché ho sentito che era desiderio del Signore mostrare agli uomini la via della riconciliazione». E rivela che lui stesso, in un momento di dolore, ha sperimentato su di sé la misericordia di Dio. Ieri la notizia delle minacce: il Papa nel mirino dell'Isis?

ROMA - Papa Francesco compirà durante il Giubileo gesti che testimonieranno la misericordia di Dio: «Ci saranno tanti gesti che si faranno, ma un venerdì di ogni mese farò un gesto diverso», afferma lo stesso Bergoglio in un'intervista al settimanale Credere delle edizioni San Paolo.

La rivoluzione della tenerezza
«Nel 1994, durante il Sinodo», racconta il Papa, «in una riunione dei gruppi, dissi che si doveva instaurare la rivoluzione della tenerezza, e un Padre sinodale - un buon uomo, che io rispetto e al quale voglio bene - già molto anziano, mi disse che non conveniva usare questo linguaggio e mi diede spiegazioni ragionevoli, da uomo intelligente, ma io continuo a dire che oggi la rivoluzione è quella della tenerezza perché da qui deriva la giustizia e tutto il resto. Se un imprenditore assume un impiegato da settembre a luglio, gli dissi, non fa la cosa giusta perché lo congeda per le vacanze a luglio per poi riprenderlo con un nuovo contratto da settembre a luglio, e in questo modo il lavoratore non ha diritto all'indennità, né alla pensione, né alla previdenza sociale. Non ha diritto a niente. L'imprenditore non mostra tenerezza, ma tratta l'impiegato come un oggetto - tanto per fare un esempio di dove non c'è tenerezza. Se ci si mette nei panni di quella persona, invece di pensare alle proprie tasche per qualche soldo in più, allora le cose cambiano. La rivoluzione della tenerezza è ciò che oggi dobbiamo coltivare come frutto di questo anno della misericordia: la tenerezza di Dio verso ciascuno di noi. Ognuno di noi deve dire: "sono uno sventurato, ma Dio mi ama così; allora anche io devo amare gli altri nello stesso modo"».

Il mondo ha bisogno di misericordia
Il prossimo giubileo della misericordia «non è stata una strategia, mi è venuto da dentro: lo Spirito Santo vuole qualcosa». Così Papa Francesco in un'intervista al settimanale Credere, della San Paolo, consultabile anche sul sito di Famiglia cristiana. «E' ovvio che il mondo di oggi ha bisogno di misericordia, ha bisogno di compassione, ovvero di patire con. Siamo abituati alle cattive notizie, alle notizie crudeli e alle atrocità più grandi che offendono il nome e la vita di Dio. Il mondo ha bisogno di scoprire che Dio è Padre, che c'è misericordia, che la crudeltà non è la strada, che la condanna non è la strada, perché la Chiesa stessa a volte segue una linea dura, cade nella tentazione di seguire una linea dura, nella tentazione di sottolineare solo le norme morali, ma quanta gente resta fuori». «I feriti vanno curati, aiutati a guarire, non sottoposti alle analisi per il colesterolo. Credo che questo sia il momento della misericordia».

L'anno del perdono
«Ho sentito che Gesù vuole aprire la porta del Suo cuore, che il Padre vuole mostrare le Sue viscere di misericordia, e per questo ci manda lo Spirito: per muoverci e per smuoverci», ha continuato Papa Francesconell'intervista. «E' l'anno del perdono, l'anno della riconciliazione. Da un lato vediamo il traffico di armi, la produzione di armi che uccidono, l'assassinio d'innocenti nei modi più crudeli possibili, lo sfruttamento di persone, minori, bambini: si sta attuando - mi si permetta il termine - un sacrilegio contro l'umanità, perché l'uomo è sacro, è l'immagine del Dio vivo. Ecco, il Padre dice: 'fermatevi e venite a me'. Questo è quello che io vedo nel mondo».

Il Papa nel mirino dell'Isis?
Intanto il Santo Padre è stato al centro delle cronache nelle ultime ore per via di presunte minacce di morte di alcuni jihadisti. Nella giornata di ieri, infatti, è stata sgominata una cellula terroristica nel bresciano. Quattro persone sono finite in manette con l'accusa di apologia al terrorismo e istigazione all'odio razziale. Gli arrestati, tutti di cittadinanza kosovara, ma da anni ormai stabili in Italia, avrebbero fatto parte di una «compagine terroristica che, anche attraverso l’uso dei social network, propagandava l’ideologia jihadista». Secondo gli inquirenti, i quattro erano radicalizzati e avrebbero manifestato «pericolosi indicatori di fanatismo religioso estremistico a carico dei componenti del gruppo criminale, i quali sul web si mostravano con armi e atteggiamenti caratterizzanti i combattenti del sedicente Stato Islamico». Per i terroristi, questo sarà l'ultimo Papa: «Parigi a lutto, la torre senza luci. 158 morti. Questo è solamente l’inizio (...). Voi avete continuato a bombardare e allora questo è il risultato». E ancora: «E adesso dove andrai? Ricordatevi che non ci sarà più un Papa dopo questo, questo è l'ultimo. Non dimenticatevi ciò che vi sto dicendo!». Parole pesanti che fanno tremare il Vaticano. 

(con fonte Askanews)