12 marzo 2026
Aggiornato 11:39
lo sfogo dell'ex sindaco

Marino scrive ai dipendenti del Comune: «Ecco perché abbiamo fallito»

L'ex sindaco ha inviato una lettera ai suoi dipendenti, ripercorrendo le tappe della vertenza sul salario accessorio e puntando il dito contro il governo

ROMA - Dopo ventotto mesi si è concluso il lavoro della Giunta Marino, e l'ex sindaco ha sentito il bisogno di chiarire la sua posizione di fronte ai dipendenti del Comune di Roma. In particolare per quanto riguarda la faccenda del salario accessorio, una delle più turbolente.

L'inizio della missiva
La lettera di Ignazio Marino rivolta ai suoi dipendenti inizia così: «Carissime e carissimi dipendenti del Comune di Roma, dopo ventotto mesi il mio lavoro di Sindaco è cessato». E prosegue: «Vi scrivo non soltanto per i doverosi e sentiti saluti e ringraziamenti per quanto fatto insieme, ma anche perché sento il bisogno di chiarire una vicenda molto complessa che ha visto coinvolta l’amministrazione e tutti voi. Mi riferisco, naturalmente, alla questione del salario accessorio». Una faccenda pruriginosa che è ora nelle mani del commissario Francesco Paolo Tronca.

La vertenza sul salario accessorio
Marino ricorda che il Mef e la Corte dei Conti imputarono "a Roma un danno erariale di circa 328 milioni di euro». La legge 150/2009 faceva decadere, e quindi considerava nulli al 31 dicembre 2012, tutti i contratti decentrati non adeguati alla suddetta normativa, creando all'amministrazione capitolina un problema non indifferente. Marino rivendica che la sua Giunta ha lavorato senza sosta per risolvere la situazione: «Come ricorderete, successivamente alla notifica da parte del MEF in cui si ipotizzava un danno all’erario, i dirigenti capitolini preposti alle erogazione degli stipendi si sono trovati nell’impossibilità di continuare a liquidare il salario accessorio così com’era, a meno di non doverne poi rispondere di fronte alla Corte dei Conti individualmente, con il proprio patrimonio personale».

Il fallimento della trattativa sindacale
Prosegue così il racconto dell'ex sindaco: «Concordammo un tempo di 90 giorni, che scadevano il 31 luglio 2014. Le trattative proseguirono a ritmo serrato con l’obiettivo di mantenere invariati i livelli salariali dei dipendenti e adottare un contratto legittimo dal punto di vista normativo e inattaccabile da qualsiasi organismo di controllo». Ma l'accordo non venne trovato: "Nonostante gli sforzi dell’amministrazione, purtroppo, non fu possibile raggiungere entro quella data un accordo con le organizzazioni sindacali; fummo perciò obbligati a varare un atto unilaterale, per legge provvisorio». A questo punto «per continuare a cercare la condivisione con i sindacati, si decise di far decorrere gli effetti dell’unilaterale al 1 dicembre 2014, e successivamente, al 1 gennaio 2015. In tutti quei mesi mai si sono interrotte le relazioni sindacali. Il confronto è stato costante e serrato e si è protratto spesso per interminabili nottate di lavoro»

L'attacco contro il governo Renzi
Marino ricorda che, dopo lunghi giorni di trattativa, si arrivò a raggiungere una pre-intesa da sottoporre poi al vaglio dei dipendenti con un referendum, ma questo la bocciò. Negli ultimi mesi della sua amministrazione comunale, poi, la trattativa entrò in una fase di stallo, ma il colpo di grazia giunse dalla Funzione Pubblica: «Decisi di chiedere nuovamente un intervento alla Funzione Pubblica e all’Aran, affinché si pronunciassero attraverso un provvedimento, purtroppo, mai arrivato. Persiste, anche attualmente, un’ambiguità normativa contrattuale che impedisce, di fatto, un perfetto allineamento dei contratti di secondo livello. Ed è questo il motivo per il quale non è stato possibile concludere definitivamente quel duro percorso intrapreso nell’interesse esclusivo dei dipendenti capitolini e dell’amministrazione di Roma». L'ex sindaco si scaglia così contro il governo, giudicandolo il vero responsabile di questo fallimento: «La mia amministrazione ha sempre inteso dare un contratto integrativo che potesse restituire sicurezza e dignità al magro salario dei lavoratori comunali. L’amministrazione centrale ha invece bloccato i rinnovi dei CCNL, impedendo il recupero della perdita del potere d’acquisto salariale.» La lettera di Marino si conclude con i saluti ai dipendenti e i ringraziamenti di rito, ma l'ennesima spallata al governo Renzi è certamente arrivata a destinazione.