19 gennaio 2020
Aggiornato 23:00
Politica & Giustizia

Tra Orlando e ANM pace e dialogo su tutto o quasi

Sia i dirigenti dell'Associazione Nazionale dei Magistrati sia il Ministro della Giustizia Orlando smorzano i toni. Il Guardasigilli rivendica l'operato del governo ma sollecita «un dialogo che non sia tarato sulle contrapposizioni»

ROMA - Il ministro della giustizia, Andrea Orlando, arriva al congresso dell'Anm, a Bari, e viene salutato con una stretta di mano calorosa del presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Rodolfo Sabelli, e dal segretario generale Maurizio Carbone. Restano in piedi accanto ad alcuni delegati della Puglia a parlare fitto, e ci sono gli addetti alla sicurezza della polizia penitenziaria che faticano un po' per tenere lontano fotografi e giornalisti, telecamere e registratori. L'ingresso del guardasigilli nell'area meeting dell'hotel Villa Romanazzi dove si svolge la tre giorni dell'organismo di rappresentanza di pubblici ministeri e giudici è una entrata che toglie attenzione a quel che avviene nella sala dove si alternano gli interventi. Le parole di ieri della relazione di Sabelli, riguardo al tema delle intercettazioni usato per delegittimare chi combatte il crimine o la corruzione, sono mitigate dal clima e dall'atmosfera che «il dialogo è fatto anche di strappi», come dice uno dei pm più in vista nella platea di toghe e allievi, avvocati e ospiti.

Carbone prima e il vicepresidente Giovanni Legnini fanno capire che «il clima è cambiato», che non c'è nessuna guerra guerreggiata tra le parti. Legnini con una battuta e il tono del buon padre di famiglia ripete che «bisogna fare i ponti e non abbattere, distruggere». Le valutazioni sono lontane, dimenticate tra le gallerie del teatro Petruzzelli, dove ieri fino a tardi si continuava a spiegare che «non c'era stato alcun attacco». Come aveva spiegato il ministro dell'economia Pier Carlo Padoan «la colpa è stata dei titolisti». E così è stato facile per Sabelli dire ad Orlando: «Non sei nella fossa dei leoni...». I distinguo del ministro sono registrati a Milano in mattinata, ma nel pomeriggio non ci sono. C'è la fermezza di chi vuole «immaginare un futuro» e nessun tremore.

«Perché le intercettazioni sono stato l'ultimo di 21 provvedimenti - dice il ministro ai cronisti - e perché abbiamo ricevuto il plauso di organismi internazionali per quanto fatto sulla corruzione». Il problema è che in Italia continuano gli arresti, gli scandali. «L'attività della magistratura è fondamentale», ribadisce. Anche quando indaga su se stessa, come nel caso Palermo che può essere evocato od usato come una clava, ma resta lo schizzo di fango che i magistrati non sopportano, nei conciliaboli tranquilli all'ora del buffet, ma anche negli interventi ufficiali, con i parenti in platea ad ascoltare. Per questo non viene metabolizzata per nulla la presa di posizione del ministro dell'Interno, Angelino Alfano, che da Benevento, stamane, ha spiegato che i magistrati avevano una «certa faccia» ad attaccare il governo.

L'atteso arrivo domani del ministro delle riforme, Maria Elena Boschi, diventa così l'occasione per una ritrovata tranquillità. Perché i temi per discutere non mancheranno. «Resta il rispetto, la voglia di dialogo», come ribadisce Orlando. Il tono tranquillo, denso di concetti e citazioni, del guardasigilli restituisce un quadro dai toni poco accesi. La serata 'lounge' prevista per la sera, insieme con la temperatura quasi estiva, fa capire che si può pure finire un congresso, ma non lo si deve fare male.