16 luglio 2024
Aggiornato 04:00
Bubbico: tecnicamente possibile rinvio a causa del Giubileo

Caso Marino e l'incognita delle elezioni

Il rinnovo del consiglio comunale dovrebbe coincidere con la tornata delle amministrative previste per maggio 2016, quando si voterà anche a Milano, Trieste, Bologna, Cagliari, Napoli e Torino (oltre che in altre centinaia di comuni più piccoli). Ma è anche possibile un rinvio

ROMA - «Quando ci saranno le elezioni per il dopo Marino?» domandano in molti. Il rinnovo del consiglio comunale dovrebbe coincidere con la tornata delle amministrative previste per maggio 2016, quando si voterà anche a Milano, Trieste, Bologna, Cagliari, Napoli e Torino (oltre che in altre centinaia di comuni più piccoli). Ma - qualora il sindaco dimissionario non decidesse di tornare sui suoi passi nei venti giorni di tempo che la legge gli concede per riflettere - si fanno sempre più insistenti le voci di un rinvio delle elezioni in considerazione del fatto che a Roma l'8 dicembre prende il via il Giubileo straordinario.

Roma non è un comune qualsiasi
Il Governo potrebbe intervenire in tal senso: «Tecnicamente è possibile», ha spiegato il vice-ministro dell'Interno, Filippo Bubbico, sottolineando che «in questo momento la legge prevede che in caso di scioglimento di carattere ordinario di un comune le elezioni si tengano nel turno elettorale successivo», ma «Roma non è un comune qualunque, Roma è la capitale di questo Paese ed è in questo momento caratterizzata non solo dal fatto di ospitare la Santa Sede e di avere intorno a sé lo Stato del Vaticano ma di essere meta di un consistente numero di pellegrini che, per effetto dell'Anno Santo, si recheranno nelle basiliche della città. Tutto questo, ovviamente, colloca la vicenda Roma in una luce diversa, che deve essere oggetto di specifica valutazione che potrebbe concludersi con un orientamento anche di natura diversa».

Errori sì, ma campagna diffamatoria
Gli Ecologisti Democratici di Roma e del Lazio descrivono la situazione: «A Roma è finita come non ci si apettava anche se ormai le dimissioni del sindaco apparivano inevitabili. Sono stati commessi errori ma la campagna diffamatoria è risultata esagerata e non comprensibile ed ora rialzano la testa coloro che hanno gettato la città nel fango e nelle mani della mafia e della corruzione». Ma è anche vero - si aggiunge - che «ormai non c'erano più le condizioni politiche e neanche la serenità per andare avanti, ma con la caduta della Giunta Marino si interrompe a Roma un percorso virtuoso che faticosamente era stato intrapreso nella direzione di liberare la città dalla morsa della malavita».

Nodo illegalità
Stefano Pedica del Pd aggiunge: «Il 5 novembre inizia una pulizia della illegalità che non si deve fermare ai 59 processati dentro il palazzo di giustizia. Credo vada fatta pulizia anche nel Pd romano dove personaggi imbarazzanti ancora oggi regnano sovrani».Perché «dopo aver scoperchiato la pentola del marciume politico trasversale grazie al procuratore Pignatone - continua Pedica - a Roma bisogna passare alla fase due, e cioè quella della pulizia totale in Campidoglio, nei municipi e nei dipartimenti, altrimenti la corruzione si riorganizza nel giro di poco tempo».

Tensioni
Il consigliere regionale del Lazio Fabrizio Santori, fa capire invece che il clima della eventuale e prossima campagna elettorale non sarà dei più sereni. «Grande soddisfazione per le dimissioni del sindaco di Ignazio Marino, grande tensione per questi venti giorni in cui può ripensarci, ma anche grande voglia di ripartire per ricostruire Roma - spiega in un comunicato - queste sono le sensazioni di un centrodestra che vuole tornare a vincere e a governare come si deve con gente onesta e competente. Ma il prossimo scendere dalla bicicletta sarà il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, lo zero assoluto coinvolto da scandali, nomine vergognose, incompetenze e lottizzazioni, e che fino ad oggi si è nascosto dietro il disastro del sindaco Marziano. La sinistra governa tutto, male e con arroganza, poi bisognerà arrivare fino al premier abusivo Matteo Renzi».

Poche voci in difesa del sindaco
In difesa del sindaco Marino, però, si levano non poche voci, a partire dalla petizione online che gli chiede di tornare sui suoi passi arrivata a oltre 26mila firme: «Le pressioni politiche e il terrorismo mediatico che sta subendo sono evidenti a tutti - vi si legge - , anche a chi le rema contro, e soprattutto a tutta la cittadinanza, ma ciò non significa che dobbiamo accettare senza domande le sue dimissioni. Non può smettere proprio ora che ha iniziato a rivoluzionare Roma». E chiede: «SE è vero che tutti i suoi "colleghi" politici hanno deciso di toglierle il sostegno, si lasci sfiduciare in consiglio comunale dal suo stesso partito, con una mozione scritta nero su bianco, in modo che noi romani potremo leggere le reali motivazioni per cui all'improvviso MEDIA e PARTITI (destra, sinistra e 5stelle) la ritengono inadeguato a governare la nostra città e d'ora in avanti decideremo con cognizione di causa chi seguire e SE votare in futuro».

Situazione ai limiti dell'eversivo
Apertura anche dai radicali italiani che accusano il Pd di «aver tenuto in ostaggio per un anno la Capitale d'Italia» e poi di aver «determinato a Roma una situazione ai limiti dell'eversivo, spingendo il sindaco Marino alle dimissioni sfiduciato non dai consiglieri di maggioranza eletti dai cittadini, ma dal commissario del partito romano, Orfini». Il sindaco, scrive Riccardo Magi, presidente di Radicali italiani e consigliere comunale a Roma, se «crede davvero che esistano spazi e possibilità per andare avanti, li verifichi e li persegua alla luce del sole, senza limitarsi ad agitarli come un spettro. E se non ritiene di dover rassegnare le dimissioni, sottragga questa crisi all'agone mediatico riconducendola all'interno delle istituzioni democraticamente elette. Cioè il consiglio comunale, che rappresenta la comunità cittadina e che ha vissuto negli anni un decadimento continuo delle proprie funzioni e del proprio ruolo».

(con fonte Askanews)