7 dicembre 2019
Aggiornato 23:00
Papa Francesco apre il Sinodo sulla famiglia

«Una Chiesa con le porte chiuse tradisce sé stessa»

E' quanto è tornato a ripetere oggi papa Francesco nel corso della solenne messa nella basilica vaticana che ha aperto i lavori della XIV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, sul tema: «La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo».

CITTÀ DEL VATICANO - «Una Chiesa con le porte chiuse tradisce sé stessa e la sua missione, e invece di essere un ponte diventa una barriera». E' quanto è tornato a ripetere oggi papa Francesco nel corso della solenne messa nella basilica vaticana che ha aperto i lavori della XIV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, sul tema: «La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo».

Chiesa educa all'amore autentico
Francesco ha poi subito aggiunto che «una Chiesa che insegna e difende i valori fondamentali» non deve mai però dimenticare il dettame evagelico che «il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato» e che Gesù ha detto anche: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori». Quindi ha indicato la strada di «una Chiesa che educa all'amore autentico, capace di togliere dalla solitudine, senza dimenticare la sua missione di buon samaritano dell'umanità ferita».

Comunità di credenti come ospedale da campo
In questo senso Bergoglio è anche tornato a riproporre l'immagine di una comunità di credenti come «ospedale da campo» per una umanità sempre più ferita e vittima di contraddizioni che il sistema perpetua. Tra i primi mali da lui indicati quello della «solitudine», un «dramma che ancora oggi affligge tanti uomini e donne». «Penso - ha detto il papa - agli anziani abbandonati perfino dai loro cari e dai propri figli; ai vedovi e alle vedove; ai tanti uomini e donne lasciati dalla propria moglie e dal proprio marito; a tante persone che di fatto si sentono sole, non capite e non ascoltate; ai migranti e ai profughi che scappano da guerre e persecuzioni; e ai tanti giovani vittime della cultura del consumismo, dell'usa e getta e della cultura dello scarto». «Oggi - ha proseguito nella sua omelia - si vive il paradosso di un mondo globalizzato dove vediamo tante abitazioni lussuose e grattacieli, ma sempre meno il calore della casa e della famiglia; tanti progetti ambiziosi, ma poco tempo per vivere ciò che è stato realizzato; tanti mezzi sofisticati di divertimento, ma sempre di più un vuoto profondo nel cuore; tanti piaceri, ma poco amore; tanta libertà, ma poca autonomi... Sono sempre più in aumento le persone che si sentono sole, ma anche quelle che si chiudono nell'egoismo, nella malinconia, nella violenza distruttiva e nello schiavismo del piacere e del dio denaro».

Carità
Di fronte a queste ferite la Chiesa è chiamata a vivere la sua missione di «fedeltà, verità e carità». Una carità, è stata la conclusione del papa: «che non punta il dito per giudicare gli altri, ma - fedele alla sua natura di madre - si sente in dovere di cercare e curare le coppie ferite con l'olio dell'accoglienza e della misericordia; di essere 'ospedale da campo', con le porte aperte ad accogliere chiunque bussa chiedendo aiuto e sostegno; di uscire dal proprio recinto verso gli altri con amore vero, per camminare con l'umanità ferita, per includerla e condurla alla sorgente della salvezza».

(con fonte Askanews)