17 luglio 2019
Aggiornato 00:30

M5s, l'opposizione non basta più: bisogna pensare al governo

Cresce il consenso per l'eventuale candidatura a premier di Luigi Di Maio. Ma Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio continuano a non voler indicare un leader. Al Movimento 5 stelle serve un cambio di passo

ROMA – Che sia colpa dei giornalisti cattivi che fraintendono le dichiarazioni, come continua a sostenere Beppe Grillo, o piuttosto di una obiettiva schizofrenia delle loro posizioni politiche, fatto sta che il Movimento 5 stelle continua lanciare segnali molto poco chiari al proprio cospicuo elettorato. Un giorno Grillo sostiene che le parlamentarie non hanno funzionato, perché «alle ultime elezioni politiche abbiamo incamerato chiunque», quello dopo ribadisce che resterà il web a scegliere i candidati. Un giorno Casaleggio lancia il direttorio per coinvolgere anche i parlamentari nelle decisioni sul futuro del Movimento, qualche mese dopo già lo rottama: «C’è bisogno di una organizzazione più strutturata, di un comitato operativo allargato». Un giorno Grillo scherza con Luigi Di Maio: «Maledetto, sei tu il leader», e quello dopo fa marcia indietro: «Il candidato premier si sceglierà in rete, come abbiamo sempre fatto».

Fase due
Veramente un candidato premier, nell'unica elezione politica a cui si è presentato nella sua ancor breve storia, il Movimento 5 stelle non lo aveva indicato per niente. Non ce n'era bisogno: l'obiettivo, in quella fase, era di costituire un gruppo quanto più folto possibile di parlamentari all'opposizione, che avrebbero aperto le Camere come la famosa «scatoletta di tonno». E, per loro stessa ammissione, nemmeno i grillini più accaniti si sarebbero mai immaginati di convincere addirittura un quarto degli elettori italiani. Oggi, però, la musica è notevolmente cambiata: i sondaggi continuano a dare in crescita il Movimento, che con l'attuale legge elettorale dell'Italicum rischia seriamente di finire al ballottaggio con il Pd di Renzi. E dunque deve iniziare a porsi, altrettanto seriamente, la questione del governo. Non avvertire la necessità di un cambio di passo, da quando i Cinque stelle facevano solo i guastafeste ad oggi che potrebbero comandare il Paese, sarebbe di una miopia imperdonabile.

Di Maio piace
E una forza politica di governo ha bisogno innanzitutto di un candidato presidente del Consiglio. Non volete chiamarlo «leader», perché non si addice al vocabolario del Movimento? Chiamatelo allora un volto credibile e spendibile, che è tutt'altro che una parolaccia: specialmente se si è creato un proprio consenso solo con le sue forze, grazie alla gavetta parlamentare. Facendo politica, insomma, quella buona politica di cui in Italia c'è ancora tanto bisogno, oggi più che mai. In questo senso Grillo sembra averci visto giusto: le quotazioni di Luigi Di Maio continuano a crescere perché la sua faccia pulita e moderata, in giacca e cravatta, convince gli italiani (in un recente sondaggio Piepoli, con il 46% è stato incoronato leader dell'opposizione che metterebbe più in difficoltà Renzi ad un eventuale ballottaggio, facendo meglio di Salvini, di Berlusconi e dello stesso Grillo).

Fantagoverno
E non sembra una coincidenza se, due giorni fa, l'europarlamentare M5s Piernicola Pedicini (vicino allo stesso vicepresidente della Camera) si è lasciato scappare un tweet, poi frettolosamente rimosso, in cui ipotizzava un governo a guida Di Maio con Alessandro Di Battista agli Interni e Gino Strada alla Sanità. Fantapolitica, certo. Ma anche un'ipotesi che, se funziona e convince, vale la pena di essere presa in considerazione. Se il Movimento 5 stelle vorrà veramente avere la possibilità di andare al governo e cambiare l'Italia, dovrà cominciare a fare più politica e meno slogan, anche se questo significherà mettere nel cassetto qualcuna delle sue regole più rigide e anacronistiche. Se non lo farà, correrà il rischio di perdere la migliore opportunità di battere Matteo Renzi. Un'opportunità che potrebbe non ripresentarsi molto presto.