20 settembre 2019
Aggiornato 16:30
Renzi contro Salvini

«Bestie», «vermi», ma nessun politico

La foto del bimbo profugo morto nel mare greco l'hanno strumentalizzata tutti i partiti. Ma un capo del governo non può permettersi solo di fare campagna elettorale: dovrebbe trovare soluzioni concrete per un problema fuori controllo

ROMA – La settimana di Matteo Renzi, cominciata in giacca e cravatta nei salotti buoni del Meeting di Rimini e del Forum di Cernobbio, si chiude con la lotta nel fango. «Di fronte alle immagini dei bambini profughi morti non c'è il Pd contro la destra, ci sono gli umani contro le bestie – ha strillato sguaiatamente dal palco della Festa dell'Unità di Milano – C'è un livello di umanità sotto al quale non si dovrebbe scendere, loro strumentalizzano anche la vita». Poche ore dopo, ai microfoni della trasmissione televisiva Mattino 5, Matteo Salvini gli ha risposto con epiteti altrettanto soavi: «Un presidente del Consiglio che usa un bambino di tre anni morto su una spiaggia per fare campagna elettorale, dal mio punto di vista è un verme».

Chi è che strumentalizza?
Bestie contro vermi. Ma in questo zoo in cui si è trasformato Montecitorio sono i politici veri ad essere ormai la specie in via di estinzione. Non vogliamo certo fare le mammolette: da tempo non ci indigniamo più per il linguaggio da risse di osteria a cui è degradato il dibattito pubblico italiano. Né possiamo più stupirci della strumentalizzazione dell’attualità a fini di becera propaganda politica: a cui certamente contribuiscono gli slogan leghisti, ma da cui anche lei, caro premier, non si può certo chiamare fuori. Pensare di nascondere sotto il tappeto i fallimenti concreti del suo governo e di risollevare il suo consenso in caduta libera mostrando a tutto schermo la foto del piccolo Aylan, il bimbo morto nel mare greco, è un'operazione altrettanto vomitevole.

Solo parole
Con un'aggravante in più. Certamente le semplicistiche ricette di Matteo Salvini, in concreto, convincono fino a un certo punto: uno può anche concordare con l'idea che «non possiamo accoglierli tutti» e che «dobbiamo aiutarli a casa loro», ma come si può realizzare questo programma quando in Libia non esiste un interlocutore governativo, ma solo un inferno di fazioni in guerra tra loro? Eppure il leader della Lega è pur sempre solo un politico che cerca di conquistare voti, con metodi più o meno leciti. Matteo Renzi, invece, non è semplicemente il segretario del suo partito: è anche il capo del governo, e in questa veste avrebbe il dovere di proporre una soluzione concreta. Invece anche su questo tema il bulletto di Firenze parla, parla, ma non realizza niente. Non ci dice quanti immigrati è disposto ad accogliere, e come. Non ci dice quali pressioni stia esercitando su Ue e Onu per dare a questo problema epocale una prospettiva internazionale e diplomatica. Non ci dice come intende integrare gli stranieri, che non significa solo scaricarli in un Comune a caso, ma garantire a loro come agli italiani una vita dignitosa, un lavoro e la sicurezza. In compenso i suoi compagni di partito e i suoi amici delle cooperative continuano a lucrare su un sistema dell'accoglienza studiato non per accogliere i migranti, ma per guadagnare sulle loro spalle. Renzi, vorremmo dirle se siamo anche noi delle bestie o se invece stiamo dalla parte del Pd. Se solo riuscissimo a capire come la pensate.