16 giugno 2019
Aggiornato 07:30
Regione Sicilia

Crocetta sul filo, chi lo scarica e chi lo difende

Il terremoto innescato dalle intercettazioni Tutino-Crocetta, vere o presunte che siano, ha fratturato di fatto il panorama politico siciliano su più fronti. Le opposizioni: «A casa». Partito Democratico regionale diviso tra Roma e Palermo.

PALERMO (askanews) - Il terremoto innescato dalle intercettazioni Tutino-Crocetta, vere o presunte che siano, ha fratturato di fatto il panorama politico siciliano su più fronti. Da un lato ci sono coloro che, gridando al complotto politico, cercano di tenere in piedi un governo le cui fondamenta appaiono ormai irrimediabilmente logorate; dall'altro quelli che di Crocetta non ne vogliono più sentire parlare, e ribadendo la necessità di «staccare la spina» all'esecutivo regionale, si proiettano già in campagna elettorale per voltar pagina, e dar vita ad una stagione politica nuova. A questi, poi, si aggiunge un ampio parterre di indecisi, sempre più stretti tra l'indifendibilità di un sistema rivelatosi all'opposto di quella «rivoluzione» che tre anni fa Rosario Crocetta prometteva percorrendo la strada che porta a Palazzo d'Orleans, e i timori di esporsi oggi al giudizio delle urne.
A spostare l'ago delle perplessità riguardo le sorti del governo regionale ha contribuito l'emozionante intervento di Manfredi Borsellino al tribunale di Palermo, che nel corso della commemorazione del 23esimo anniversario dell'uccisione del padre Paolo, in un'accorata difesa della sorella ha osservato come Lucia, ex assessore alla Salute, «avesse portato per oltre un anno una croce», operando in un «clima di ostilità solo per adempiere il suo dovere».

Crocetta: Sono un combattente e un combattente muore sul campo
A queste parole, in una difesa strenua della sua posizione da quanti chiedono un suo passo indietro, il presidente della Regione ha risposto di non volerne sapere, «sono un combattente e un combattente muore sul campo - ha detto -. Se lo facessi la darei vinta ai poteri forti. Qualcuno ha voluto mettere a segno un golpe, volevano determinare le mie dimissioni o il mio suicidio». Piuttosto che dimettersi, dunque, il governatore è chiaro: «Mi sfiducino se vogliono, così si renderanno complici dei golpisti e passeranno alla storia come coloro che hanno ammazzato il primo governo antimafia della storia siciliana». Da questo punto di vista si rivelerà cruciale domani, 21 luglio, il ritorno in Aula all'Ars del presidente, che nella sua prima uscita pubblica dopo lo scoppio della vicenda, affronterà una seduta che si annuncia infuocata.

D'Alia (UdC) scarica il Governatore
Intanto, tra i primi a scaricarlo c'è il suo alleato Gianpiero D'Alia, presidente nazionale dell'Udc, partito di governo. «Crocetta - ha detto D'Alia - avrebbe fatto meglio a rimanere in silenzio. Se proprio doveva parlare poteva chiedere scusa a Lucia e ai suoi familiari». Parole che pesano come un macigno, e che fanno il paio con le dichiarazioni di Gianluca Miccichè, segretario regionale dell'Udc: «Nessuno - ha detto - ci può costringere a continuare e a continuare in questa maniera. O ci sono fatti nuovi e positivi in questa settimana oppure è meglio chiudere la partita subito. Nei prossimi giorni convocheremo l'ufficio politico regionale per decidere cosa fare».
A difendere a viso aperto Rosario Crocetta è stata la vicepresidente della Regione Siciliana, Mariella Lo Bello, che rifacendosi alle parole del governatore, «Lucia non è mai stata lasciata sola», ha aggiunto: «Se Lucia Borsellino ha guidato un assessorato importante come quello alla Sanità, è stato perché in quel posto l'ha voluta proprio Crocetta per dare una spallata a quel clima di collusione che esisteva tra poteri forti e mafia». Per Lo Bello si tratta dunque «di un complotto guarda caso confezionato due giorni prima della commemorazione» della strage di via D'Amelio.
Di tutt'altro tenore, invece, sono state le dichiarazioni di Fabrizio Ferrandelli, deputato regionale del Pd, che ha persino firmato le sue dimissioni da Sala d'Ercole, invitando altri deputati a seguirlo in questa scelta, il quale ha ribadito la necessità delle dimissioni di Crocetta. Il leader de I coraggiosi, nei giorni scorsi, aveva anche criticato l'affidamento dell'assessorato alla Salute al capogruppo all'Ars del Pd Baldo Gucciardi, parlando di «un patto del salvagente che vorrebbe portare questo Titanic fino a fine legislatura».

Partito Democratico diviso tra Roma e Palermo
Le maggiori indecisioni riguardo le sorti del governo siciliano sono proprio all'interno del Partito Democratico, sempre più diviso da una partita che si gioca tra Palermo e Roma, alla luce delle parole del vicesegretario dem Debora Serracchiani che ha parlato di «situazione insostenibile». Una posizione racchiusa dal tono di Fausto Raciti, il segretario siciliano del Pd, che all'indomani della smentita del Procuratore di Palermo Lo Voi circa l'autenticità delle intercettazioni su Tutino aveva sostanzialmente fugato dubbi sulla fiducia all'esecutivo regionale, oggi è apparso più attendista.
«Siamo in uno scenario aperto a tutte le ipotesi - ha detto Raciti a Radio Anch'io -. Serve riportare i piedi per terra. Crocetta non è nè un santo nè un demone, mentre in appena 24 ore si è trovato sbalzato da demone e a santo. La nostra è una valutazione politica. Crocetta ha fatto della sua caratura antimafia la cifra dell'azione politica». «La sconfitta è anche nostra, noi abbiamo rilevato alcuni limiti di questa esperienza molto tempo fa, e su questo abbiamo sempre in maniera trasparente posto i problemi al presidente della Regione».

Musumeci: Il Pd sta facendo sprofondare le Istituzione nel caos
Dall'altro lato della barricata, infine, il leader dell'opposizione a Palazzo dei Normanni, Nello Musumeci, ha affidato al suo profilo Facebook l'ultimatum a colui che fu il suo rivale nella corsa a Palazzo d'Orleans: «Il Pd sta facendo sprofondare le istituzioni siciliane nel caos - ha scritto Musumeci -. Prima ha invocato la prosecuzione della legislatura, poi dopo le parole di Manfredi Borsellino ha fatto clamorosamente marcia indietro. Adesso assiste silente alle accuse di golpe mosse da Crocetta, che sfida l'Ars a mandarlo a casa. Chiudiamola qui questa tragicommedia: abbiano finalmente il coraggio, i deputati Pd e i loro alleati, di sfiduciarlo o lo faremo noi, per la terza volta. Ma finiamola con questi balletti indecorosi, mentre le imprese chiudono e la gente vive nella sofferenza».