24 ottobre 2020
Aggiornato 19:30
Il proprietario è lo stesso dei locali sequestrati a marzo

Mafia, la DIA sequestra il ristorante «Il Barroccio»

Ancora mafia a Roma: in pieno centro storico, alle spalle del Pantheon, un blitz della Direzione investigativa antimafia mette i sigilli al ristorante «Il Barroccio». La Coldiretti lancia l'allarme: in Italia sono 5mila i locali in mano alle mafie

ROMA - A seguito di un blitz, la Direzione investigativa antimafia ha messo i sigilli nel cuore di Roma al ristorante «Il Barroccio», nei pressi del Pantheon. Il locale apparterrebbe allo stesso proprietario de «Il Faciolaro» e «La Rotonda», sequestrati qualche mesi. Ammonta a circa un milione di euro il patrimonio sequestrato dalla Dia al calabrese Salvatore Lania. Stessa sorte degli altri due locali: il ristorante resta aperto, ma viene applicata la misura dell'amministrazione giudiziaria controllata. In questo modo i proventi del locale verranno utilizzati per il personale e i fornitori, il tutto sotto il controllo dell'amministratore giudiziario nominato dal tribunale.

Coldiretti: in Italia 5mila locali in mano alle mafie
La Coldiretti parla di circa cinquemila locali della ristorazione «del nostro Paese nelle mani della criminalità organizzata che approfitta della crisi economica per penetrare in modo sempre più massiccio e capillare nell'economia legale». Il fine principale dell'utilizzo da parte della criminalità organizzata dei locali è quello di far fronte ad una delle necessità primarie delle mafie, che è quella del riciclaggio del denaro sporco.

Chi è Salvatore Lania
Oltre al ristorante, a Lania è stata sequestrata la somma di 70mila euro depositata su un conto corrente bancario. Lo scorso 12 marzo Salvatore Lania era finito in manette con l'accusa di intestazione fittizia di beni. Allora beni immobili e mobili erano finiti nelle mani degli inquirenti, per una somma totale di dieci milioni di euro. Lania era finito all'attenzione degli investigatori in seguito al sequestro dello storico Caffè di Via Veneto. Nelle intercettazioni relative a quell'operazione, il nome di Lania veniva fuori in collegamento ad un presunto traffico di merce contraffatta.