11 dicembre 2019
Aggiornato 09:00
FdI contro Renzi e Giannini

Sulla Buona Scuola di Renzi pronti al referendum abrogativo

Il varo della riforma della Scuola non tacerà le polemiche sorte attorno al testo della «Buona Scuola». Giorgia Meloni e Fabio Rampelli denunciano la possibilità che corruzione e nepotismo entrino nelle scuole attraverso il sistema di assunzione a chiamata diretta

ROMA - Fratelli d'Italia porterà avanti la battaglia contro questa «presunta» e «vergognosa» riforma della Scuola e se necessario sosterrà il referendum per l'abrogazione della norma. A dirlo è Giorgia Meloni, che, in un post scritto su Facebook, scrive che quella proposta dal premier Matteo Renzi e dal ministro dell'Istruzione Stefania Giannini «sottrae le risorse e porta il clientelismo all'interno della scuola pubblica».

Verso la rovina della scuola pubblica
Fratelli d'Italia scende in piazza per contestare la «Buona Scuola» di Renzi e, insieme alla manifestazione di protesta al fianco dei sindacati e delle categorie del mondo della scuola, esprime con forza la propria posizione di disappunto anche a Montecitorio. In Aula il gruppo di FdI-An ha sostenuto i motivi della protesta, contro una riforma «che vuole rovinare la scuola pubblica», trasformandola in uno spazio di «gestione del potere», spiega Giorgia Meloni. Non ha nulla di buona la norma che il Governo si accinge a varare: secondo il leader di Fratelli d'Italia si tratterebbe, infatti, di una «pessima» riforma che vuole il licenziamento di persone competenti, la penalizzazione dei neoassunti, dando luogo ad una «vera e propria macelleria sociale».

Tra meccanismo clientelare e nepotismo
Ad intervenire in Aula il capogruppo di FdI Fabio Rampelli che focalizza la sua denuncia sul sistema di chiamata diretta previsto dalla riforma della «Buona Scuola». La chiamata diretta mette in moto automaticamente il «meccanismo clientelare» e avvia al «nepotismo». Come spiega Rampelli, sebbene la maggioranza, resasi conto del problema, abbia tentato di mettere mano alla riforma e di migliorare il nodo delicato delle assunzioni a chiamata diretta, i risultati sono stati scarsissimi, anzi evidentemente peggiorativi. Il rischio che in questo momento si corre – spiega il capogruppo di FdI-An – è che i dirigenti scolastici delle regioni meridionali, quelli che «esercitano faticosamente il loro ruolo per 2500 euro al mese», vengano lasciati in balia della criminalità organizzata. Per come stanno le cose, infatti, la riforma presenta falle tali da permettere manipolazioni esterne nella gestione delle chiamate: quale miglior notizia per il meccanismo clientelare che nutre corruzione e mafie in Italia?

La corruzione nella scuola per colpa del Pd
Per Rampelli, i dirigenti scolastici sarebbe in questo modo esposti a «incontenibili pressioni» da parte di personaggi malavitosi che spingerebbero affinché questo o quell'amico possa essere assunto nella scuola. In un Paese come questo in cui la corruzione imperversa e il clientelismo è prassi, esistono «poche isole felici» di cui la scuola è esempio. Il governo, invece di portare avanti un'azione di supporto e salvaguardia dell'integrità di questo ambiente, «aggredisce» la Scuola, apportando altri problemi. Le modifiche apportate dalla maggioranza rappresentata dal Partito democratico non scalfiscono affatto le dinamiche perverse di clientelismo e nepotismo e il sistema della chiamata diretta introdotto dalla «Buona Scuola» non può essere che riconosciuto con un errore. È inutile, secondo Rampelli, tentare di «esorcizzare i rischi degenerativi della chiamata diretta»: il problema è che il clientelismo entra nella scuola per mezzo di questo provvedimento, «per colpa della sinistra e del Partito democratico».