26 giugno 2017
Aggiornato 10:30
Alla faccia della «buona scuola»

Il piano del governo: concorsi pubblici vietati ai poveri

Dentro la riforma della pubblica amministrazione del ministro Madia c'è una norma pericolosa: il punteggio attribuito al voto di laurea cambierà a seconda del livello dell'ateneo. Si va verso le università di serie A e di serie B?

ROMA – Nel 2002, quando Silvio Berlusconi era al suo massimo storico di forza politica e di consensi (e la Fiat al punto più basso della sua crisi), l'allora Cav se ne venne fuori con una delle sue trovate più bizzarre e guascone di sempre: «Avendo un nome come Ferrari, caso mai cancelliamo il nome Fiat e lanciamo nel mondo un nome prestigioso come quello della Ferrari». Corrado Guzzanti, che all'epoca era in televisione tutte le settimane (quanto ci manca!) con quel capolavoro di trasmissione che si intitolava «Il caso Scafroglia», propose di andare ancora oltre: «Le macchine le chiamiamo Super Ferrari, o Super Mega Wow Ferrari, o Giuliano Ferrari, oppure Forza Ferrari». Per la verità, una mossa del genere Berlusconi l'ha poi anche tentata, parecchi anni dopo, quando sostituì l'usurato marchio del Pdl con quello di Forza Italia. Ma il risultato fu quello che tutti si aspettavano.

Il ritorno alla caciara
Ecco, quando ho letto la proposta del governo Renzi sulla riforma della pubblica amministrazione, ho pensato istantaneamente a questo episodio comico del nostro passato. E non solo perché Renzi sia, come in effetti è, un sottoprodotto di scarto della berlusconizzazione dell'Italia. Nel nostro Paese, infatti, questa è una modalità abituale a tutti i livelli: quando non sappiamo come sistemare qualcosa, invece di studiare una soluzione efficace, la buttiamo in caciara, gli cambiamo il nome, al massimo diamo una pitturata di bianco e via andare. Non vedo in che altro modo si potrebbe leggere il cuore della riforma del ministro Marianna Madia: il voto di laurea non basterà più ad accedere ai concorsi pubblici, ma si valuterà anche da quale università si è usciti.

Difficile valutazione
C'è chi ha subito brindato a questa proposta, intravvedendoci un primo passo verso l'abolizione del valore legale del titolo di studio (una manovra che, in effetti, avrebbe un forte contenuto liberale, ma sulla quale il Pd si è affrettato a frenare). C'è chi si è chiesto chi e come valuterebbe il peso dei diversi atenei: e se il criterio, come pare, fosse davvero il voto medio degli altri studenti, possibile che ritrovarsi in una classe di «secchioni» possa un domani rivelarsi un handicap, al punto da impedire l'accesso ad un concorso? Secondo me, però, c'è un punto ancora più preoccupante che si legge in controluce in questa proposta e che ha a che fare con il progetto di Italia che Matteo Renzi e i suoi stanno cercando di realizzare.

Atenei a due velocità
Loro sono quelli della «buona scuola», quelli che avrebbero dovuto uniformare all'eccellenza tutte le istituzioni scolastiche, senza eccezioni, da Bolzano a Canicattì. Invece, probabilmente perché si stanno rendendo conto della loro incapacità politica, ora stanno gradualmente cambiando programma. Non riusciamo a far funzionare meglio la scuola? Niente paura: lasciamo tutto esattamente così com'è, ci aggiungiamo un bell'hashtag nuovo fiammante per gettare fumo negli occhi, e gli italiani si arrangino. Abiti in una zona ricca o puoi permetterti di studiare in un'altra città, hai i soldi per pagarti l'iscrizione ad una delle università più blasonate? Non solo studierai meglio, sarai più preparato, ma in futuro avrai più punti nei concorsi pubblici. Sei nato nel posto sbagliato o dalla famiglia sbagliata? Invece di garantirti comunque il diritto allo studio, invece di far funzionare meglio il tuo ateneo per farlo arrivare allo stesso livello di quelli migliori, ti do una bella pacca sulla spalla: rassegnati, non solo dovrai beccarti professori mediocri, attrezzature obsolete e classi sovraffollate, ma non potrai più nemmeno accedere ad un posto pubblico. Così i meglio italiani avranno un'università da «Super Mega Wow Ferrari» e gli altri si accontentino della vecchia e scassata Fiat. È questo il Paese che ha in mente, caro premier Renzi? L'ultima indiscrezione, che risale a ieri, sostiene che l'emendamento sarà bocciato in aula dallo stesso Pd, forse accortosi della figuraccia. Staremo a vedere: attendiamo fiduciosi.