22 agosto 2019
Aggiornato 16:01
Istruzione

Scuola, nasce un nuovo modo di insegnare

Un nuovo metodo di insegnamento per sviluppare competenze e capacità di risolvere i problemi nei ragazzi di oggi, poco inclini a subire lezioni frontali e abituati ad una molteplicità di stimoli e di tecnologie. Un metodo che scommette sugli insegnanti e punta sul lavoro di squadra in classe e sul fare esperienza.

ROMA (askanews) - Un nuovo metodo di insegnamento per sviluppare competenze e capacità di risolvere i problemi nei ragazzi di oggi, poco inclini a subire lezioni frontali e abituati ad una molteplicità di stimoli e di tecnologie. Un metodo che scommette sugli insegnanti e punta sul lavoro di squadra in classe e sul fare esperienza. Ma soprattutto un modello didattico sistematico, replicabile in qualsiasi scuola, grazie a un portale (www.innovazioneinclasse.it) che funge da «cassetta degli attrezzi" in cui sono riposti gli strumenti educativi più efficaci. Sono i risultati del progetto "Innovative design dei processi educativi scolastici" realizzato da Anp, Associazione nazionale dirigenti e altre professionalità della scuola, e da Fondazione Telecom Italia, presentati stamane a Roma nella Biblioteca nazionale centrale.

Il progetto in evoluzione
Alla luce delle possibilità formative offerte dalle nuove tecnologie, il progetto, partito nel 2012 e tuttora in corso, ha coinvolto inizialmente 100 docenti di scuola elementare, media e superiore, selezionati su tutto il territorio nazionale, che si sono confrontati nel corso di 25 workshop. Insieme a dirigenti scolastici, ricercatori ed esperti formatori del Politecnico di Milano e della Sapienza di Roma, questi docenti hanno messo a punto una serie di metodi e strumenti didattici con le nuove tecnologie, poi resi condivisibili su www.innovazioneinclasse.it. La platea degli insegnanti e dirigenti che hanno partecipato si è oggi allargata fino ad raggiungere le 9mila unità.

Italia indietro in didattica
«I contenuti del sapere non cambiano, così come i programmi - ha spiegato Licia Cianfriglia, vicepresidente Anp e responsabile del progetto -. A cambiare sono gli itinerari di apprendimento. Gli insegnanti lamentavano la mancanza di nuovi metodi didattici adatti alla realtà dei ragazzi di oggi, e con Innovative Design abbiamo voluto dare un contributo concreto alla loro sete di formazione». «L'Italia è indietro non solo sulle infrastrutture ma sulla metodologia didattica - ha affermato Marcella Logli, direttore generale della Fondazione Telecom Italia -. Innovative Design è un metodo innovativo per creare competenze e sviluppare capacità di problem solving».

Coinvolgere e motivare l'apprendimento
Le motivazioni fondanti il progetto sono la centralità del docente professionista nel processo di realizzazione del piano del Governo per la Buona Scuola e la necessità di adeguare le competenze professionali degli insegnanti alle esigenze di innovazione derivanti dalla diffusione di tecnologie di rete. Secondo i curatori del progetto, l'approccio metodologico costruito è in grado di coinvolgere, motivare l'apprendimento, stimolare e seguire il processo di costruzione di conoscenza da parte dei ragazzi, documentarlo e valutarlo. Nel dettaglio il metodo passa per quattro importanti fasi: esplorare, ideare, sviluppare e progettare, e offre strumenti che rendono evidente ognuno di questi passaggi. Lo scopo ultimo, affermano i docenti che hanno contribuito al progetto, è «decretare il superamento della scuola riempitiva e trasmissiva per rendere affascinante l'oggetto di scoperta, così da coinvolgere, motivare e guidare i ragazzi verso il personale successo formativo».

Perché non in Italia metodo innovativo?
«Il problema era come rompere il monolite della didattica trasmissiva in un modo che non fosse estemporaneo, ma che divenisse sistema e quindi replicabile. E la risposta è venuta dai docenti stessi», ha commentato Cianfriglia. «Il metodo Montessori è nato in Italia, non vedo perchè non possa di nuovo nascere qui un altro metodo didattico innovativo», ha chiosato da parte sua Logli. Grandi lodi al progetto sono venute da Mario Morcellini, direttore del Dipartimento di Comunicazione e ricerca sociale dell'Università Sapienza di Roma, membro dell'Osservatorio che ha monitorato l'intero processo: «E' un progetto culturale, non un progetto di ricerca, un'opera che avrebbe dovuto fare un Ente pubblico».

I numeri parlano
Infine alcuni numeri sul portale www.innovazioneinclasse.it per la condivisione del metodo: ad oggi si contano 2.500 utenti registrati, 10.000 visitatori unici, 97.800 visualizzazioni di pagina e 18.820 sessioni; 165 le best practices caricate. Sono stati inoltre realizzati 25 eventi di disseminazione (21 in presenza e 4 webinair) di quanto sperimentato dai 100 docenti sul territorio nazionale (in 13 regioni), coinvolgendo 3.500 docenti e dirigenti di circa 3.500 scuole, con una ricaduta indiretta su una popolazione complessiva di 350.000 studenti e altrettante famiglie.