7 dicembre 2019
Aggiornato 08:00
I deputati denunciano il documento di Renzi

M5s: «Il governo va in confusione e rinvia Def, dilettanti allo sbaraglio»

Il Movimento 5 Stelle ritorna sul Documento di Economia e Finanza 2015 - la cui approvazione, prevista per questa mattina, è slittata alle 20 di stasera - e denuncia l'inefficienza del governo nel gestire il documento e il suo contenuto: «Lo avevamo detto: c'è il nulla, il buio oltre le slide e le linea guida», scrivono in una nota.

ROMA (askanews) - «Lo avevamo detto: c'è il nulla, il buio oltre le slide e le linea guida. Il governo va in confusione e rimanda l'approvazione del Def alle 20 di stasera. Dobbiamo poi aspettarci un ulteriore rinvio intorno a mezzanotte? Quello è l'orario, li avvisiamo, in cui lo spirito di Fassino potrebbe aleggiare sul tavolo del Consiglio dei ministri». Lo hanno affermato in una nota i deputati M5s, ironizzando sul rinvio dell'ok al Documento di economia e finanza del Governo Renzi.

I CONTI NON TORNANO: DILETTANTI ALLO SBARAGLIO - «Problemi con l'allegato infrastrutture? Non tornano i numeri sulle privatizzazioni? Si vuole togliere qualche strafalcione formale di quelli, vedi la Stabilità, cui il governo ci ha già abituato da mesi? Tempi tecnici legati ai nuovi insediamenti a Palazzo Chigi? Girano molte voci in queste ore. Se Renzi deve rileggerlo - hanno affermato i deputati M5S - gli consigliamo di armarsi di calcolatrice per fare bene i conti che comunque non tornano. Di sicuro c'è che l'ennesima stangata agli enti locali, di cui abbiamo già parlato, si accompagna alla solita dose allarmante di improvvisazione da dilettanti allo sbaraglio».

DEF E COMUNI: LA STANGATA - Già ieri i deputati del Movimento 5 Stelle denunciavano la stangata presente nel Documento di Economia e Finanza in relazione ai Comuni. «Basterebbe che i sindaci leggessero tra le pieghe della bozza del Def in discussione a Palazzo Chigi per capire che il premier, oggi, ha fatto finta di ascoltarli con un sorriso, ma in realtà tiene ben stretta la mazza nascosta dietro la schiena», affermavano dalla Camera i 5 Stelle,che continuavano: «Vedremo il testo definitivo, ma intanto nel documento in circolazione il governo ammette che la correzione dei conti a carico degli enti locali sarà pari a 14 miliardi da qui al 2019. Per fare un esempio, la riduzione della spesa corrente in capo alle Province (ma non le avevano abolite?) e alle città metropolitane (capito Fassino e compagnia?) sarà pari, nelle intenzioni di Palazzo Chigi, a 12 miliardi».