20 aprile 2021
Aggiornato 18:30
A Rebibbia il pontefice avvia il Triduo pasquale

Il Papa lava i piedi ai carcerati

In occasione del Giovedì Santo, Papa Francesco avvierà il Triduo pasquale nel carcere di Rebibbia, dove nella cappella celebrerà la messa «in coena Domini» e laverà i piedi ad alcuni detenuti e detenute della vicina casa circondariale femminile. Durante l'omelia di questa mattina il Papa ha ricordato ai sacerdoti l'importanza di questo momento e la parola del Signore come guida.

CITTÀ DEL VATICANO (askanews) - Oggi, ricorrenza del giovedì santo, Papa Francesco ha celebrato la santa messa crismale a San Pietro. La cerimonia, iniziata poco prima le 9.30, è occasione di rinnovamento da parte dei sacerdoti delle promesse fatte al momento della sacra ordinazione, quindi vengono benedetti l'olio degli infermi, l'olio dei catecumeni e il crisma.

L'AVVIO DEL TRIDUO PASQUALE - Alle 17.30 di oggi, Papa Francesco arriverà al carcere di Rebibbia dove, nella cappella, celebra la messa «in coena Domini» con la quale si avvia il triduo pasquale, durante la quale laverà i piedi ad alcuni detenuti e detenute della vicina casa circondariale femminile. Il primo anno di pontificato Jorge Mario Bergoglio celebrò la messa al carcere minorile di Casal del Marmo, l'anno scorso al centro Don Gnocchi per disabili. Ci sono tre donne africane, una congolese e due nigeriane, tra queste ultime una ha un bambino al nido, tre i dodici detenuti ai quali Papa Francesco lava i piedi questa sera nel carcere di Rebibbia in occasione della messa «in coena domini» del giovedì santo.

TRE DONNE DELL'ECUADOR TRA LE DETENUTE - Un comunicato rende noto che con i dodici carcerati con i quali, come Gesù con i dodici apostoli, il Papa ripete il tradizionale rito della lavanda dei piedi, sono sei donne - due detenute nigeriane (una del nido), una congolese, due italiane, una ecuadoregna - e sei uomini: un brasiliano, un nigeriano e quattro italiani. Alle 17 il Papa visita le detenute e i detenuti di Rebibbia nella Chiesa del Padre nostro della casa circondariale nuovo complesso. In chiesa il Papa incontra 150 donne detenute, comprese 15 mamme con i bambini, e 150 uomini detenuti. Fuori dalla chiesa saluterà più di 300 detenuti, il personale della polizia penitenziaria, i personale amministrativo e i volontari.

LA STANCHEZZA DEI SACERDOTI - In occasione della funzione di stamattina, il Papa ha parlato della «stanchezza dei sacerdoti» nel corso della messa crismale a San Pietro, durante la quale i sacerdoti rinnovano le promesse fatte al momento della sacra ordinazione. «Sapete quante volte penso a questo: alla stanchezza di tutti voi? Ci penso molto e prego di frequente, specialmente quando ad essere stanco sono io»«Prego per voi che lavorate in mezzo al popolo fedele di Dio che vi è stato affidato, e molti in luoghi assai abbandonati e pericolosi. E la nostra stanchezza, cari sacerdoti, è come l'incenso che sale silenziosamente al Cielo. La nostra stanchezza va dritta al cuore del Padre», continua Papa Francesco.

AFFRONTARE LE DIFFICOLTÀ SACERDOTALI - Il Papa mette in guardia dal rischio che un sacerdote cerchi, dopo gli impegni pastorali, i riposi raffinati tipici della società del consumo, nel corso della messa crismale a San Pietro, durante la quale i sacerdoti rinnovano le promesse fatte al momento della sacra ordinazione. «Teniamo ben presente - ha detto Bergoglio - che una chiave della fecondità sacerdotale sta nel come riposiamo e nel come sentiamo che il Signore tratta la nostra stanchezza. Com'è difficile imparare a riposare! In questo si gioca la nostra fiducia e il nostro ricordare che anche noi siamo pecore. Possono aiutarci alcune domande a questo proposito». Il Papa ha posto poi una serie di domande: «So riposare ricevendo l'amore, la gratuità e tutto l'affetto che mi dà il popolo fedele di Dio? O dopo il lavoro pastorale cerco riposi più raffinati, non quelli dei poveri ma quelli che offre la società dei consumi? Lo Spirito Santo è veramente per me 'riposo nella fatica', o solo Colui che mi fa lavorare? So chiedere aiuto a qualche sacerdote saggio? So riposare da me stesso, dalla mia autoesigenza, dal mio auto-compiacimento, dalla mia auto-referenzialità? So conversare con Gesù, con il Padre, con la Vergine e san Giuseppe, con i miei Santi protettori amici per riposarmi nelle loro esigenze - che sono soavi e leggere -, nel loro compiacimento - ad essi piace stare in mia compagnia-, nei loro interessi e riferimenti - ad essi interessa solo la maggior gloria di Dio - ?? So riposare dai miei nemici sotto la protezione del Signore? Vado argomentando e tramando fra me e me, rimuginando più volte la mia difesa, o mi affido allo Spirito che mi insegna quello che devo dire in ogni occasione? Mi preoccupo e mi affanno eccessivamente o, come Paolo, trovo riposo dicendo: 'So in chi ho posto la mia fede'?».

IL RAPPORTO CON LA GENTE - Il Papa ha messo in guardia dal rischio che un sacerdote prenda le distanze dalla gente e «si nasconda in un ufficio o vada per la città con i vetri oscurati», nel corso della messa crismale a San Pietro, durante la quale i sacerdoti rinnovano le promesse fatte al momento della sacra ordinazione. Jorge Margio Bergoglio ha iniziato un elenco di «stanchezze» da cui i sacerdoti devono guardarsi da «quella che possiamo chiamare 'la stanchezza della gente, delle folle': per il Signore, come per noi, era spossante - lo dice il Vangelo -, ma è una stanchezza buona, una stanchezza piena di frutti e di gioia. La gente che lo seguiva, le famiglie che gli portavano i loro bambini perché li benedicesse, quelli che erano stati guariti, che venivano con i loro amici, i giovani che si entusiasmavano del Rabbì..., non gli lasciavano neanche il tempo per mangiare. Ma il Signore non si seccava di stare con la gente. Al contrario: sembrava che si ricaricasse. Questa stanchezza in mezzo alla nostra attività è solitamente una grazia che è a portata di mano di tutti noi sacerdoti. Che bella cosa è questa: la gente ama, desidera e ha bisogno dei suoi pastori! Il popolo fedele non ci lascia senza impegno diretto, salvo che uno si nasconda in un ufficio o vada per la città con i vetri oscurati. E questa stanchezza è buona, è sana. E' la stanchezza del sacerdote con l'odore delle pecore..., ma con sorriso di papà che contempla i suoi figli o i suoi nipotini. Niente a che vedere con quelli che sanno di profumi cari e ti guardano da lontano e dall'alto. Siamo gli amici dello Sposo, questa è la nostra gioia. Se Gesù sta pascendo il gregge in mezzo a noi non possiamo essere pastori con la faccia acida, lamentosi, né, ciò che è peggio, pastori annoiati. Odore di pecore e sorriso di padri... Sì, molto stanchi, ma con la gioia di chi ascolta il suo Signore che dice: 'Venite, benedetti del Padre mio'».

NEUTRALIZZARE IL MALE - Il Papa ha parlato della «stanchezza dei nemici», nel novero delle «stanchezze» alle quali i sacerdoti rischiano di essere esposti, nel corso della messa crismale a San Pietro, durante la quale i preti rinnovano le promesse fatte al momento della sacra ordinazione. «Il demonio e i suoi seguaci non dormono e, dato che le loro orecchie non sopportano la Parola di Dio, lavorano instancabilmente per zittirla o confonderla», ha detto Bergoglio con tipico linguaggio gesuitico. «Qui la stanchezza di affrontarli è più ardua. Non solo si tratta di fare il bene, con tutta la fatica che comporta, bensì bisogna difendere il gregge e difendere sé stessi dal male. Il maligno è più astuto di noi ed è capace di demolire in un momento quello che abbiamo costruito con pazienza durante lungo tempo. Qui occorre chiedere la grazia di imparare a neutralizzare: neutralizzare il male, non strappare la zizzania, non pretendere di difendere come superuomini ciò che solo il Signore deve difendere. Tutto questo aiuta a non farsi cadere le braccia davanti allo spessore dell'iniquità, davanti allo scherno dei malvagi. La parola del Signore per queste situazioni di stanchezza è: 'Abbiate coraggio, io ho vinto il mondo!'».