9 dicembre 2019
Aggiornato 21:30
Carenza di sicurezza con la chiusura ospedali psichiatrici giudiziari

Baroni: «Nelle Rems il personale sanitario è lasciato solo»

Chiudono i battenti gli Ospedali psichiatrici giudiziari. Dal primo aprile i pazienti verranno trasferiti in nuove strutture, le cosiddette Rems, Residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza. Dalla politica arriva la denuncia della scarsa sicurezza nelle nuove strutture, in cui non vi sarà la polizia giudiziaria e i pazienti saranno tenuti d'occhio dalla videosorveglianza.

ROMA - «Le intenzione sono buone, ma la questione è stata gestita malissimo, perché non si è stati attenti al progetto con cui si voleva deistituzionalizzare questi pazienti, che sono, però, socialmente pericolosi, non solo a loro stessi, ma anche ad altri». A parlare è il deputato del Movimento 5 Stelle Massimo Baroni, che, in un'intervista rilasciata al DiariodelWeb.it, commenta la chiusura definitiva degli Ospedali psichiatrici giudiziari e la nascita delle Rems – acronimo di Residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza –, passaggio previsto dalla Legge 81/2014.

LA GESTIONE DELLE REMS - Diverse le problematiche relative alla conversione prevista dalla Legge, che vedrebbe il passaggio dei soggetti dal controllo del Ministero della Giustizia a quello della Sanità, con conseguenti significativi cambiamenti nella gestione dei pazienti. Come previsto da provvedimenti del 2014 e del 2013, «è stato stabilito che i 25 Opg in Italia dovessero immediatamente dimettere tutti i pazienti considerati dal magistrato socialmente non pericolosi. Si parlava circa un anno e mezzo fa di quasi mille persone ricoverate nei cinque Opg, ancora ricoverati nelle strutture nonostante la legge ne chiedesse la dismissione immediata. Di fatto questo non è accaduto e queste strutture hanno continuato ad ospitare i pazienti, anche perché le Rems non sono mai partite. Il provvedimento prevede che all'interno delle Rems, in cui è prevista la presenza del solo personale sanitario, vengano ricoverati i pazienti psichiatrici considerati socialmente più pericolosi», spiega il deputato.

ZERO SICUREZZA PER IL PERSONALE SANITARIO - Un giudizio negativo arriva anche dalle società scientifiche, che considerano inappropriate le misure adottate per la nuova gestione dei pazienti e, soprattutto, per la messa in sicurezza degli operatori che lavoreranno nelle strutture in questione. Come spiega il deputato Baroni, «quattro società, nazionali e internazionali, di psichiatria hanno comunicato il loro totale dissentire rispetto al provvedimento proprio relativamente alla sicurezza del personale sanitario che andrà a lavorare all'interno delle Rems. Mentre, infatti, nell'ospedale psichiatrico giudiziario è prevista la figura della polizia penitenziaria che quotidianamente affianca e aiuta nel rispetto delle regole nella struttura, all'interno delle Rems la figura della polizia penitenziaria non ci sarà». Scarsa, scarsissima quindi la prevenzione prevista nelle strutture: «È previsto un monitoraggio videocamerale all'interno del perimetro della Rems, in teoria affidata al Ministero della Giustizia, quindi all'amministrazione penitenziaria. Di fatto, però, non è previsto l'utilizzo del personale, con un controllo da remoto. L'unico personale di vigilanza che sarà sul luogo sarà – perché questo prevede la legge – la guardia privata. Innanzitutto c'è da dire che in Italia le agenzie private sono attenzionate dai giornali, perché le due più grandi società che forniscono vigilanza in Italia nel pubblico sono legate alle indagini in corso su Mafia capitale e i recenti scandali che hanno investito anche il Ministero delle Infrastrutture», continua a spiegare Baroni.

IL PROBLEMA DEI 'FINTI' MALATI - Il problema di sicurezza del personale che lavorerebbe nelle strutture non si fermerebbe al pericolo legato alle malattie psichiche dei pazienti e quindi socialmente pericolosi. Come spiega l'onorevole Baroni, infatti, una percentuale delle persone affidate alle strutture è costituita da persone confluite negli Opg «ma fanno parte ancora della rete delle organizzazioni malavitose, grazie al lavoro di magistrati e perizie. Quindi di fatto questi soggetti sono finiti negli Ospedali psichiatrici giudiziari perché in alcune situazioni un avvocato ha suggerito che sarebbe convenuto finire in un ospedale psichiatrico piuttosto che scontare una condanna normale». Con i malati psichiatrici, quindi, c'è la possibilità che convivano anche membri di cosche e clan che hanno trovato negli Opg l'alternativa alla condanna e che, in assenza di una polizia penitenziaria, potrebbero, dall'interno delle nuove strutture, ritessere rapporti malavitosi, continuando di fatto a delinquere indisturbati: «Le strutture sono previste per accogliere venti persone, quindi basterebbe che solo uno dei pazienti fosse legato alla malavita per procedere con minacce più o meno velate al personale sanitario, che comunque non avrebbe un contatto significativo con gli organi di Polizia statale, ma lo avrebbe di persona solo con la vigilanza privata». Vigilanza privata che, come specifica il deputato, non può intervenire fisicamente in caso di emergenza.