9 dicembre 2019
Aggiornato 21:00
Il deputato leghista contro la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari

Rondini: «Con la chiusura degli Opg a repentaglio la sicurezza dei cittadini»

La legge 81/2014 prevede che da oggi 31 marzo gli Ospedali psichiatrici giudiziari chiuderanno definitivamente. La chiusura degli Opg prevede il passaggio dei soggetti affetti da problemi psichici in residenze sanitarie mentali (Rems), che non saranno più sotto il controllo del Ministero della Giustizia ma passeranno sotto quello della Sanità

ROMA - «La soluzione trovata non ci soddisfa perché non soddisfa i requisiti di sicurezza delle comunità nelle quale verranno inserite queste strutture che dovrebbero sostituire gli attuali Opg». Il 31 marzo è l'ultimo giorno in cui gli ospedali psichiatrici giudiziari rimarranno aperti: a partire dal primo aprile, infatti, così come previsto dalla Legge 81/2014, queste strutture verranno chiuse definitivamente. A commentare la notizia, al DiariodelWeb.it, è il deputato della Lega nord Marco Rondini, membro della Commissione Affari Sociali.

MANCANO I REQUISITI DI SICUREZZA - «Che ci fossero degli aspetti negativi nella gestione di alcuni ospedali psichiatrici giudiziari è un dato di fatto. Era testimoniato dalla cronaca e le inchieste lo hanno confermato», spiega l'onorevole Rondini, che, però, non si dice affatto persuaso dalla decisione presa dal governo. Nonostante l'inefficienza e i problemi constatati in molte strutture Opg, «la soluzione trovata non ci soddisfa perché non soddisfa i requisiti di sicurezza delle comunità nelle quale verranno inserite queste strutture che dovrebbero sostituire gli attuali Opg. Attuali perché ancora ad oggi non tutte le Regioni si sono attrezzate per dar seguito al mandato da parte del governo. Faccio riferimento ad esempio alla posizione della Regione Veneto che ha ricordato al governo che non sono soddisfatti i requisiti minimi di sicurezza, soprattutto per chi abita vicino a queste strutture ed anche per gli operatori, che sicuramente non saranno in grado di confrontarsi con persone che hanno sicuramente dei problemi di natura psichiatrica ma che sono anche potenzialmente dei criminali», spiega il deputato leghista.

A REPENTAGLIO LE COMUNITÀ - Secondo l'onorevole Rondini il governo dovrebbe riflettere sulla questione che risulta molto più delicata di quello che sembra, in modo particolare per il territorio che sarà costretto ad ospitare le strutture che andranno a sostituire gli Opg. «Allora si deve spiegare perché dobbiamo mettere a repentaglio la sicurezza delle comunità che avranno la sfortuna di ospitare una struttura che accoglierà queste persone, senza un minimo di sicurezza, perché non ci sono operatori di polizia all'interno di queste strutture. Sono previsti semplicemente dei volontari. Giustamente la Regione Veneto ha risposto al governo che loro non si attrezzeranno in tal senso perché non risponde ai requisiti minimi di sicurezza per le comunità che avranno la sfortuna di dover ospitare sul proprio territorio una struttura di questo tipo», continua preoccupato il deputato Rondini.

PERICOLO INTOLLERABILE - A fine mese, dunque, ci sarà la chiusura degli Opg con il passaggio dei soggetti affetti da problemi psichici in residenze sanitarie mentali (Rems). Tali strutture non saranno più sotto il controllo del Ministero della Giustizia ma passeranno sotto quello della Sanità, introducendo, quindi anche un passaggio di trattamento dei soggetti. «Alcuni casi dimostrano che oggettivamente queste persone sono pericolose per sé ed in particolare anche per gli altri – spiega il deputato della Lega –. Perché se fossero pericolose solo per loro stesse poco male, nel senso che chi è causa del suo mal pianga sé stesso, però diventa pericoloso e non tollerabile il fatto che lo diventino per gli altri», spiega, ancora, l'onorevole Rondini. I controlli, dunque, sarebbero carenti, secondo quanto affermato dall'esponente della Lega, che illustra le proposte avanzate dal partito ma mai prese in considerazione. «Noi con diversi emendamenti e ordini del giorno avevamo chiesto che venissero soddisfatti i requisiti minimi di sicurezza e quindi, fare in modo prima che tra gli operatori ci fosse del personale che ha una certa preparazione per potersi confrontare con questo tipo di fenomeno e quindi agenti di polizia penitenziaria, comunque agenti di pubblica sicurezza. Altrimenti avevamo chiesto addirittura che venissero recintati e che le strutture sorgessero in prossimità di caserme della polizia o dei carabinieri, ma non siamo stati ascoltati», continua il deputato.

BASTA COL POLITICALLY CORRECT - È inaccettabile che le comunità e i territori costretti ad ospitare le nuove strutture paghino le conseguenze di una estremizzazione del politically correct, secondo l'onorevole Rondini. «Io capisco la deriva ideologica rispetto alla quale si inchina questo provvedimento, che vuole che la responsabilità della malattia mentale ed eventualmente la deviazione criminale del malato mentale sia colpa della società e non di chi magari è arrivato a quel punto – spiega il deputato –. La deviazione mentale è dovuta a mille fattori, magari anche genetici. Non si può far pagare il prezzo del politicamente corretto in continuazione alle comunità, che già sono vessate in ogni modo e che si vedrebbero sorgere queste strutture sotto casa senza un minimo controllo», conclude il deputato della Lega nord.