21 aprile 2021
Aggiornato 01:00
Le Olimpiadi potrebbero salvare i fantasmi di Fuksas e Calatrava

Tor Vergata 2024: Malagò ottiene un via libera bipartisan

Addio Tor di Quinto, sull'incompiuta Città dello Sport ricade la scelta per ospitare il Villaggio olimpico. Centrosinistra e centrodestra concordano: «Così – commentano al DiariodelWeb.it – rilanceremo questa avvilente cattedrale nel deserto»

ROMA – Per battere la concorrenza di Amburgo e Boston, Roma punta su Tor Vergata. Archiviata l'ipotesi Tor di Quinto («troppi vincoli ambientali»), è questa la nuova sede del villaggio olimpico proposta dal presidente del Coni Giovanni Malagò nella sua audizione in commissione Cultura al Senato. Perfettamente in linea con il progetto di un'Olimpiade low cost, come vogliono sia il governo che il Comitato olimpico internazionale. «L'aspetto ambientalistico è al primo punto dell'agenda – spiega Malagò – l'utilizzo di cubature preesistenti come la Nuova Fiera di Roma e il recupero delle opere inutilizzate che hanno caratterizzato in negativo alcuni eventi precedenti». Un identikit nel quale si scorge in controluce proprio la Città dello sport, progettata dall'archistar Santiago Calatrava per i Mondiali di nuoto del 2009 e rimasta da allora tristemente incompiuta. «La volontà è localizzare il villaggio laddove ci sono strutture pubbliche e un'area che ha una finalità urbanistica, come Tor Vergata», conferma il numero uno del Coni.

SCIPIONI: «UNA GRAVE FERITA DA SUTURARE» – Le ragioni che stanno dietro questa proposta ce le spiega nel dettaglio Marco Scipioni, presidente del sesto Municipio: «Noi proponiamo l'area innanzitutto perché è già dedicata allo sport dal piano regolatore e quindi non necessita di alcuna variazione in questo senso – commenta al DiariodelWeb.it – Per i cittadini rappresenta una ferita grave, in quanto centinaia di milioni di euro sono stati spesi per un'opera rimasta incompiuta. E questo grave problema, latente da dieci anni, potrebbe trovare soluzione solo in una vocazione sportiva di pregio come le Olimpiadi. Non va dimenticato che parliamo di risorse pubbliche e che l'area è migliorata grazie alla presenza di due metropolitane, l'imbocco della Roma-Napoli, la bretella e la Roma-Pescara, quindi è servita da una mobilità di grande eccellenza. Per ultimo, ma non di minore importanza, potremmo parlare di riqualifica della periferia e dell'Università di Tor Vergata che registra un forte aumento di iscrizioni ed è carente di attrezzature sportive».

CELLI: «INTERESSANTE, MA CHI PAGA?» – L'ipotesi sembra convincere anche il Comune, come conferma al DiariodelWeb.it Svetlana Celli, presidente della commissione Sport: «Sicuramente interessante, anche se rimangono diversi aspetti da approfondire – sottolinea la consigliera della lista Marino – Da lato è vero che il cantiere della Città dello Sport, cattedrale nel deserto e avvilente simbolo di spreco di risorse pubbliche, è considerato dai tecnici come un buon punto di partenza per il progetto olimpico. E la realizzazione del villaggio non potrebbe prescindere dal completamento delle Vele, dal potenziamento dell’impiantistica inizialmente prevista per i Mondiali di nuoto e dalla realizzazione di collegamenti viari efficienti tra Roma est, il centro e i Castelli. Così facendo, i giochi olimpici sarebbero una grande occasione di rigenerazione urbana e rilancio dello sport su tutto il territorio cittadino, a partire dalle periferie. Dall’altro lato, è fondamentale capire chi realizzerà il villaggio, con quali risorse (pubbliche o private) e soprattutto cosa sarà delle strutture dopo che i riflettori sui Giochi si saranno spenti». Per evitare, insomma, che il secondo evento sportivo in pochi anni nel quartiere si trasformi in un secondo roboante fallimento.

QUARZO: «FU ERRORE DI VELTRONI» – Anche l'opposizione vede di buon occhio la proposta Malagò. «Intelligente – la definisce al DiariodelWeb.it Giovanni Quarzo, consigliere forzista della commissione Sport – Dobbiamo fare in modo di utilizzare quella struttura che è costata e sta costando ancora un sacco di soldi. Quello, insieme alla Nuvola di Fuksas, fu un grande errore strategico di Veltroni: la somma delle due opere ammonta a oltre un miliardo di euro. E qualsiasi idea, come quella di Malagò, che consenta di riutilizzarla, invece di lasciarla come una cattedrale nel deserto mandando sprecati gli investimenti fatti fino ad oggi e quelli che ancora si faranno per il completamento, secondo me è positiva». Resta un grande dubbio politico: nel 2024, data prevista per le Olimpiadi, probabilmente Marino non sarà più sindaco di Roma. Ma l'attuale primo cittadino è l'uomo giusto per gestire questa candidatura? «La gestirà con grandissima difficoltà – sostiene l'esponente di Forza Italia – In Giunta ci sono anche delle capacità, non è un esecutivo tutto disastroso. Ma il problema è che Marino è cascato in un ruolo che non è il suo e che non è capace di svolgere in nessun modo. Nemmeno di guidare la macchina amministrativa, che ha completamente disarticolato, senza conoscerla e senza impostare un rapporto normale con i dirigenti e i dipendenti. C'è tanta presunzione e tanto dilettantismo, che insieme sono un mix devastante. Roma risente di una crisi economica nazionale devastante, ma Marino ci ha messo il carico da novanta. Siccome la città è allo stremo, noi facciamo un'opposizione costruttiva, cerchiamo di far funzionare le cose e di creare occasioni di efficienza e sviluppo».