19 novembre 2019
Aggiornato 13:30
L'ex assessore De Palo chiede rispetto per il progetto del Papa

«Dal Giubileo fuori la speculazione e dentro il volontariato»

Il capogruppo propone al DiariodelWeb.it la sua ricetta perché l'evento non coinvolga solo il centro storico: «Associazionismo, turismo religioso e istituti per i pellegrini. Un'occasione unica per il rilancio della città»

ROMA – Almeno su un punto, maggioranza e opposizione sembrano concordi: convocando il Giubileo straordinario per il prossimo dicembre, Papa Francesco ha concesso un'opportunità altrettanto straordinaria alla città. Ma a giovarsene, come spesso accade, sarà solo il centro storico, candidato ad ospitare i grandi eventi e i relativi milioni di visitatori, oppure stavolta anche le periferie guadagneranno il loro spazio? In un periodo in cui, oltre al litigio tra le due archistar Fuksas e Piano, anche lo stesso sindaco Ignazio Marino ha acceso i riflettori sui sobborghi (definendoli «la priorità delle priorità»), la domanda sembra lecita.

COSÌ IL GIUBILEO CI FARÀ USCIRE DALLA CRISI – Una possibile risposta è quella che propone Gigi De Palo, già assessore della Giunta Alemanno e oggi capogruppo di Cittadini X Roma. «Che la si guardi da destra o da sinistra, la città sta vivendo un momento di grande crisi: è un dato di fatto oggettivo – riflette ai microfoni del DiariodelWeb.it – E il Giubileo può essere non solo un'occasione di riflessione religiosa, ma anche di rilancio della città. Di cosa abbiamo bisogno? In primo luogo di un sindaco realista, che non dica di essere pronto se al momento non lo è. In secondo luogo di un gruppo di lavoro che non trasformi quest'opportunità nell'ennesima dinamica ideologica, ma che coinvolga tutti: maggioranza, opposizione, associazionismo, società civile».

PERIFERIE PROTAGONISTE GRAZIE ALLE ASSOCIAZIONI – Coinvolgere le centinaia di associazioni che svolgono quotidianamente e silenziosamente il proprio lavoro sul territorio, secondo De Palo, può essere la chiave per contenere i costi della macchina organizzativa e allo stesso tempo per non tagliare fuori le periferie. «Sento parlare di low cost, ma soprattutto credo che si dovrebbe parlare di sussidiarietà – prosegue – Invece delle presunte cabine di regia, ascoltiamo le associazioni che risolvono tutti i giorni i problemi di centinaia di migliaia di persone: Banco alimentare, Vincenziani, Acli, Agesci, Azione cattolica, Unitalsi, Sant'Egidio, Forum delle famiglie... Una struttura che già esiste e che va valorizzata, visto che per un evento cattolico come questo sarà ancor più propensa a collaborare. La maggior parte di queste realtà insiste proprio sulle periferie».

IL TURISMO NON È SOLO IN CENTRO – Le zone periferiche della città, inoltre, hanno molto da offrire anche sul fronte del turismo: «Leggo della volontà di valorizzare la via Francigena – commenta De Palo – che può portare a San Pietro attraverso cammini che coinvolgono anche i sobborghi. Penso alle catacombe dei Santi Marcellino e Pietro a villa Gordiani, o a quelle di San Callisto sulla Appia, o Roma Sud con l'area del Divino Amore. Tutte le strade portano a Roma e se non riesci a valorizzare le periferie è un problema tuo». E poi c'è il tema dell'accoglienza, per il quale l'ex assessore propone il coinvolgimento delle cosiddette case di turismo sociale: «Gli istituti religiosi che offrono alloggio ai pellegrini solo a Roma sono 250: ho provato più volte a presentarli in audizione alla commissione Turismo. Andrebbero censiti e inseriti nel sistema dell'accoglienza di Roma, mentre oggi li si considera solo quando devono tirare fuori i soldi per le tariffe di soggiorno. E la maggior parte di loro sono nella zona Nord-Ovest, sull'Aurelia».