24 giugno 2019
Aggiornato 21:30
Dopo l'assoluzione al processo Ruby

Vescovi e CEI, tutti contro Berlusconi

Dopo la discussa assoluzione al processo Ruby, il quotidiano dei vescovi Avvenire pubblica un editoriale in cui sottolinea i limiti della legge e rimarca la differenza tra «assoluzione con motivazioni sconosciute» e «approvazione morale». Sulla stessa linea il segretario della Cei mons. Galantino. Ma Sisto (Fi) non ci sta, e chiede che le polemiche si plachino una volta per tutte.

ROMA - L'esito penale favorevole a Silvio Berlusconi del processo Ruby «non cancella il rilievo istituzionale e morale» di quanto accaduto. Lo scrive, rispondendo ai lettori, il direttore di Avvenire Marco Tarquinio a proposito dell'assoluzione di Silvio Berlusconi in Cassazione.

TARQUINIO: ASSOLUZIONE LEGALE MA NON MORALE«Quest'assoluzione dell'ex cavaliere fa riflettere sulle modalità con cui è stato imbastito un processo accompagnato da grandi clamori e che ha avuto conseguenze serissime», osserva Tarquinio sul quotidiano della Cei, ma «un'assoluzione con le motivazioni finora conosciute non coincide con un diploma di benemerenza politica e di approvazione morale».

MONS. GALANTINO: IO STO CON AVVENIRE - Dello stesso avviso il segretario della Cei mons. Nunzio Galantino si schiera con il quotidiano dei vescovi Avvenire nella vicenda processuale che ha visto l'assoluzione di Berlusconi nel processo Ruby: «Avvenire ha preso una posizione coraggiosa che va sostenuta e confermata» ha detto Galantino, che poi ha aggiunto: «La legge arriva fino a un certo punto ma il discorso morale è un altro».

SISTO: BASTA POLEMICHE - Ma il deputato di Forza Italia Paolo Sisto vuole che le polemiche tacciano una volta per tutte. Intervenuto a Omnibus (La 7), ha infatti dichiarato: «Le sentenze definitive devono porre fine alle polemiche: non è tollerabile che continui l'aggressione mediatica a Silvio Berlusconi, basata su una non meglio definita critica morale, anche dopo un'assoluzione piena e conclusiva»«Una certa stampa - ha proseguito - continua a far riferimento al contenuto delle arringhe difensive; costoro ignorano che i processi servono ad accertare le responsabilità penali e che il diritto di difesa è esercitato dal difensore tecnico nella prospettiva di ottenere un risultato utile al proprio cliente. Sicché ben si può 'jazzare' su fatti, prove e circostanze perché si evinca un solo dato: l'inconsistenza delle responsabilità penali. Strumentalizzare tutto questo fa sorridere, se non ridere».