22 maggio 2019
Aggiornato 23:30
Scotto: «Siamo in una fase di grossi sconvolgimenti»

SEL: dal terremoto «Forza Renzi» aspettiamoci scissioni e nuovi squilibri

Cosa sta succedendo ai partiti? Perché i dissidenti vengono zittiti e quasi ostracizzati? La metamorfosi della politica comporta uno squilibrio inevitabile all'interno delle conformazioni. A commentare la situazione Arturo Scotto di Sel: «L'asse Renzi-Berlusconi, che ormai si muovono in sintonia totale e questo produce problemi a destra come a sinistra».

ROMA - «È chiaro che siamo in una fase di grossi sconvolgimenti nel quadro politico, di un rafforzamento dell'asse Renzi-Berlusconi, che ormai si muovono in sintonia totale e questo produce problemi a destra come a sinistra». Il capogruppo alla Camera di Sinistra Ecologia e Libertà, Arturo Scotto, intervistato da DiariodelWeb.it, commenta le instabilità che oggi più che mai caratterizzano i partiti.

COSA SUCCEDE AI PARTITI? - Insomma, la situazione attuale interna ai partiti non è delle migliori: il Partito Democratico è quotidianamente in punto di rottura, Forza Italia zittisce i suoi 'eretici', mentre leader e guru del Movimento 5 Stelle sono sempre in piede di guerra contro chi li contraddice. Insomma, verrebbe da paragonare la situazione odierna a quella che qualche decennio fa caratterizzava il Partito Comunista, in cui chi dissentiva veniva ostracizzato, escluso. Ma i tempi sono diversi, le ideologie più flebili di una volta e le commistioni troppe per azzardare parallelismi.

I TEMPI CAMBIANO - Arturo Scotto commenta il delicato frangente e giustifica la situazione di squilibrio con la metamorfosi che la politica italiana sta subendo. «Il Pci aveva una democrazia interna molto più forte rispetto al Partito democratico, aveva gruppi di regime molto più solidi che avevano discussioni politiche interne molto forti e poi aveva la capacità di produrre delle sintesi», commenta l'esponente di Sel. «Aggiungo che per esempio su temi come la Costituzioni, ad esempio sull'articolo 7, ci furono personalità di primissimo piano nel partito comunista italiano che votarono in dissenso rispetto alla posizione che Togliatti assunse sull'inserimento dell'articolo 7 della Costituzione sui Patti Lateranensi. Per cui credo che il paragone non regga», a sottolineare le profonde e viscerali differenze che corrono tra la politica dei giorni nostri e quella rappresentata dal Partito Comunista più grande d'Europa.

LA METAMORFOSI - Il deputato di Sel sottolinea, però, che «c'è un tema rispetto al rapporto con le minoranze interne che diventa sempre più forte, sempre più significativo. Questo vale per il Pd come per gli altri partiti – spiega Scotto. Mi pare che ci sia una divaricazione sempre più profonda sulla cultura politica che si manifesta ormai quasi in ogni passaggio». E rispetto ad un Bersani che afferma alla Direzione del Partito democratico «questa è casa mia, io non me ne vado», Arturo Scotto afferma: «Io non entro nel merito di una discussione interna che rispetto e di cui rispetto davvero con grande profondità il travaglio. Il punto è capire di qui a mese ci sia lo spazio per definire il Pd ancora casa sua».

RENZI E IL GIOCO DELL'EQUILIBRIO - Insomma, i problemi ci sono e si avvertono con nitidezza e lo scontro sull'Italicum di mercoledì ne è chiaro esempio. Come ricordato da Scotto, l'asse Matteo-Silvio si rafforza e lo scontro è inevitabile. Il Patto del Nazareno vince sulla pelle delle minoranze, «ci sono polemiche e discussioni ma non si molla di un centimetro», per poi rivolgersi così ai dissidenti: «Prendo atto che, come sul Jobs Act, una parte della minoranza del mio partito decide di muoversi in autonomia. È una decisione che non condivido e non credo che la condividano i militanti delle feste dell'Unità: ma questo è ininfluente ai fini del risultato finale». È «ininfluente» per i risultati ma non per l'equilibrio del partito che sembra andare incontro ad una rottura importante. Ma Renzi si tiene sul filo del rasoio quando sottolinea che Forza Italia non entrerà nella maggioranza, e, anzi, addossando la colpa della situazione alla minoranza Pd. Quindi, sì, i voti del partito di Berlusconi sono stati determinanti, ma a causa del vuoto dei voti dei dem: «Vorrebbero che reagissi, che mi mettessi a urlare. Ma io incasso la vittoria, sono loro che hanno perso». Forse abbiamo perso tutti.