19 aprile 2019
Aggiornato 06:30
Il vero problema è l'incapacità «criminale» di chi fa le leggi

Versace: «Torno in politica per dare la sveglia ai parassiti dello Stato»

Santo Versace ha rilasciato un'intervista a DiariodelWeb.it, per spiegarci come mai ha deciso di tornare in politica aderendo a Italia Unica di Corrado Passera. Secondo l'imprenditore, l'Italia ha enormi potenzialità, ma anche una pesante zavorra: i costi colossali dell'apparato politico.

ROMA – Santo Versace ha rilasciato un'intervista a DiariodelWeb.it, per spiegarci come mai ha deciso di tornare in politica aderendo a Italia Unica di Corrado Passera. Secondo l'imprenditore, l'Italia ha enormi potenzialità, ma anche una pesante zavorra: i costi colossali dell'apparato politico.

Come mai ha scelto di aderire a Italia Unica?
«Perché amo fare politica, sono stato anche deputato durante la scorsa legislatura, per cinque anni. Ho conosciuto tutti da vicino, e poiché voglio bene al mio paese ho deciso di aderire a Italia Unica: per la persona carismatica che lo guida, Corrado Passera, e per il programma sincero che propone. Per quanto mi riguarda, la politica è un punto di arrivo, non di partenza: dovrebbero fare politica sono quelle persone che hanno dimostrato di valere, di saper lavorare e che nella loro vita hanno saputo fare anche del bene. Non riscontro altrove queste caratteristiche. Se non ci fosse stata questa iniziativa di Corrado Passera, non avrei più fatto politica attiva.»

Corrado Passera è stato anche Ministro del governo Monti: cosa Le è piaciuto e cosa non Le è piaciuto di quel governo?
«Il governo Monti è partito bene, ma dopo 5/6 mesi ha perso la spinta propulsiva. Probabilmente il Capo del Governo ha pensato più a se stesso che al paese. Passera invece ha fatto un ottimo lavoro come Ministro.»

Torniamo a Italia Unica: dove si schiererà, a destra o a sinistra?
«Si schiera al centro. Italia Unica vuole riportare a votare tutti gli italiani che non lo fanno più. I grillini hanno proposto una politica non costruttiva e non sono riusciti a essere incisivi. Noi vogliamo fare una politica costruttiva. Il M5S è stato il partito che, in percentuale, ha preso più voti alle elezioni politiche: significa che gli italiani, pur di rompere con la vecchia politica, sono andati alle urne. Poi però, i grillini non sono riusciti a essere incivisi, avrebbero dovuto sfidare Bersani e provare a fare in Parlamento le leggi contro la corruzione, l'evasione fiscale, il taglio dei privilegi e il reddito di cittadinanza. Questo dispiace molto perché, se vogliamo bene a questo nostro paese, sarebbe davvero importante che le nuove forze sociali e politiche, che si distinguono per buona volontà ed etica, possano incidere di più. Altrimenti restiamo nelle mani della Prima Repubblica, perché la Seconda non è mai cominciata.»

Lei è anche un grande imprenditore: qual è il problema tra la politica e il mondo delle imprese?
«Io ho diviso l'Italia in tre: le tre 'P'. I primi sono i «produttori»: tutti coloro che lavorano seriamente, dal professionista al fattorino, fino ad arrivare all'imprenditore. Una parte del paese è dunque costituita dai produttori, che lavorano e producono ricchezza. Poi ci sono i cosiddetti «prenditori»: lavorano col pubblico, negli appalti ad esempio, ma come li ottengono questi appalti? Generalmente grazie alle lobby di potere. In ultimo ci sono i «profittatori»: sono persone che vivono grazie al mondo della politica e non hanno mai lavorato in vita loro. Sono coloro che, generalmente, hanno un reddito di gran lunga superiore a quello che dichiarano, e intorno a loro ruotano grandi privilegi. Di cosa ha bisogno questo paese? Del lavoro di tutti. I diritti sono figli dei doveri: non ci possono essere diritti senza doveri. Chi lavora nel pubblico deve innanzitutto capire che non deve arricchirsi a danno dei cittadini, e poi deve imparare a meritarsi lo stipendio. Avendo vissuto cinque anni in Parlamento ho visto Palazzo Chigi, la Camera, il Senato: costano tutti il doppio o il triplo di quello che valgono. Per non parlare delle Regioni: il nostro declino è iniziato nel 1970 perché abbiamo creato una sovrastruttura colossale. Cosa serve al paese? Che il 90% delle persone che vivono di politica vada a lavorare. E il lavoro, invero, c'è: secondo l'indagine del Corriere dell'Innovazione, in Italia ci sono circa un milione e quattrocentomila posti di lavoro scoperti.»

Che tipo di posti scoperti?
«Nella Versace, siamo costretti ad assumere stranieri ed extracomunitari perché i nostri connazionali non vogliono fare certi lavori: e sono tutti lavori in regola e remunerati per bene. Anche in casa ho due lavoratrici regolarmente registrate: due filippine, perché italiani disposti a fare questo lavoro non ne trovo. Il problema del nostro mercato del lavoro è che non si incontrano domanda e offerta. Noi, in Italia, stiamo pagando ancora le macerie del 1968: quando furono distrutte le nostre scuole professionali, ed erano le migliori del mondo. Quando parliamo di Made in Italy, dobbiamo ricordare che c'è bisogno di gente che sappia lavorare con le mani: sarte e modelliste, per esempio. L'Italia ha un potenziale infinito: ha tutto quello di cui avrebbe bisogno. E' il primo paese nel mondo per creatività, qualità, ingegno e talento.»

Qual è il nemico numero uno di questa nostra grande potenzialità inutilizzata? Qual é il vero problema dell'Italia?
«Il problema vero dell'Italia è la criminalità politica: ci sono troppi legami tra criminalità e politica. Troppi politici che gestiscono il bene pubblico e il denaro pubblico in maniera criminale.»

Cos'é che l'ha delusa e disgustata di più, del mondo politico che per cinque anni ha visto con i suoi occhi?
«La perdita di tempo. Novecentoquarantacinque persone, pagate profumatamente per gestire il paese, passano il tempo a litigare fra di loro. Se le aziende fossero gestite come il Parlamento, sarebbero tutte fallite. Si può lavorare per il paese, armati l'uno contro l'altro? Sui manifesti delle campagne elettorali, i politici si criminalizzano a vicenda: che dovremmo pensare noi, quando leggiamo certe scritte? Che sono tutti criminali. Verrebbe da pensare questo. Seconda cosa: possibile che non riescano a mettersi d'accordo, a trovare un equilibrio, per il bene del paese? In Parlamento, c'è tanta gente che interviene solo per farsi vedere, anche senza alcuna logica. I tempi della politica sono colossali, e ucciderebbero qualunque azienda. Il fine della politica oggi non è più il bene comune, ma criminalizzare l'avversario. Non c'è più civiltà politica. E quelli che fanno politica, per la maggior parte, sono strapagati per quello che fanno, e senza saper lavorare. Quelli che lavorano ai vertici delle Istituzioni più importanti, fanno parte di una casta autoreferenziale, in molti casi sono legati da vincoli di parentela o di comunanza di interessi: una lobby infinita. La ricchezza di questo paese è tale e tanta che non ci sarebbe bisogno di vedere gente che soffre: serve equilibrio, coesione sociale, e bisogna far lavorare tutti.»