19 gennaio 2020
Aggiornato 23:30
La battaglia

Brambilla: «No alla depenalizzazione dei reati contro gli animali»

L'ex ministro: «Faremo battaglia contro questa vergogna. Non si riduce il carico giudiziario a scapito dei più deboli tra i deboli: gli animali».

MILANO - La Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell'Ambiente annuncia "battaglia" contro i contenuti del decreto legislativo approvato dal governo il 1 dicembre scorso soprattutto perchè troppo morbidi nei confronti di chi uccide o maltratta animali. Lo ha assicurato la presidente Michela Vittoria Brambilla nel corso di una conferenza stama convocata questa mattina al canile di Segrate, centro alle porte di Milano. «Non si riduce il carico giudiziario a scapito dei più deboli tra i deboli: gli animali. Il decreto legislativo sulla non punibilità è una resa dello Stato di fronte a crimini niente affatto minori. Daremo battaglia contro questa vergogna», sono state le parole l'ex Ministro del Turismo.

La nuova normativa avrebbe dunque effetto anche sui reati commessi a danno di animali proprio perchè «svuota», togliendo ogni efficacia all'azione penale, tutte le norme che sanzionano l'uccisione e il maltrattamento di animali. E' infatti previsto dal decreto che se i reati per cui si procede sono puniti con la reclusione fino a cinque anni, e se l'offesa «è di particolare tenuità e il comportamento risulta non abituale», il processo potrà chiudersi con l'archiviazione o con la sentenza di assoluzione.

«Al massimo - ha sottolineato ancora la Brambilla - i colpevoli rischieranno di pagare risarcimenti in sede civile. Se questo fosse l'esito finale, saremmo di fronte ad una colossale amnistia preventiva sui reati commessi a danno degli animali: i procedimenti per uccisione, abbandono, traffico di cuccioli, combattimenti, sevizie, finirebbero, quasi sempre, nel calderone di quelli da chiudere 'per particolare tenuità del fatto', vanificando all'istante i faticosi progressi della legislazione penale nell'ultimo ventennio».