3 dicembre 2020
Aggiornato 01:30
Dopo il caos sui test di ammissione

Binetti: «Chi ha sbagliato i test deve pagare»

La Binetti avverte il ministro Giannini e il ministero da lei presieduto a riflettere bene su quanto con molta probabilità accadrà luned'ì 10 novembre, quando i medici che hanno sostenuto il «concorsone» per accedere alle specializzazioni - per il primo anno reso nazionale - inizieranno a presentare ricorso al Miur

ROMA - In una nota la deputata dell'Udc Paola Binetti commenta il caos sui test di ammissione alle scuole di specializzazione in medicina. La Binetti avverte il ministro Giannini e il ministero da lei presieduto a riflettere bene su quanto con molta probabilità accadrà luned'ì 10 novembre, quando i medici che hanno sostenuto il «concorsone» per accedere alle specializzazioni - per il primo anno reso nazionale - inizieranno a presentare ricorso al Miur perché non ammessi.

IL MIUR, UN MALATO INGUARIBILE - Scrive la Binetti - medico psichiatra, prima che deputata -: «Il mio invito al Miur e al ministro Giannini è quello di pensare attentamente a cosa fare lunedì prossimo, quando saranno rese note le scelte degli studenti specializzandi e quando i ricorsi al Tar inizieranno a fioccare in modo massiccio. Non si sottovaluti nemmeno la minaccia della class action». E continua ancora: «Finora la comunicazione del Miur è stata falsamente rassicurante - sottolinea Binetti - perché si è limitata a dire cos'è accaduto senza specificare cosa accadrà domani. Come in medicina, ciò che interessa di più al malato è la prognosi, non la diagnosi: non tanto che malattia ha, ma piuttosto come curarla. E' un punto chiave, riguarda oggi la qualità della formazione degli studenti che saranno i medici specialisti di domani».

OCCORRE RIPENSARE LA FACOLTA' DI MEDICINA -  La Binetti, subito dopo la notizia - poi ribaltata dal Miur - dell'annullamento di gran parte delle prove di ammissione alle scuole di specializzazione delle facoltà di Medicina, dichiarava: «La diagnosi dell"errore umano' ha qualcosa di eccessivamente semplicistico, che rivela improvvisazione e incompetenza, ma anche assoluta mancanza di sensibilità verso l'intera classe medica. Lo scollamento tra l'analisi dei problemi posti in termini di quantità e qualità di medici da formare e le soluzioni proposte, spesso discutibili ma anche pasticciate e confuse, richiede un gesto di coraggio: occorre ripensare la facoltà di medicina, con tutti i suoi requisiti specifici». E sottolineava: «Lo devono fare insieme i ministri Giannini e Lorenzin in collaborazione con il ministro Padoan: lo richiede l'articolo 32 della nostra Carta costituzionale, ma anche le decine di migliaia di giovani che ogni anno rispondono al sogno di poter diventare medici seri e competenti e che ogni volta, ad ogni passaggio cruciale della loro formazione, devono misurarsi con una burocrazia del tutto inadeguata».