21 settembre 2019
Aggiornato 11:00
La «nipote di Mubarak» avrebbe ingannato Silvio

I giudici: «Berlusconi non conosceva l'età di Ruby»

L'ex Premier è stato completamente assolto perché non sussistono prove in grado di dimostrare che fosse a conoscenza dell'età della ragazza prima delle «serate» di Arcore.

MILANO - Sono appena state depositate in Cancelleria le motivazioni della sentenza di assoluzione per Silvio Berlusconi nel cosiddetto caso Ruby. È il dispositivo con cui lo scorso 17 luglio i giudici della seconda Corte d'Appello di Milano hanno assolto con formula piena l'ex presidente del consiglio dalle accuse di concussione e prostituzione minorile ribaltando la sentenza di primo grado e la relativa condanna a 7 anni di carcere. Le motivazioni che hanno spinto il collegio presieduto da Emilio Tranfa a pronunciare una sentenza di assoluzione per Berlusconi sono contenuti in un provvedimento di 332 pagine.

BERLUSCONI NON SAPEVA L'ETÀ DI RUBY - Berlusconi è stato completamente assolto perché non sussistono prove in grado di dimostrare che fosse a conoscenza dell'età della ragazza prima delle "serate" di Arcore. Lo sottolineano i giudici della seconda Corte d'Appello di Milano nelle motivazioni delle sentenza di assoluzione emessa lo scorso 17 luglio nei confronti del leader di Forza Italia. «La conoscenza della minore età della persona offesa da parte di Silvio Berlusconi - scrivono i giudici in un passaggio del provvedimento - è circostanza non assistita da adeguato supporto probatorio».

PRIMA DEL FURTO, SOLO BUGIE - I giudici che hanno assolto Berlusconi sono convinti che l'ex premier si sia reso conto della minore età di Ruby soltanto il 27 maggio 2010, giorno in cui la giovane marocchina venne fermata per furto, portata in Questura e sottoposta alla procedura di fotosegnalamento e identificazione. «La Corte - si legge in un passaggio delle motivazioni - non dubita, e anzi, ritiene pienamente provato che Silvio Berlusconi fosse a conoscenza della minore età di Ruby la sera del 27 maggio 2010, allorchè telefonò al dottor Ostuni». Insomma, fu «al più tardi nel corso di quella stessa serata, quando in seguito all'accompagnamento della minore in Questura si scatenò il tam tam di telefonate", che Berlusconi «fu messo a parte delle reali generalità anagrafiche di Ruby. Proprio per tale ragione (o anche per tale ragione) egli si indusse a telefonare al dottor Ostuni». Tutto questo, però, non basta a dimostrare "che egli conoscesse la vera età della ragazza già in precedenza, in occasione delle serate» di Arcore.