25 luglio 2021
Aggiornato 14:30
Riforme Costituzionali

Napolitano, nessuna «pressione» sui «ribelli»

Il Quirinale, in una nota, precisa che il presidente della Repubblica segue con preoccupazione gli sviluppi della situazione parlamentare, ma è destituita di ogni fondamento la notizia di sue telefonate di pressione a «parlamentari ribelli» riportata su internet e su un quotidiano. Il Presidente del Senato Grasso: «Non sprecare tempo».

ROMA - Nessuna telefonata di «pressione» sui parlamentari «ribelli» che criticano le riforme costituzionali. Il Quirinale, in una nota, precisa che il presidente della Repubblica segue con preoccupazione gli sviluppi della situazione parlamentare, ma è destituita di ogni fondamento la notizia di sue telefonate di pressione a «parlamentari ribelli» riportata su internet e su un quotidiano.
E' il quotidiano Libero, oggi, a pubblicare un articolo che, riprendendo un pezzo del sito Dagospia, parla di telefonate del Quirinale ai senatori dissidenti: «Il Colle telefona ai senatori: riforme o voto», è il titolo dell'articolo. Libero sostiene che Napolitano avrebbe detto di non poter tenere in piedi un governo sfiduciato sulle riforme costituzionali. Notizia che il Colle definisce «destituita di ogni fondamento».

GRASSO: NON SPRECARE TEMPO - Sulle riforme non è stata applicata la cosiddetta 'tagliola' ma è necessario non sprecare il tempo e avviare un confronto serio. Lo ha puntualizzato il presidente del Senato, Pietro Grasso, durante la cerimonia del Ventaglio a palazzo Giustiniani.
«Credo che l'importanza di questa riforma non sfugga a nessuno, e che sia dovere di tutti far si che il confronto sia serio e approfondito ma sui contenuti - ha sottolineato Grasso rispondendo alle domande della stampa parlamentare -: non vorrei che si continuassero a sprecare ore e giorni, soprattutto ora che la conferenza dei capigruppo ha deciso a maggioranza un contingentamento dei tempi. Per chiarezza voglio aggiungere che nella ripartizione dei tempi, proprio come accaduto dieci anni fa per la discussione della riforma costituzionale del 2004, è stato tenuto conto della possibilità effettiva di votare tutti gli emendamenti e non utilizzare quindi la cosiddetta 'tagliola', a torto richiamata anche nel nostro caso avendo previsto ben 80 ore esclusivamente per le votazioni sulle 115 disponibili».