19 settembre 2020
Aggiornato 18:00
Caso Boffo

Sallusti: Bertone mi risultava «molto tranquillo»

Secondo il settimanale l'Espresso, i protagonisti del falso scoop che fece saltare la poltrona del direttore di Avvenire furono Bertone, Sallusti, Santanché e Bisignani. Ma fu Feltri a pagare per una decisione «scellerata».

ROMA - Il cardinale Tarcisio Bertone non fu la fonte della «velina» su Dino Boffo pubblicata dal Giornale di Vittorio Feltri, come suggerito di recente dallo stesso direttore, ma era «molto tranquillo» rispetto all'idea che essa uscisse: è la versione di Alessandro Sallusti, oggi direttore del Giornale.

DECISIONE SCELLERATA - «Ho tanti difetti nella mia vita ma giuro che non ho mai rivelato neanche a me stesso le mie fonti, escludo di averle rivelate a terzi», ha detto Sallusti intervistato alla trasmissione "In Onda" (La7). «Confermo che in quei giorni ci furono delle discussioni tra di noi e a me risultava, da altre fonti, che il cardinal Bertone, all'epoca Segretario di Stato vaticano, fosse molto tranquillo su questa cosa, anzi, per quello che ne sapevo io addirittura non gli dispiaceva». Secondo Sallusti, è stata questa l'interpretazione di Vittorio (Feltri, ndr.) che sulla questione ha anche legittimamente il nervo scoperto, perché fu lui, in quanto direttore responsabile, a pagare con l'ordine dei giornalisti una decisione «scellerata, perché quella notizia era vera, non finta».

LA SMENTITA DI BERTONE - Con il titolo «Così funzionava la macchina del fango. Vittorio Feltri ricostruisce il caso Boffo», il settimanale «L'Espresso» ha scritto, nei giorni scorsi, che «i protagonisti del falso scoop che fece saltare il direttore di Avvenire» furono «Bertone, Sallusti, Santanchè. E Bisignani». Il cardinale Bertone, con una nota, ha smentito «categoricamente» quella «ricostruzione falsa e offensiva». Il porporato, nella nota, proseguiva: «Non ha mai consegnato nessuna 'velina' su Boffo a chicchessia, né tanto meno è stato all'origine di tale fatto». Nella nota, Bertone, inoltre, afferma che «dell'incresciosa vicenda dell'ex direttore di Avvenire ha appreso dai media" e che "per questo nuovo e ingiustificato attacco alla sua persona si riserva di adire le vie legali».