18 giugno 2024
Aggiornato 00:30
La decisione presa dall'ordine dei giornalisti

Feltri sospeso per il caso Boffo e l'agente «Betulla»

Assolto invece per i suoi attacchi a Fini. Il direttore del Giornale: «Mi dispiace solo di non essere un prete pedofilo....»

MILANO - Il Consiglio dell'Ordine dei giornalisti della Lombardia che, nella seduta del 25 marzo 2010, ha sanzionato Vittorio Feltri con la sospensione di 6 mesi, spiega in un comunicato che «sono andati a sentenza tre procedimenti disciplinari: il primo relativo al caso Dino Boffo, ex direttore del quotidiano Avvenire, il secondo in merito alla collaborazione continuativa di Renato Farina ai quotidiani Il Giornale e Libero durante la direzione dello stesso Feltri, il terzo in relazione a un articolo su Gianfranco Fini del 14 settembre 2009 sul Giornale, per quale però al direttore è stato riconosciuto l'esercizio del «diritto di cronaca e di critica».

Relativamente al caso Boffo, il Consiglio dell'Ordine lombardo spiega di aver comminato la sospensione «per la pubblicazione di una serie di articoli in cui ha attribuito falsamente al Tribunale di Terni informazioni non vere relative al collega Dino Boffo violando gli articoli 2 e 48 della Legge istitutiva dell'Ordine, la n. 69 del 1963 e la Carta dei doveri del giornalista che prevede la pubblicazione di notizie vere e verificate, il dovere dell'attendibilità della fonte e la rettifica tempestiva in caso di notizie pubblicate inesatte. Il comportamento di Feltri ha violato non solo la dignità e l'onore del collega Boffo ma ha anche compromesso il rapporto di fiducia tra stampa e lettori».

Per il «caso Farina», l'Odg spiega di «aver comminato la sospensione di 2 mesi a Vittorio Feltri, per aver consentito, nella sua qualità di direttore responsabile prima di Libero e poi de Il Giornale, la pubblicazione di circa 270 articoli a Renato Farina, ex giornalista radiato dall'Ordine, consentendo a Farina di eludere gli effetti del procedimento inflittogli dallo stesso Ordine professionale, Feltri ha egli stesso sostanzialmente vanificato e delegittimato apertamente la funzione disciplinare dell'Ordine, violando così gli articoli 2 e 48 della Legge numero 69 del 1963». Infine il Consiglio comunica di aver «assolto Vittorio Feltri, ritenendo che, nel caso specifico, abbia agito nell'ambito del diritto di cronaca e di critica» in merito al caso su Fini.

Il commento di Feltri - Il direttore del Giornale Vittorio Feltri ricorre all'ironia per commentare la sospensione dall'Ordine dei giornalisti per il caso Boffo. «Se a Brachino hanno rifilato due mesi di sospensione per aver mostrato i calzini celesti di un magistrato, non stupisce che a me ne abbiano rifilati sei per aver osato parlare di Boffo dalla cintola in giù. Mi dispiace di non essere un prete pedofilo o almeno un semiprete omosessuale o un conduttore di sinistra, ma di essere semplicemente un giornalista che non può godere, quindi, della protezione dei vescovi, né diventare un martire dell'informazione», afferma Feltri in una dichiarazione.

Bergamini: «Abolire l'Odg» - «Con la decisione di sospendere per 6 mesi Feltri, l’Ordine dei giornalisti della Lombardia ha raggiunto livelli di rara comicità. Feltri viene impossibilitato a svolgere il suo lavoro perché colpevole di aver fatto scrivere sul suo giornale Renato Farina, deputato della Repubblica, già giornalista radiato dall’albo».
Lo ha affermato Deborah Bergamini, parlamentare del Pdl, intervenendo sulla sanzione dell’Odg lombardo contro il direttore del Giornale.
«Si conferma così il doppiopesismo di un Ordine fortemente ideologizzato, pronto a colpire solo i giornalisti non allineati all’informazione conformista, di cui stiamo avendo brillanti esempi proprio in questi giorni. Mentre si sospende Feltri, gli illuminati giudici dell’Ordine ci dovrebbero spiegare perché a quei direttori di quotidiani che affidano addirittura rubriche fisse ai condannati degli anni di piombo, venga concessa amabile deroga. Visto che e’ solo l’ipocrisia lo scopo di questa inutile casta, credo sia giunto il momento di allineare l’informazione italiana a quella di tutte le mature democrazie occidentali, abolendo finalmente l’Ordine dei giornalisti».