1 ottobre 2022
Aggiornato 09:30
Montecitorio

Il dl Irpef passa alla Camera, Sel si spacca

L'Aula ha approvato, in via definitiva, il provvedimento con 322 voti a favore e 149 voti contrari, 8 gli astenuti

ROMA - Il dl Irpef è legge. L'aula della Camera ha approvato infatti, in via definitiva, il provvedimento con 322 voti a favore e 149 voti contrari, 8 gli astenuti. Tra le principali novità del decreto, il bonus da 80 euro (già erogato nelle buste paga di maggio) destinato ai dipendenti con reddito sotto i 26mila euro. Per la Rai viene confermato il taglio di 150 milioni di euro, ma la tv pubblica viene esclusa dalle riduzioni di costi operativi previste nel decreto per le partecipate dello Stato. Nel provvedimento è entrato anche il rinvio del pagamento dell'acconto Tasi per i Comuni in ritardo con le delibere delle aliquote.

NCD, E' PRIMO PASSO - «Il Nuovo Centrodestra sostiene questo provvedimento che ci consente di rafforzare il percorso di stabilità e di riforme fiscali, di sostegno al lavoro, alla famiglia e alle imprese. Un percorso necessario per affrontare con maggiore capacità negoziale la sfida con l'Europa, affinché l'Italia non sia più un'allieva costretta a eseguire i compiti dettati dall'Europa». E' quanto ha dichiarato Barbara Saltamartini, vicepresidente commissione Bilancio, esprimendo in Aula il voto favorevole del Nuovo Centrodestra sul dl Irpef.

DECRETO NON ESAUSTIVO - «Sappiamo che il decreto non è esaustivo - ha affermato - ma è un primo fondamentale passo per affrontare una situazione emergenziale e arrivare a una ridefinizione della spesa pubblica e dell'intervento fiscale. Siamo soddisfatti per l'iniziativa del taglio del 10% dell'Irap, e noi di Ncd abbiamo sollecitato affinché si ampliasse l'area dell'esenzione. Così come per l'approccio sulle famiglie con figli, che devono diventare parametro di riferimento nelle politica di riduzione delle tasse e dunque di maggiore equità fiscale attraverso l'introduzione del fattore famiglia. Il percorso di riforme - ha precisato Saltamartini in Aula - può compiersi se parallelamente saranno portate a compimento da una parte quello dello Stato, dall'altra la riforma del mercato del lavoro, con regole semplici e che incoraggino le imprese ad assumere».

SEL SI SPACCA - Il voto positivo preannunciato da Sinistra, ecologia e libertà al dl Irpef non è «uno scivolo per progressivamente avvicinarsi all'area di governo». Lo ha precisato il leader di Sel Nichi Vendola intrattenendosi nel transatlantico di Montecitorio con i cronisti. Se c'è «fascinazione» verso Renzi, Sel, ha ribadito Vendola, è «all'opposizione». Comunque sono due i deputati di Sel che hanno deciso di astenersi sul dl Irpef, votando così in dissenso dal gruppo che ha deciso di appoggiare il provvedimento del governo: si tratta di Giulio Marcon e Giorgio Airaudo. Entrambi sono intervenuti alla fine del dibattito in aula a Montecitorio per spiegare le ragioni della loro scelta. «Voto in dissenso da Sel», ha esordito Marcon, spiegando che «quasi la metà del gruppo non ha condiviso la scelta di votare a favore del provvedimento che contiene tagli ai servizi pubblici, al welfare e agli enti locali. Noi siamo all'opposizione del governo, nessuno si sogni di usare questo decreto per rimettere in discussione questo orientamento. Gli 80 euro vanno bene ma non vanno bene tante altre cose». Gli ha fatto eco il collega Airaudo, anche lui annunciando il voto di astensione: «Serve un altro governo e un'altra politica», ha concluso.

LEGA, MANOVRA SPREGIUDICATA - «Il dl Irpef è solo una spregiudicata manovra elettorale da gioco delle tre carte: il governo, in tasse e tagli, si prende ben più di quanto promette ai cittadini». Così il deputato leghista Filippo Busin ha annunciato oggi in Aula il voto contrario del Carroccio al decreto Irpef. «Il bonus previsto in cambio del voto assomiglia all'abolizione dell'Imu 2013: frettolosa e posticcia, e il caos lo stiamo pagando ora con la Tasi»«inammissibile - aggiunge - l'esclusione dai benefici degli incapienti, dei pensionati e dei lavoratori autonomi, fatto che di per sé basterebbe a rendere incostituzionale il provvedimento».

MISURA ILLUSORIA SENZA COPERTURE - Per il parlamentare leghista inoltre il decreto presenta «coperture incerte (tra risparmi di spesa indeterminati, aumenti Iva sovrastimati e 1,794 miliardi di rivalutazione della azioni della Banca d'Italia bocciati dall'Ue), introduce nuovi tagli agli enti locali e non risolve il problema della spesa statale improduttiva». Per Busin «il criterio dei 26mila euro - come limite per l'erogazione dei benefici - non dà ragione a quei lavoratori costretti al full time perché il coniuge ha perso il lavoro». In definitiva «questa è l'ennesima operazione illusoria che finirà presto per tradursi in nuove tasse e nell'ennesimo bluff di Renzi, sotto il cui governo continuano ad accelerare debito pubblico e disoccupazione».