8 aprile 2020
Aggiornato 18:00
Giustizia | Caso Lusi

«Lusi non è una mela marcia, va assolto»

I Difensori di Luigi Lusi: «Attribuire all'allora tesoriere la signoria e la padronanza assoluta del partito è risibile, così come è impensabile ritenere che Lusi decidesse da solo quali e quanti soldi, e che in maniera, distribuire alle varie anime del centrosinistra»

ROMA - «Non c'era nessuna associazione per delinquere all'interno della Margherita, con Luigi Lusi alla guida, che, con la complicità dei commercialisti, drenava milioni di euro dalle casse del partito investendo in immobili.
Attribuire all'allora tesoriere la signoria e la padronanza assoluta del partito è risibile, così come è impensabile ritenere che Lusi decidesse da solo quali e quanti soldi, e che in maniera, distribuire alle varie anime del centrosinistra»
. Così ha detto l'avvocato Renato Archidiacono, che insieme con Luca Petrucci, difende l'ex tesoriere e senatore della Margherita, per cui l'accusa ha chiesto 7 anni e sei mesi di carcere. Davanti ai giudici della IV sezione del tribunale penale della Capitale oggi è stato il giorno degli interventi dei legali che assistono Lusi.

Il penalista Petrucci nel corso del suo intervento ha sottolineato: «E' assurdo credere che negli anni, all'interno della Margherita, Lusi abbia creato una microstruttura in grado di far sparire, sotto il naso di leader navigati come Francesco Rutelli o Enzo Bianco, qualcosa come 25 milioni di euro, approfittando dell'opacità della gestione finanziaria della Margherita e dei controlli meramente formali degli organi deputati alle verifiche». L'avvocato ha quindi aggiunto: «Lusi non è la mela marcia che è stata smascherata: occorre chiedersi come mai dal 2001 al 2007 sia stato un tesoriere-cerbero, che per 8-10 ore al giorno senza ufficialmente prendere un compenso faceva le pulci anche sui centesimi, e come mai dal 2007 ha cambiato atteggiamento in seno a un partito che non faceva più attività politica».

Per i legali di Lusi deve cadere anche la contestazione di calunnia per le accuse fatte dall'ex senatore a Rutelli. «E' difficile pensare che Rutelli, così attento e accorto alla gestione dei soldi, non abbia saputo nulla di quei milioni che la procura ritiene sottratti da Lusi. La realtà era che in vista della fusione con i Ds per la nascita del Pd, la Margherita, destinata a sparire come partito, aveva interesse a investire in immobili l'ingente liquidità derivata dai rimborsi elettorali e solo Lusi, come uomo fortemente voluto alla tesoreria da Rutelli e da lui solo, poteva fare quel lavoro».

Rispondendo alle argomentazioni presentate dai legali di Rutelli e della Margherita, l'avvocato Petrucci ha spiegato: «Lusi non va condannato per restituire visibilità e credibilità alla parte civile, così come è reale il suo percorso restitutorio, eppure la procura sin da subito ha preso per oro colato le dichiarazioni accusatorie di Rutelli, come se la sua parola fosse Vangelo e contasse più di quella di Lusi». E poi «la Margherita non ha diritto a lamentare alcuna danno da questa vicenda: è un partito sciolto, morto, che si è autoliquidato».

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