3 dicembre 2020
Aggiornato 12:30
Ambiente

Terra dei fuochi, l'appello dei Vescovi

È l'ennesimo appello rivolto dai vescovi della Campania, firmato con il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, in merito all'emergenza della cosiddetta Terra dei fuochi

NAPOLI - «Fate presto, sentiamo il dovere di dire a quanti hanno un ruolo, responsabilità e autorità di intervenire e decidere per frenare il dilagare di timore, di paura e di mali». È l'ennesimo appello rivolto dai vescovi della Campania, firmato con il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, in merito all'emergenza della cosiddetta Terra dei fuochi. I presuli delle diocesi condividono l'appello del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che, proprio ieri, ha inviato una lettera a don Maurizio Patriciello, parroco «anti roghi» di una parrocchia di Caivano, e chiedono «di non abbassare la guardia».

«Al di là di qualche provvedimento, pur necessario e importante, ancora si discute sul da farsi, mentre urgono bonifica, controllo sanitario, sostegno all'economia, incoraggiamento per far emergere - continuano i vescovi - dal lavoro nero tante piccole imprese nascoste e spesso inquinanti, perimetrazione dei terreni malati, tutela della buona agricoltura e dei prodotti onesti gravemente danneggiati da giudizi generalizzati se non da vergognose speculazioni di chi, non potendo prevalere con la concorrenza lecita cerca - aggiungono Sepe e gli altri vescovi - di trarre vantaggio da incolpevoli sventure altrui».

Nel documento unitario il cardinale Sepe e i vescovi delle diocesi campane sottolineano come di fronte «a questa realtà, ancora una volta, esprimiamo preoccupazione e dolore per il dramma che stanno vivendo tante famiglie e tante comunità di quella parte del territorio campano».
«Troppi stanno pagando, sulla propria pelle, l'arroganza, la prepotenza, l'inciviltà, l'avidità e la stupidaggine di criminali che, senza avere pietà neppure per i propri figlie i propri familiari, non hanno esitato a vendere la propria terra a persone disoneste quanto loro, violentandola e avvelenandola con rifiuti altamente tossici e nocivi».

«Forte è il grido di rabbia e di sofferenza che - continuano i presuli - viene da tante mamme e da tante persone della nostra amata terra, per i danni, anche luttuosi e irreparabili subiti o temuti e anche per l'attesa di atti chiari, concreti e rassicuranti rispetto al presente e al futuro».

Il cardinale Sepe e gli altri vescovi, pur sottolineando di non aver «competenza per dare suggerimenti e indicazioni», si dicono pronti «ad affiancare e a sostenere tutti gli uomini di buona volontà, facendoci interpreti dell'angoscia, delle attese e dei diritti di quelli che sono più deboli e indifesi, di quelli che non riescono a far sentire la propria voce e il loro pianto».

I vescovi delle diocesi campane nel documento unitario sottolineano come il disastro ambientale da loro denunciato «circa un anno fa si è trasformato in un vero dramma umanitario, anche per il tasso di patologie tumorali che, secondo alcuni, è il più alto che in altre parti d'Italia». In questi mesi, sottolineano Sepe e gli altri vescovi, «responsabile e costante» è stata «l'attenzione e l'apprensione espresse dall'Episcopato e dalla Chiesa della Campania, spiritualmente e umanamente vicine a chi è stato colpito negli affetti più cari, ma anche discretamente accanto ai tanti che si sono fatti testimoni del meraviglioso risveglio delle coscienze e di un ammirevole senso civico».

I vescovi campani «nel rinnovare la più ferma condanna del tanto male provocato dalle forze del malaffare, esprimono profondi sentimenti di vicinanza e di sostegno alle tante famiglie colpite dall'incredibile tragedia provocata a una parte del territorio regionale e auspicano che il percorso avviato dalle istituzioni pubbliche possa - concludono - proseguire rapidamente ed efficacemente, affinché torni serenità nelle comunità coinvolte».