21 novembre 2019
Aggiornato 03:30
9 DICEMBRE

Cgil contro i forconi: «Azioni intimidatorie e provocatorie, anche violente, in molte aree del Paese»

RP | RP | Il sindacato: si stanno verificando azioni «intimidatorie e provocatorie, anche violente, in molte aree del Paese. Non solo è stato impedito lo svolgimento delle attività lavorative, ma si è anche tentato di ostacolare l`esercizio dell`attività sindacale, con gravi minacce, lancio di oggetti e qualche caso di tentativi di irruzione nelle Camere del Lavoro»

ROMA - Le manifestazioni che «sotto il titolo giornalistico dei Forconi animano in questi giorni le piazze italiane preoccupano quando si qualificano per gli atti violenti che si stanno ripetendo con forza e che vanno sempre e in ogni caso condannati e fermati». Lo ha chiesto la Cgil che ha respinto i tentativi trasversali di delegittimazione del sindacato e ha invitato ad alzare il livello di vigilanza.

INTIMIDAZIONI VIOLENTE - In particolare, in queste ore, si stanno verificando azioni «intimidatorie e provocatorie, anche violente, in molte aree del Paese». Solo a titolo di esempio «gravi fatti sono accaduti ad Andria, Barletta, Cerignola, Biella e Savona, dove non solo è stato impedito lo svolgimento delle attività lavorative, ma si è anche tentato di ostacolare l`esercizio dell`attività sindacale, con gravi minacce, lancio di oggetti e qualche caso di tentativi di irruzione nelle Camere del Lavoro. Manifestare è un diritto di tutti, ma tale diritto - ha osservato la Cgil - va esercitato nel rispetto del principio incontrovertibile della non violenza, della non intimidazione e del rispetto delle libertà di ogni lavoratore e di ogni impresa di poter svolgere liberamente la propria attività».

INNALZARE LIVELLO GARANZIA - L'assalto ai luoghi di lavoro e alle sedi sindacali «è inaccettabile. Si tratta di atti di assoluta prevaricazione che devono essere impediti sul nascere», il dipartimento organizzazione della Cgil, visto il degenerare della situazione, ha inviato una nota a tutte le proprie strutture nella quale si dispone il rafforzamento dei presidi nelle sedi sindacali e si chiede di innalzare il livello di vigilanza. In ogni capoluogo di Provincia verrà avanzata agli organismi preposti alla sicurezza e all`ordine pubblico, la richiesta di porre «la massima attenzione a prevenire le possibili tensioni che possano ingenerare manifestazioni facinorose e squadriste e a reprimere ogni tentativo violento di intimidire aziende, lavoratori o loro rappresentanti sindacali».

SINTOMO DEL DISAGIO SOCIALE - L'eterogeneità delle rivendicazioni alla base della protesta «è sicuramente sintomo del disagio diffuso che si è approfondito in una delle più lunghe crisi della storia e che per giunta non è stata contrastata adeguatamente», ha osservato il sindacato. Nello stesso tempo è proprio «questa eterogeneità che rende difficile individuare risposte e si presta a quelle pericolose invocazioni autoritarie che sono echeggiate nelle piazze e fanno dubitare delle reali finalità di questo movimento».

Dalla Cgil hanno concluso: «Fa un grave errore chi pensa di cavalcare questa protesta per delegittimare ulteriormente la politica e le istituzioni, come sbagliato e foriero di possibili gravi conseguenze, è la continua delegittimazione che trasversalmente una parte del sistema politico sta compiendo nei confronti delle associazioni di rappresentanza sociale e del sindacato in particolare, indicate, a torto e strumentalmente, come i soggetti responsabili dell`attuale situazione e quindi da cambiare, cancellare o annullare».

CISL, DIRE NO A VIOLENZA - Linea più morbida dalla Cisl. «E' un movimento che spero non si faccia prendere la mano dalla violenza. Chi ha interessi da rappresentare non può arrivare alla violenza, perché vuol dire che preferisce la violenza agli interessi». Lo ha detto il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, a Palermo per gli stati generali del sindacato.

Bonanni ha proseguito: «Chi ha interessi veri da far valere non sfocia nella violenza, perché la violenza nega la possibilità di gestire i propri interessi. Perché gli interessi da gestirsi hanno bisogno di un compromesso, di un accordo. Chi non cerca un accordo fa violenza. Riconosco che quel movimento ha diversi problemi sociali da rappresentare. Ma non si faccia prendere la mano dalla violenza».