14 novembre 2019
Aggiornato 10:00
Berlusconi sexy-gate | Caso Ruby

Per il Tribunale di Milano Berlusconi ha pagato i testimoni

I magistrati: «Tutti i soggetti partecipanti alla riunione e quindi anche tutte le ragazze sono gravemente indiziati del reato di corruzione in atti giudiziari perché in qualità di testi e pubblici ufficiali ricevevano denari ed altre utilità sia prima che dopo aver deposto»

MILANO - «Tutti i soggetti partecipanti alla riunione e quindi anche tutte le ragazze sono gravemente indiziati del reato di corruzione in atti giudiziari perché in qualità di testimoni e pubblici ufficiali ricevevano denari ed altre utilità sia prima che dopo aver deposto come testimoni da Berlusconi in qualità di soggetto che elargiva il denaro e le altre utilità». Il presidente, della Quinta sezione penale del tribunale di Milano, Annamaria Gatto, ha depositato con quattro giorni di anticipo rispetto alla scadenza dei termini le motivazioni della sentenza del processo «Ruby 2», dove lo scorso luglio Lele Mora ed Emilio Fede sono stati condannati a 7 anni di reclusione, mentre Nicole Minetti a 5.

LE FRASI IDENTICHE - «Si noterà la ricorrenza nelle deposizioni di testimoni di nomi, terminologie fraseggi identici tra loro perché a precisa domanda alcune non sapevano riferire il significato della parola o della frase utilizzata. Dichiarazioni che secondo le intenzioni delle testimoni erano dirette a favore di Silvio Berlusconi e dei nostri imputati», è scritto ancora nella motivazione della sentenza.

I BONIFICI DI RUBY - I magistrati milanesi inoltre hanno sottolineato che «in questa sede si ritiene di ravvisare quantomeno sotto il profilo della sussistenza di indizi di reità la configurabilità del reato di corruzione in atti giudiziari a carico di Ruby e dell'avvocato Luca Giuliante», ricostruendo la storia di bonifici e pagamenti che la ragazza marocchina riceveva periodicamente da Berlusconi.

INQUINAMENTO PROBATORIO - Nella sentenza viene ricordato: «Il pagamento mensile regolare di una somma di denaro di tale entità (2500 euro ndr) a soggetti che devono testimoniare in un processo nel quale colui che elargisce la somma è imputato nonché in altro processo all'esito del quale colui che elargisce la somma è interessato non è una anomalia ma un fatto illecito, un inquinamento probatorio».

PROCURA FACCIA LUCE - I giudici hanno quindi invitato la procura a indagare le «olgettine» e Silvio Berlusconi per corruzione in atti giudiziari. L'ex premier avrebbe pagato le ragazze affinché queste testimoniassero il falso davanti ai magistrati. I magistrati hanno trasmesso i verbali delle udienze ai pubblici ministeri.

CONCORSO PER GHEDINI E LONGO - Per i giudici milanesi al reato di corruzione in atti giudiziari concorrono anche gli avvocati Niccolò Ghedini e Pietro Longo, anche loro presenti alla riunione del 15 gennaio 2011 quando ad Arcore furono convocate le ragazze. Il giorno prima c'erano state le perquisizioni e si era saputo che Berlusconi era indagato per concussione e prostituzione minorile dal 21 dicembre precedente. Quella riunione dicono i giudici fu un tentativo di inquinare le prove.

MORA E FEDE COMPARI - Quanto a Mora e Fede, nella sentenza è ricordato: «I due compari hanno agito in tandem in totale singergia per procurare al 'produttore' i 'programmi' che gli piacevano».

GLI AVVOCATI, TUTTO FALSO - «Le motivazioni della sentenza Ruby bis per quanto attiene l'asserita attività di inquinamento probatorio, sono totalmente sconnesse dalla realtà e dai riscontri fattuali», hanno detto i legali di Silvio Berlusconi, Ghedini e Longo.

BONIFICI DAL 2012 - «I bonifici di 2mila 500 euro alle partecipanti alle serate di Arcore - hanno spiegato i due avvocati - non sono affatto iniziati dopo la riunione del gennaio 2011 bensì solo nel marzo 2012 quindi dopo oltre un anno e di ciò vi è prova documentale. E' evidente quindi che non vi può essere connessione alcuna. Fra l'altro quell'incontro che era volto a reperire elementi utili alla difesa soprattutto di fronte alla giunta delle autorizzazioni è stato narrato al gruppo parlamentare del Popolo della libertà (Pdl) in data immediatamente successiva (18.1.2011) con grande risalto di stampa proprio dagli avvocati Ghedini e Longo».

TESTIMONI AVEVANO COPIA DICHIARAZIONI - «Parimenti nessun rilievo - hanno proseguito Ghedini e Longo - hanno le copie delle dichiarazioni rese ritrovate durante le perquisizioni, poiché a tutti i testimoni era stata consegnata, come più volte ribadito nel corso del processo principale, copia delle dichiarazioni rese. Del resto tutti gli elementi citati nella sentenza erano più che noti alla Procura della Repubblica che giustamente mai ha ritenuto di muovere nel corso del processo principale accusa alcuna nei confronti del presidente Berlusconi e dei suoi difensori o delle testimoni che come tali appunto sono state sentite».
«Siamo certi che la procura, preso atto della situazione, non potrà che procedere ad una rapida archiviazione», hanno concluso i due legali.