16 ottobre 2019
Aggiornato 07:00
Centrodestra | Crisi PDL

Berlusconi: se il 19 novembre diventa un 25 luglio

La Mussolini anticipa le rivelazioni su Alfano del dopo resa dei conti. L'ultima esternazione del Cavaliere in proposito è stata chiarissima: «Faranno la fine di Gianfranco Fini», è stato il verdetto che ha emesso nei confronti di coloro che considera dei traditori

Per il Pdl sta per scoccare l'ora fatale, ma a distanza praticamente di ore dalla convocazione del Consiglio Nazionale che dovrà decretare la resurrezione di Forza Italia e la fine del partito del predellino , nessuno è in grado oggi di dire come finirà' lo scontro fra i lealisti e i governativi che ancora vivono sotto lo stesso tetto.
L'unico ad avanzare un pronostico che non lasci spazio a incertezze è Silvio Berlusconi.
L'ultima esternazione del Cavaliere in proposito è stata chiarissima: «Faranno la fine di Gianfranco Fini», è stato il verdetto che ha emesso nei confronti di coloro che considera dei traditori.

Non è difficile immaginare che ad apprendere la profezia berlusconiana qualche brivido sia corso per la schiena di più di governativo, se lo steso Angelino Alfano si è affrettato ad affermare di non avere nulla da temer da eventuali attacchi alla persona con colpi sotto la cintola, che ormai tutti conoscono come «metodo Boffo».
Si arriverà a tanto? E' lecito sperare di no, ma alcuni segnali che provengono da esponenti del Pdl, che inoltre non fanno parte del cerchio ristretto degli ultrà di Berlusconi, rappresentano avvertimenti precisi. Come alla vista del lampo si può scommettere che prima o poi arriverà anche il tuono.
«Il 2 ottobre, quando si votò la fiducia, Alfano si mise a piangere come uno scolaretto davanti a Berlusconi», ha svelato in una trasmissione televisiva, Alessandra Mussolini, incurante di rivolgersi in modo così oltraggioso non solo al segretario del suo partito, ma anche al Ministro degli interni di un paese di sessanta e passa milioni di persone.
Gli ultimi decenni ci hanno abituato ad ex presidenti del Consiglio in esilio coatto, a ministri che ricevono denari a loro insaputa, a leader del partito dei lavoratori che solcano i mari come magnati del petrolio, a banche governate da enti locali eletti dalla fascia meno abbiente della popolazione che bruciano miliardi come fossero bruscolini, a Presidenti della Camera con indirizzò a Montecarlo poi sottoposti al metodo Boffo, a telefonate, chiamiamole fatte in nome del potere, che dovrebbero annullarsi a vicenda in nome del motto «se puoi fallo, altrimenti che intoccabile sei?».
Che a fronte di questo quadro purtroppo incompleto dello scempio che è stato fatto delle loro istituzioni gli italiani manifestino una sfiducia massima nei confronti della politica, e quindi dello Stato, lo testimonia il grado di assenteismo crescente ad ogni tornata elettorale.

Quello che c'è da scongiurare è questa disaffezione si possa trasformare sempre di più in ostilità. Il favore che sta riscuotendo il movimento di Grillo, sorto su un desiderio sacrosanto di protesta, ma ogni giorno di più trasfigurato dai suoi guru come una sorta di Scientology politica, dimostra che il pericolo c'è ed è tangibile.
Per restare alle parole di scherno della Mussolini riguardo le lacrime del «traditore» Alfano vale la pena di ricordare che il nonno Benito, quando ebbe a che fare con i congiurati del 25 luglio si guardò bene dallo screditare i ruoli che ricoprivano, trattandoli come ingrati piagnucolosi. Poi però li fece fucilare.
Certo che se il metro di giudizio è il plotone di esecuzione di nonno Benito è facile immaginare che al confronto il «metodo Boffo» a sua nipote Alessandra deve sembrare quasi una carezza. Ma tutti sappiamo bene che offendere la dignità delle istituzioni nelle quali un popolo si riconosce è da considerarsi un delitto con qualsiasi arma commesso.