24 giugno 2024
Aggiornato 15:30
La crisi di Governo

La fiducia all'esecutivo Letta spacca il PDL

Addirittura il Wall Street Journal ha dedicato l'apertura della sua edizione online a Carlo Giovanardi, che ha minacciato una scissione del partito se Berlusconi «insistesse con la strada della crisi di governo». Con lui i 5 ministri dimissionari e Cicchitto guidati da Angelino Alfano

ROMA - Il Wall Street Journal ha dedicato l'apertura della sua edizione online del 1 ottobre alla dura presa di posizione di Carlo Giovanardi, che ha minacciato una scissione del Popolo della Libertà se il leader Silvio Berlusconi «insistesse con la strada della crisi di governo».

GIOVANARDI, 40 PARLAMENTARI PRONTI A NUOVO GRUPPO - «Lawmakers ready to break with Berlusconi» (I parlamentari pronti a rompere con Silvio Berlusconi), il titolo del quotidiano online sotto una foto del Cavaliere. Carlo Giovanardi, definito «senior member» (esponente storico) del partito di Berlusconi, ha affermato - prosegue il Wall Street Journal - che «circa quaranta parlamentari sono pronti a sostenere il governo del primo ministro Enrico Letta in un voto di fiducia». Una posizione che, ha spiegato il giornale, alimenta le speranze di «una sopravvivenza della coalizione di governo».

PDL SPACCATO - Il Pdl o futura Forza Italia (Fi) quindi si sta trovando a un passo dalla scissione o almeno vicino alla nascita di un nuovo gruppo parlamentare. Da una parte chi sta con Silvio Berlusconi e ha ormai deciso di mettere fine all'esperienza del governo Letta e dall'altra chi invece sta con Angelino Alfano ed è pronto a lasciare la casa madre per votare la fiducia all'esecutivo dove condivide la premiership.

BERLUSCONI, RICORDATE LA FINE DI FINI? - Il Cavaliere avrebbe rilanciato la necessità di tenere unito il partito perché - avrebbe ribadito - «solo uniti si vince». Sul piatto avrebbe messo anche un ruolo di spicco per Alfano all'interno della nascenda Forza Italia.
«Pensateci bene - sarebbe stato il suo ragionamento - un governo basato su pochi senatori è debole e non ha nessuna speranza di durare. Ricordatevi la fine che ha fatto Gianfranco Fini».

ALFANO, CONVINTO DI FIDUCIA - Il vicepremier Angelino Alfano il giorno prima della fiducia al governo Letta è stato di poche, ma chiare parole: «Rimango fermamente convinto che tutto il nostro partito domani debba votare la fiducia a Letta. Non ci sono gruppi e gruppetti».

LUPI, TUTTO PARTITO VOTI FIDUCIA - Stesso ragionamento per il ministro dimissionario ai Trasporti, Maurizio Lupi che ha twittato: «Sono sempre più convinto che non questo o quel gruppo, ma tutto il nostro partito debba votare la fiducia al governo».

CICCHITTO, TUTTI CI CHIEDONO DI STARE AL GOVERNO - Una delle colombe più agguerrite, Fabrizio Cicchitto, che in questi giorni si è più volte lamentato dell'impossibilità di dialogo interno al Pdl ha detto: «Dopo quello che è accaduto, dopo che tutti i mondi economici, che il Partito popolare europeo (Ppe), le associazioni dei commercianti e i sindacati ci chiedono di rimanere al governo, mi auguro che correggiamo l'errore politico fatto ritirando i ministri e che andiamo avanti in modo che ci sia un governo. Mi auguro che lo faccia tutto il Pdl e il presidente Berlusconi. Per fare quello che il presidente Berlusconi ha proposto, ovvero votare una serie di decreti in una settimana, sarebbe stato opportuno chiedere il ritiro delle dimissioni dei ministri, altrimenti dobbiamo votare la fiducia al governo».

BIANCOFIORE, UNICA SOTTOSEGRETARIA DIMESSA - Dopo l'invito rivolto sabato scorso da Berlusconi a tutta la delegazione del Pdl al governo di rassegnare le proprie dimissioni, tra i viceministri e i sottosegretari solo Micaela Biancofiore ha consegnato la propria lettera agli uffici di palazzo Chigi.

SANTANCHÉ', ALFANO VUOLE MIA TESTA? ECCOLA - I toni più agguerriti fra i falchi del Pdl, sono arrivate dalla pitonessa Daniela Santanchè: «Mi risulta che il segretario Alfano ha chiesto la mia testa come condizione per mantenere l'unità del Pdl-Forza Italia. Detto che ciò dimostra la strumentalità della protesta in corso da parte dei nostri ministri dimissionari, non voglio offrire alibi a manovre oscure e pericolose. Pertanto la mia testa la offro spontaneamente al segretario Alfano, su un vassoio d'argento, perché l'unica cosa che mi interessa per il bene dei nostri elettori e dell'Italia è che su quel vassoio non ci finisca quella del presidente Berlusconi».

BONDI, FIDUCIA SOLO SE CHIESTA DA BERLUSCONI - Sandro Bondi ha replicato al suo segretario: «A questo punto, pur essendo convinto che la cosa migliore sia sfiduciare questo governo, voterò la fiducia solo se me lo chiedesse il Presidente Silvio Berlusconi. Nessun altro».

REPETTI, RISPONDO SOLO AL CAVALIERE - La posizione di Bondi è condivisa dalla senatrice Manuela Repetti: «Per quel che mi riguarda, il mio partito è rappresentato unicamente dal Presidente Berlusconi. Solo a lui rispondo. E dunque, sebbene pensi che questo governo non abbia più nulla da dire e da fare, voterò la fiducia solo se lo indicherà il Presidente Berlusconi».

CAPEZZONE, TOTALE VICINANZA A PRESIDENTE - «Condivido alla lettera le dichiarazioni dell'amico Sandro Bondi. Seguirò solo le indicazioni del presidente Silvio Berlusconi, al quale esprimo totale vicinanza politica e personale», ha detto Daniele Capezzone, coordinatore dei dipartimenti del Pdl.

GELMINI, TUTTI UNITI CON BERLUSCONI - «Chi ci vuol male rimarrà deluso...Tutti uniti con il Presidente #Berlusconi in #ForzaItalia», ha scritto Mariastella Gelmini su Twitter.

CARFAGNA, BERLUSCONI E' NOSTRO LEADER - «La condivisione dei valori di libertà, che si declinano in meno Stato, meno tasse e più autonomia privata, non può rappresentare un quid pluris rispetto all'adesione ad un progetto politico come la nuova Forza Italia. Ne è l'elemento fondante. Così come il riconoscimento e l'accettazione della leadership di Silvio Berlusconi. Anteporre altro a questi due elementi costitutivi significa negare il principio di rappresentanza che ci lega con i nostri elettori». Così la portavoce del gruppo alla Camera dei deputati Mara Carfgana, nell'ultimo editoriale del quotidiano online che dirige.
«Siamo alla vigilia di una nuova stagione - ha sottolineato Carfagna - nella quale bisogna riscoprire il primato dell'individuo sullo Stato, delle garanzie costituzionali sulla prevaricazione messa in atto da una parte minoritaria della magistratura, che da ordine si è fatta potere, agisce secondo un preciso indirizzo ideologico e ha come obiettivo primario l'eliminazione di Silvio Berlusconi. Sta proprio in queste diversità - ha concluso - la distanza culturale tra noi e le sinistre. Un divario difficilmente colmabile».

BRUNETTA, LETTA PUÒ SOLO DIMETTERSI - Il presidente dei deputati del Pdl Renato Brunetta, non ha preso una posizione nel suo partito ma ha ragionato: «Allo stato attuale sembrerebbe che il presidente del Consiglio Enrico Letta non può chiedere la fiducia perché prima deve risolvere il rebus delle dimissioni dei suoi ministri, e solo dopo può chiedere alle Camere di esprimersi favorevolmente o meno rispetto al suo governo. L'alternativa è dimettersi».

REBUS DEI MINISTRI DIMESSI - «Ma - ha obiettato il capogruppo Pdl - costituzionalmente parlando, ha ragione oppure no? Su quale governo chiede la fiducia? Su quello 'amputato' dalle dimissioni di 5 ministri? O su un governo 'rimpastato' da nuove nomine? E' bene - ha argomentato Brunetta - spiegare come stanno le cose. La Costituzione, all'articolo 92, prevede una determinata composizione del governo (presidente del Consiglio e ministri che insieme formano il Consiglio dei ministri). Il governo nell'attuale composizione ha ottenuto la fiducia delle Camere e tale fiducia è presunta esistente fino ad un espresso voto di sfiducia. Il governo può, ovviamente spontaneamente dimettersi e può anche compiere una verifica della fiducia attraverso specifiche votazioni fiduciarie. La delicatezza dell'attuale situazione consiste nel fatto che il governo si trova ad avere 5 ministri dimissionari, alcuni dei quali costituiscono organi necessari del governo stesso in quanto titolari di dicasteri con portafoglio. È vero che le dimissioni non sono state ancora accettate, ma il fatto che siano state presentate ha certamente una rilevanza giuridica (oltre che politica). Dunque la prima questione che il governo e il presidente della Repubblica debbono affrontare è quella della sorte del governo stesso che abbia dei ministri dimissionari».