22 settembre 2020
Aggiornato 16:30
Telecomunicazioni

Il governo al lavoro per tenere il controllo della rete Telecom

Letta: «Non vogliamo perdere asset strategici», Lupi: «Pensiamo a società pubblica per gestire le linee», Catricalà: «Per legge si può dire alla società che svolge il servizio di separarsi da quella della infrastruttura»

ROMA - L'esecutivo Letta non intende «intromettersi» nel libero mercato, ma nemmeno perdere «l'asset strategico» della rete di telecomunicazioni Telecom, dopo che la società è passata sotto il controllo della spagnola Telefonica. Questi concetti sono stati ribaditi sia dal premier Enrico Letta che da ministri e vice-ministri.

LETTA, COMPAGNIE UE NON SONO PROBLEMA - Il premier Enrico Letta ha spiegato di non temere nulla dalla cessione di Telecom a una compagnia spagnola perché: «Siamo nel mercato europeo, stiamo discutendo di una compagnie europee. Per esempio Enel è proprietaria della spagnola Endesa. Non è un problema oggi di nazioni, ma di interesse strategico».

RAGIONARE SU LAVORATORI E RETE - Letta, intervistato a New York da Bloomberg, ha spiegato che non bisogna parlare di Telefonica ma dei suoi dipendenti: «Quindi nessuna discussione su Telefonica il problema è il numero di lavoratori che vogliamo ovviamente mantenere, tenendo conto che Telecom è oggi una società completamente privata. Secondo: ci sono asset strategici, come la rete. Saremo molto consapevoli di questo e seguiremo gli sviluppi perché non vogliamo perdere su questi aspetti strategici dell'accordo - ha concluso Letta - Ma non è un problema di barriere o di passaporti del capitale».

Concetti molto simili sono stati espressi dal ministro per le Infrastrutture, Maurizio Lupi, intervistato dal Corriere della Sera: «Il mercato è il mercato e l'Europa è l'Europa. Il compito di un governo non è mettersi di traverso alla vendita di aziende, che peraltro sono private, ma assicurare al Paese che gli asset strategici non vengano dispersi. Per Telefonica il tema è la rete».

LUPI, SOCIETA' PUBBLICA PER GESTIRE LINEE - «Sulle telecomunicazioni - ha sottolineato il ministro - è evidente che la rete è il problema centrale: il mercato è il mercato, non discuto. Ma il nostro compito è salvaguardare la rete sul modello Terna o Snam. Credo che si debba arrivare allo scorporo e alla creazione di una società pubblica che gestisca la rete».

RETE INDISPENSABILE A PAESE INDUSTRIALE - Poi il ministro ha ribadito i concetti ai microfoni di Mediaset: «La rete Telecom dovrà essere italiana e dovrà essere pubblica. La rete telefonica è strategica per un Paese che vuole restare un Paese industriale. Anche su Telecom erano già in corso discussioni e progetti in cui si facesse una separazione tra la proprietà della rete e la gestione dei servizi».

CATRICALA', SCORPORO CON LEGGE - Quindi è intervenuto anche il viceministro dello Sviluppo economico, Antonio Catricalà che a margine di un'audizione del Senato ha spiegato: «Se per scorporo si intende una separazione societaria si può imporre con legge e si può dire alla società che svolge il servizio di separarsi da quella della rete. Ciò che non si può fare - ha aggiunto - è un esproprio senza indennizzo».

CON TELEFONICA BUONI RAPPORTI - Catricalà si è augurato però che questo non accada sostenendo che questa è «una buona occasione per accelerare la procedura avviata da Telecom per una separazione societaria con una governance indipendente. Gli spagnoli di Telefonica hanno comprato in Italia e verranno a confrontarsi con noi, con il governo italiano. Non possono imporre le loro leggi Finora - ha aggiunto - i rapporti con loro sono stati eccellenti e penso che lo resteranno. Si tratta di trasformare quella che sembra una difficoltà in una opportunità».

GOVERNO AL LAVORO SU GOLDEN SHARE - Il governo comunque sta lavorando al regolamento sulla golden share per il settore delle comunicazioni, ha annunciato il viceministro allo Sviluppo: «Da diversi giorni si sta lavorando a questo regolamento e al regolamento sulle strutture strategiche della difesa e della sicurezza. Non credo si sia giunti ad una conclusione definitiva. La decisione spetta al presidente del Consiglio e aspettiamo che ritorni. Sul piano tecnico - ha aggiunto - si è lavorato tanto, non solo in questi giorni. La decisione è politica, di vertice».
Poi Catricalà ha parlato della rete di telecomunicazioni come di un «asset fondamentale per la crescita e lo sviluppo del Paese. La rete di accesso è di fatto un monopolio naturale che necessita di costose e complesse valorizzazioni. Come tale è oggetto di una particolare attenzione da parte del governo italiano in quanto asset che seppur privato comporta un interesse strategico generale per l'intera collettività».

VALUTIAMO POTERI SPECIALI - Anche perché ha aggiunto il viceministro allo Sviluppo: «Avere una rete di telecomunicazioni all'avanguardia è una delle sfide cruciali per il futuro e dell'intero sistema Paese. La gestione della rete ha anche natura strategica. Per questi motivi l'asset potrebbe anche rientrare tra gli oggetti dei poteri speciali su attività e infrastrutture strategiche. Sul punto il presidente Enrico Letta potrà essere più completo e esaustivo nell'audizione prevista per martedì, anche perché già da tempo si stanno svolgendo gli approfondimenti tecnici necessari a definire gli ambiti entro i quali, conformemente al diritto europeo, si possono legittimamente esercitare i poteri speciali».

AVVERTITI A COSE FATTE - Quanto ai tempi, «il governo è stato avvertito dell'operazione a cose fatte», ha spiegato Catricalà: «Non sta a me esprimere un giudizio in merito a ciò che è accaduto nella notte tra il 23 e il 24 settembre nell'ambito di una società totalmente privata. Certo è che fino a quella notte le scelte in campo riguardavano le opportunità che il presidente Bernabè offriva alle società con lo specifico fine di incrementare le capacità di Telecom di investire, mantenere il proprio rating, e aggredire il mercato», ha concluso il viceministro.