22 settembre 2020
Aggiornato 16:30
Cessione Telecom

Il Pdl contro lo «shopping» di Telefonica in Italia

Schifani: «Il passaggio della compagnia telefonica agli spagnoli è un segnale preoccupante per il capitalismo italiano e per il nostro Paese», Cicchitto: «Un vero disastro», Gasparri: «Fare chiarezza», Brunetta: «Letta riferisca in Aula»

ROMA – La cessione delle quote di maggioranza di Telco, la holding che detiene il controllo di Telecom, alla spagnola Telefonica, è stata accolta polemicamente nel panorama politico nostrano sopratutto dal Poplo della libertà (Pdl).

SCHIFANI, SEGNALE PREOCCUPANTE - «In attesa che siano formalizzati i dettagli dell'operazione, la cessione di Telecom Italia agli spagnoli è un segnale preoccupante per il capitalismo italiano e per il nostro Paese», ha affermato in una dichiarazione il presidente dei senatori del Pdl, Renato Schifani.
«La circolazione di capitali - ha proseguito Schifani - è in genere un fatto positivo, ma quello che allarma sono i passaggi di proprietà, specie di asset strategici, sempre dall'Italia verso l'estero e mai viceversa. Ci auguriamo che quanto meno questa vendita non intacchi gli attuali e i futuri livelli occupazionali».

GASPARRI, FARE CHIAREZZA - Il vicepresidente Pdl del Senato, Maurizio Gasparri, ha invitato a fare chiarezza: «Che Telefonica sia l'azionista di riferimento di Telecom non è certamente una novità. È bene comunque che nella Telecom si faccia chiarezza perché l'azienda ha sofferto in questi anni per la presenza di un azionista di riferimento che, di fatto, non ha svolto un ruolo propulsivo. Ma a questo punto diventa ancora più urgente definire il tema della rete. Lo scorporo è necessario proprio per la rilevanza strategica di questa struttura».

ITALIA DEVE CONTROLLARE LA RETE - Tutti i cittadini, ha proseguito Gasparri, «sono utenti della rete di telecomunicazione, fondamentale non solo per i rapporti tra le persone ma anche per tutte le attività di sicurezza e d'informazione in senso lato. Ci sono anche problemi di tutela della riservatezza che, di fronte a quanto accaduto negli ultimi mesi negli Usa, si rilevano sempre più importanti o addirittura drammatici in tutto il mondo. I contatti e le ipotesi avviate non hanno sin qui portato a soluzioni. Occorre che, nel rispetto del patrimonio e della libertà delle aziende, il governo e le istituzioni di garanzia assumano iniziative per definire le migliori soluzioni possibili per lo scorporo della rete, con il concorso delle risorse necessarie, senza ipotesi di 'nazionalizzazione' ma coniugando le opportunità di mercato con la disponibilità della Cassa depositi e prestiti. È un'operazione molto complessa ma bisogna entrare in una fase operativa».

CICCHITTO, DISASTRO PER INDUSTRIA ITALIANA - Il presidente Pdl della commissione Esteri della Camera, Fabrizio Cicchitto non ha usato mezzi termini: «La vendita di Telecom alla spagnola Telefonica rappresenta un vero disastro per il sistema industriale italiano. Per di più la Telefonica è oberata di debiti per cui non si sa il destino complessivo di tutta l'operazione. Sulla Telecom si sono esercitati in molti compresi alcuni 'imprenditori coraggiosi' vicini alla sinistra. L'esito complessivo è una catastrofe che pagheremo caro per quello che riguarda la qualità del sistema industriale italiano».

BRUNETTA, LETTA RIFERISCA IN AULA - «Sulla vendita di azioni Telco alla società spagnola Telefonica e sul conseguente nuovo assetto di controllo di una delle imprese chiave per lo sviluppo del nostro Paese, Telecom Italia, serve un quadro dettagliato per esprimere qualsiasi giudizio ma è evidente che è proprio la mancanza di dettagli e di chiarezza che alimenta le preoccupazioni». Lo ha affermato il capogruppo del Pdl alla Camera Renato Brunetta che ha aggiunto: «Per questo chiedo al presidente del Consiglio, Enrico Letta, di venire in Aula alla Camera dei deputati a illustrare la valutazione e le considerazioni del governo su un'operazione che rientra nelle logiche di mercato, e come tale non è stata preannunciata, ma coinvolge da molto vicino tutti gli sforzi e gli investimenti che le imprese e le pubbliche amministrazioni stanno mettendo in campo per affrontare la sfida dell'economia digitale».

PD, PERDITA IMPORTANTE PER PAESE - Nel Partito democratico è intervenuto sull'argomento Matteo Colaninno, responsabile delle Politiche economiche del Pd: «Quando l'Italia resta priva di un pezzo industriale importante, è una perdita. A rischio c'è la garanzia dei dipendenti e del piano industriale. Viene meno un imprenditore che comunque risponde al Paese. In questi casi bisogna domandarsi se esiste un socio industriale in grado di garantire futuro».