25 ottobre 2020
Aggiornato 03:00
Partito Democratico

Epifani alza la voce: «Il nodo di Gordio è la legge di Stabilità»

Il segretario del Pd: «Parliamo per giorni di Imu e Iva, dovremmo discutere molto di più di come attrarre investimenti. Comunque non vedo un forte logoramento della maggioranza». Sul congresso: «Correvamo il rischio di continuare all'infinito una discussione che non è degna di un partito importante come il nostro»

ROMA - Il segretario del partito democratico (Pd), Guglielmo Epifani, ospite di Porta a Porta ha dettato le sue condizioni all'esecutivo Letta: «A certe condizioni il governo può andare avanti, ma deve passare il nodo di Gordio che è la legge di Stabilità e altri provvedimenti da prendere in corso d'anno. Se riuscirà a superare questo nodo - ha aggiunto Epifani - il governo avrà un orizzonte, quello fissato al momento dell'insediamento alla Camere», ovvero 18 mesi.
Anche perché ha continuato il segretario: «Parliamo per giorni di Imu e Iva, dovremmo discutere molto di più di come attrarre investimenti. E i problemi di cui ti parlano gli investitori esteri sono giustizia civile e amministrativa, infrastrutture, burocrazia».

NON VEDO LOGORAMENTO - L'ex sindacalista ha quindi ammonito: «Se prevale invece la campagna elettorale del Popolo della libertà (Pdl), allora vede problemi, ma non dipende dal congresso Pd. Se si va o meno alle elezioni a marzo non lo deciderà né l'uno né l'altro, per arrivare a quel punto servirebbe un logoramento della situazione che ora non vedo».

PRIMARIE 8 DICEMBRE, SCOMMETTIAMO? - Quanto alla data delle primarie del Pd, il segretario si è detto sicuro che la sua proposta passerà: «Se c'è una cosa certa è che le primarie si faranno l'8 dicembre. Scommettiamo? Una volta che abbiamo deciso la data l'unico problema è il percorso del congresso: in Direzione si vedono le regole non la data. Non so se qualcuno chiederà di spostare la data, ma la Direzione non deciderà diversamente», ha tagliato corto Epifani.

NEL PD BISOGNA RICOSTRUIRE CLIMA FIDUCIA - Nel Pd però, lo scontro sulla data del congresso c'è stato ha spiegato Epifani: «Ciò che più mi ha colpito è lo sfilacciamento, la mancanza di fiducia reciproca. Se non avessi forzato la data, se non ci fossimo impegnati a chiudere anche sulle regole, correvamo il rischio di continuare all'infinito questa discussione che non è degna di un partito importante come il Pd. C'è da ricostruire un clima di fiducia interno in cui ci si dà affidamento rispetto alle cose che si dicono: è un lavoro anche culturale. Da venerdì questa discussione sarà finita, ora basta».

PD DISCUTE MA LAVORA - L'ex sindacalista ha comunque difeso il partito e la possibilità di avere una dialettica interna: «I ministri lavorano, i parlamentari discutono dell'azione governativa, governiamo le grandi città: il lavoro del Pd va visto nel suo complesso. Poi abbiamo avuto un problema sulle regole del congresso, lo riconosco, ma d'altronde siamo uno dei pochissimi partiti in Italia che continuano a fare dei congressi.... La discussione sulle regole in ogni caso non va sottovalutata, perché la democrazia vive di regole».

SEGRETARIO NON SIA UNICO CANDIDATO PREMIER - Proprio sulle regole, nei Democratici è in atto un'altra spaccatura fra chi vuole scegliere con le primarie solo il segretario e chi vuole un segretario candidato premier. Epifani ha spiegato di essere favorevole alla prima ipotesi: «L'automatismo segretario-candidato premier è sbagliato da un punto di vista pratico, non ideologico. Il segretario può essere un candidato, ma non può essere l'unico».

NON MI CANDIDO - Il segretario del Pd ha chiarito intanto di non essere in corsa per guidare nuovamente il partito: «So bene che non sarei messo male, perché i sondaggi dicono che sono secondo (dopo Matteo Renzi, ndr), ma insisto nel dire che non mi candiderò a segretario del Pd».
«Ho avuto una fiducia per traghettare il partito verso il Congresso, non sarebbe serio e onesto candidarmi. L'ho detto in tempi non sospetti, lo confermo ora che potrei avere un vantaggio dalla candidatura: è anche una questione di stile», ha concluso sul punto Epifani.

QUEL PEPERINO DI RENZI - Tra il congresso Pd e la stabilità del governo «non c'è nessun rapporto, vedrete». il segretario del Pd, ha ribattuto così a chi invece sostiene che una vittoria di Matteo Renzi comporterà problemi al governo fino alla sua caduta.
«Devo stare e voglio stare alle parole che Renzi ha sempre detto. Renzi ha detto che non intende creare problemi al governo Letta, e credo che non gli convenga non fare quello che ha detto. Magari ci metterà più pepe, ma non credo alla raffigurazione che si fa».