20 agosto 2019
Aggiornato 05:30

Renzi si candida a segretario: «Il Pd non si eredita ma si conquista»

Il sindaco di Firenze: «Un leader condannato in maniera definita va a casa lui senza che venga interdetto. Entro il 7 novembre va fatto il congresso. Non una questione di giorni ma di principio: stiamo chiedendo agli altri di rispettare le regole e poi non rispettiamo le regole interne?»

FORLI' - Bagno di folla per Matteo Renzi nel suo tour fra le feste del Partito democratico (Pd). Il sindaco di Firenze ha esortato il suo partito a seguire un unica via: «Al Pd - ha detto Renzi da Forlì - resta una sola strada: fare il Pd. In questi mesi si è sentita solo la voce del Pdl sull'Imu, questione rilevantissima, per carità, ma non è l'unica cosa che interessa agli italiani».

IN PAESI CIVILI POLITICI CONDANNATI SI DIMETTONO - Davanti a un pubblico di oltre mila persone il «rottamatore» ha detto di non essere interessato alla «data di scadenza» del governo, «quella interessa Letta non me». Renzi ha poi spiegato: «Il governo dura. Non sarò mai io ad aprire una polemica o a metterlo in crisi, se c'è bisogno di un nemico, spiacente, non sarò certo io a interpretare questo ruolo. Mi metto di lato. C'è un unico elemento imponderabile, si chiama Berlusconi. Ma non ha nessuna convenienza reale a tentare la spallata. Poi, cosa farebbe...?».

Entrando nello specifico della Cassazione, che nel processo Mediaset ha condannato in via definitiva Silvio Berlusconi, secondo Renzi il Cavaliere avrebbe dovuto dimettersi: «In qualsiasi paese civile, un leader che viene condannato in maniera definita va a casa lui senza aspettare che venga interdetto». Poi il primo cittadino ha aggiunto:«Per 20 anni abbiamo parlato della sua presenza e per i prossimi 20 giorni parleremo della sua assenza. Un modo per archiviare domanda su 'che cosa farà Berlusconi' è smetterla di parlarne».

CONGRESSO ENTRO 7 NOVEMBRE - Il caso Berlusconi è servito a Renzi per rilanciare il congresso del Pd: «Se vogliamo chiamarci Pd fino in fondo bisogna accettare l'idea che si rispettino le regole: entro il 7 novembre va fatto il congresso. Non è questione di giorni ma di principio, ha precisato Renzi. Stiamo chiedendo agli altri, come è sacrosanto, di rispettare le regole e poi non rispettiamo le regole interne? Chiediamo agli altri di rispettare le sentenze e noi non rispettiamo le scadenze? Se ci chiamiamo Pd dobbiamo fare congresso. Altrimenti ci chiamiamo simpatico, responsabile, servizievole, coazionetà».

Poi il primo cittadino ha parlato delle primarie: «Il punto centrale è che quando toccherà a noi, dovremo essere pronti perché è inutile vincere le primarie se poi si perdono le elezioni». Alla domanda di Enrico Mentana se si sentisse pronto a guidare il Pd e il Paese, Renzi ha risposto:«Sì, sono disponibile a guidare il Pd. Ma poi decidono gli elettori».

Se diventasse segretario, Renzi ha chiarito che «la prima cosa che facciamo rottamiamo le correnti». Poi Renzi è tornato a parlare di Berlusconi: «Non c'è più la rassicurante presenza dall'altra parte di Berlusconi che ci fa stare insieme, adesso stiamo insieme non perché dall'altra parte c'è un nemico, ma perché abbiamo idee. Se avessimo avuto le idee chiare - ha aggiunto - avremmo vinto le scorse elezioni, non ci saremmo fermati a mettere insieme un'alleanza contro gli altri».

PD NON SI EREDITA, SI CONQUISTA - Renzi ha quindi incitato i suoi: «La cultura non si eredita, ma si conquista. Anche la speranza si conquista e anche il Pd non si eredita ma si conquista. Insieme possiamo farcela. Guai a pensare che questa sia la rivincita dell'altra volta, ha spiegato riferendosi al prossimo 'duello' delle primarie. Questa cosa dei 'renziani' sta diventando una barzelletta. Non sopporto quelli che pensano di fare una carriera all'ombra di qualcun altro».

In finale il sindaco di Firenze ha replicato a Pier Luigi Bersani che in un'intervista ha detto di non aver capito ancora che partito vuole Matteo Renzi: «Da dirigente voglio un Pd che finisce il proprio mandato non con meno tessere. Da iscritto non con meno voti di quando era partito, da cittadino voglio un Pd che non perde le elezioni e con meno consenso di quando era partito».