19 agosto 2019
Aggiornato 20:00

Renzi vuole la segreteria. Speranza: «Nel caso non sarà anche Premier»

Il capogruppo del PD alla Camera: «abbiamo bisogno di una profonda, vera ricostruzione. Serve un Pd forte, radicato, in sintonia piena con il paese. Un partito al servizio dell'Italia. Non nascondiamoci: è un compito faticoso, duro, che impone un impegno pieno»

ROMA - Matteo Renzi «è una risorsa per il nostro partito, un valore aggiunto. Naturalmente, ci sarà un dibattito congressuale, le primarie, e si faranno le scelte». Roberto Speranza, capogruppo Pd alla Camera, commenta così le parole con cui il sindaco di Firenze ha annunciato la disponibilità a correre come segretario del partito: «Sì, sono disponibile a guidare il Pd. Ma poi decidono gli elettori», ha detto Renzi ieri alla festa del Pd, intervistato da Enrico Mentana.

Secondo Speranza, «abbiamo bisogno di una profonda, vera ricostruzione. Serve un Pd forte, radicato, in sintonia piena con il paese. Un partito al servizio dell'Italia. Non nascondiamoci: è un compito faticoso, duro, che impone un impegno pieno. Ecco, io penso che questo, e solo questo, deve avere in testa chi si candida alla guida del partito», ha aggiunto in una intervista a La Repubblica.

Per il sindaco di Firenze i due ruoli, segretario e candidato premier, devono coincidere. «Bersani, che pure avrebbe potuto non farlo - risponde Speranza - ha messo in campo le primarie aperte proprio per la scelta della premiership. E' un punto di non ritorno. Perché in un momento in cui l'antipolitica avanza e i partiti sono in grande affanno, le grandi scelte vanno fatte dal basso, coinvolgendo i cittadini. Solo così può prendere corpo quella ricostruzione di cui parlavo, un Pd al servizio dei cittadini e del paese. Quindi, da questo punto di vista è inimmaginabile tornare indietro».

E prosegue: «Il Pd ha già un presidente del Consiglio, nel quale crede fortemente e che sostiene con la massima convinzione. Impegnati a difenderlo dalle quotidiane minacce del Pdl di scattare la spina. Perciò, attenzione a non fornire alibi ai nemici del governo. Se Berlusconi vuol buttarlo giù, potrebbe giocare su presunte divisioni e debolezze attorno al premier».