27 ottobre 2020
Aggiornato 22:00
Famiglia | Unioni civili

Il Vicariato di Roma: «No alle coppie di fatto e registri fine vita»

«Il rinnovo dell'amministrazione comunale non è soltanto una normale scadenza della vita democratica, ma anche un'occasione per scegliere i valori che saranno a fondamento della vita della nostra città nei prossimi anni»

ROMA - «Il rinnovo dell'amministrazione comunale non è soltanto una normale scadenza della vita democratica, ma anche un'occasione per scegliere i valori che saranno a fondamento della vita della nostra città nei prossimi anni». E' quanto si afferma nell'editoriale 'I cristiani e il voto: quale futuro per la città?', che sarà pubblicato domani - domenica 19 maggio - su 'Roma Sette', il settimanale della diocesi di Roma in edicola con Avvenire.

«La priorità è sempre quella di aiutare la famiglia fondata sul matrimonio fra l'uomo e la donna, che rimane la prima e insostituibile cellula della società. Sono pertanto inutili provvedimenti come il riconoscimento delle coppie di fatto, soprattutto fra persone dello stesso sesso, che non avrebbero alcun valore legale in quanto provvedimenti di competenza dello Stato e che rappresentano quindi solo uno slogan elettorale per conquistare voti», si legge nell'articolo della diocesi di Roma che non cita espressamente alcun candidato al Campidoglio. «Rispettare la vita fino al suo termine naturale esprime la consapevolezza che ogni uomo, in qualunque momento della sua esistenza, vale per quello che è e non per quello che produce o realizza. Più dei registri sul fine vita - che non avrebbero valore legale - si avverte la necessità di politiche che favoriscano, in collaborazione con le altre istituzioni, a cominciare dalla Regione, l'assistenza per coloro che si trovano a vivere la fase terminale della vita. Allo stesso tempo l'aiuto alle donne che desiderano avere dei figli deve concretizzarsi in scelte che favoriscano la vita e che permettano alle giovani mamme di coniugare il lavoro con la maternità». Ancora, «il riposo settimanale dei negozi, in particolare quello dei giorni festivi, è una necessità che ribadisce come l'uomo rimanga sempre superiore al lavoro e che sottolinea come il profitto non possa essere l'unico criterio che regolamenta il sistema economico».

Inoltre, «assicurare che tutti abbiano quanto necessario per un tenore di vita rispettoso della dignità umana è un dovere di giustizia ancor prima che di carità. Tuttavia ciò deve coniugarsi con il pieno rispetto, da parte di coloro che arrivano nella nostra città, della legislazione vigente in modo da assicurare la pacifica convivenza fra uomini di culture e religioni diverse, i quali, nel loro incontrarsi, possono arricchirsi reciprocamente».