23 gennaio 2022
Aggiornato 17:00
Le Consultazioni al Quirinale

Monti: Possibili «geometrie variabili»

Il Premier e il leader di Scelta Civica: «Ancora non si è capito cosa proporrà Bersani, aspettiamo di parlarci. E poi, bisogna vedere se Napolitano farà più di un tentativo... In quel caso, potrebbe essere più opportuno aspettare il secondo giro»

ROMA - «Ancora non si è capito cosa proporrà Bersani, aspettiamo di parlarci. E poi, bisogna vedere se Napolitano farà più di un tentativo... In quel caso, potrebbe essere più opportuno aspettare il secondo giro». All'uscita della riunione non parla nessuno dei big di Scelta Civica, ma diversi parlamentari ragionano su quella che sarà la linea che verrà portata alle 18 al Quirinale. Prima di tutto, non dare la sensazione di essere «stampelle di nessuno», e dunque - in questa prima fase - di Pierluigi Bersani; e poi, la necessità di arrivare a un esecutivo di larghe intese, magari anche con una maggioranza 'a geometrie variabili' sui diversi provvedimenti.

GEOMETRIE VARIABILI - E dunque, la cosa più probabile è che Andrea Olivero, Lorenzo Cesa, Mario Mauro e Lorenzo Dellai si limiteranno a ribadire che la governabilità è un valore, che Pd e Pdl dovrebbero trovare il modo di dialogare tra di loro, e che si riesca a formare un esecutivo per le riforme e per il rispetto degli impegni presi con l'Europa. Con qualche precisazione, però. Innanzitutto, rispetto ai due partiti maggiori: Mario Monti avrebbe infatti ribadito i punti di distanza «forti» con Democratici e pidiellini. Per i primi, le posizioni sull'apertura mercato del lavoro, considerata dal premier fondamentale per rilanciare la crescita e l'occupazione. Per i secondi, la questione giustizia, che si lega alla lotta alla corruzione, entrambi aspetti fondamentali per la competitività del Paese. Da qui, l'ipotesi delle «geometrie variabili».

LARGHE INTESE - Ma il Professore avrebbe fatto anche un'altra precisazione. Ovvero che tra un governo che non riesce a decidere e il ritorno al voto anticipato, non si sa cosa sia peggio. Pur con la consapevolezza che un partito del 10% - avrebbe ragionato Monti - prima di rassegnarsi alle urne ci deve pensare due volte. Tanto più se ad elezioni ci si andrà dopo che non si è riusciti a formare un governo, e dunque con la forte possibilità che il voto si polarizzi ulteriormente sugli schieramenti percepiti dall'elettorato come possibili vincitori.
Insomma, la sensazione che si ricava è che almeno al primo giro Scelta Civica starà sulle sue, nella speranza - rafforzata anche da chi al Quirinale per le consultazioni c'è già stato - che Napolitano esperirà diversi tentativi per formare un governo. A quel punto, con un programma che integri significativamente sul versante economico gli 'otto punti' di Bersani e con un presidente incaricato che si rivolga a tutto lo schieramento parlamentare, un governo di larghe intese può diventare realtà.